Bellaria in corto

A Laura¿ di Giovanni Fago apre la 22ª edizione del festival. Evento speciale il film di Michele Emmer
30 Maggio 2004
Bellaria in corto

Si inaugura all’insegna del cortometraggio la 22ª edizione del Bellaria Film Festival, dedicato al cinema indipendente italiano e diretto da Morando Morandini, Antonio Costa e Daniele Segre. Trentasei i corsi in Concorso, tra questi il convincente Café l’amour di Giorgio Valentini, 9 minuti di animazione per raccontare l’amor fou di eterogenee e improbabili coppie sedute al tavolino del café omonimo. Valentini, già collaboratore di Bozzetto e autore di 30 film tra corto, medio e lungometraggi, scivola dolcemente tra le pieghe più o meno recondite di rapporti amorosi alla deriva: il basso comune è un’ironia di matrice surrealista, affossata inspiegabilmente dalle immagini del backstage nei titoli di coda. Apertura memoriale e intimistica con A Laura’ di Amedeo Fago, compagno di Lia, la figlia di Morando e Laura Morandini. Laura, scomparsa nel 2003, si racconta ed è raccontata attraverso i filmati amatoriali girati dai familiari e le parole e i ricordi della nipote Francesca: una tenera autoreferenzialità, in cui il video accoglie la testimonianza dell’amore.  In serata il primo evento speciale, dedicato al matematico-cineasta Michele Emmer: esordiente a 8 anni sul grande schermo diretto dal padre Luciano in Camilla, Emmer ‘ attualmente professore ordinario all’università La Sapienza di Roma – ha coniugato questa eredità cinematografica con i numeri, oggetto della sua passione più profonda. Il suo cinema si fa pedagogia della matematica, concentrandosi sulle leggi numeriche che celate sorreggono le immagini: Il mondo fantastico di M. C. Escher è paradigmatico, il ricorso all’animazione riesce a esplicitare il movimento insito nelle opere dell’artista olandese. Emmer ha prima fotografato le opere originali nel Gemeentemuseum, le ha riprodotte e quindi ridisegnate per l’animazione con la tecnica del passo uno: il risultato di suggestiva bellezza esalta l’intrinseca metamorfosicità del cinema nelle architetture escheriane dell’impossibile. Questa mini-antologica ha proposto anche Flatland, ispirato dal famoso libro omonimo di Edwin A. Abbott: descrivendo senza cadere nel didascalismo la vita di un universo geometrico bidimensionale, Emmer filma una matematica compiutamente visiva, in cui il richiamo a trasgredire verso la terza e quarta dimensione si carica senza enfasi di connotazioni progressiste. Il risultato divertente del film è merito anche delle musiche, in parte composte da Ennio Morricone: l’impressione gestaltica deriva dalla felice interconnessione di disegno, geometria, matematica, arte, cinema e, appunto, musica. Stesso registro per El Lissitsky, in cui un quadrato rosso sconfigge quello nero sulle note dell’Internazionale, Clerici e Mozart, in cui immagini e musica godono della stessa mutevolezza, e Bolle di sapone, dedicato a quelle che Mark Twain ha definito “le cose più belle e le più eleganti che ci siano in natura’”. Oggi, mentre proseguono le proiezioni di Concorso Anteprima e dei lungometraggi del Premio Casa Rossa, spazio al secondo evento speciale: Giuliano Scabia e la grande avventura del Gorilla Quadrumàno.

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