Balagueró Time

"Quando siamo in casa crediamo di essere al sicuro, in realtà non è così", dice il regista spagnolo. Ancora horror, nelle nostre sale dal 27 luglio
28 Giugno 2012
Balagueró Time
Il regista Jaume Balagueró

“Il tema di questa storia è la fragilità della nostra intimità, quando stiamo in casa crediamo di essere sicuri e protetti, ma in realtà non lo siamo”. Insinua il dubbio Jaume Balagueró, come da copione horror, sperando di riuscire a non farci dormire con il suo Bed Time, presentato al Festival di Torino 2011 e in sala dal 27 luglio per Lucky Red. Secondo lui, infatti, “ciò di cui bisogna aver paura è il lato oscuro dell’essere umano, perché a livello ludico tutti proviamo “simpatia per il diavolo”. Cèsar è un personaggio perverso e sgradevole, ma allo stesso tempo suscita un’attrazione, lo spettatore si identifica con lui fino ad assumere un punto di vista morale inadeguato, che non è quello che normalmente assumerebbe. Volevo forzare lo spettatore a prendere questa posizione in un gioco morale di scelta tra bene e male”.
César (Luis Tosar) apparentemente è il tranquillo portire di un condominio di Barcellona, ma in realtà è un uomo profondamente infelice e frustrato da un’esistenza invisibile che trova pace solo rendendo infelice la vita degli altri. E se la prende con i condomini, di cui conosce ogni dettaglio, eleggendo Clara (Marta Etura), ragazza solare e spensierata, come vittima prediletta. César è l’uomo nero dei racconti per bambini che diventa reale, è un incubo ad occhi aperti perché entra nella nostra quotidianità. “Abbiamo sempre paura che qualcuno violi la nostra intimità – spiega il regista spagnolo – e questo dipende dal modo in cui siamo collegati con il mondo. Attraverso la rete tutti sanno dove ti trovi in questo momento e hanno delle informazioni su di te. Era una storia perfetta per un condominio, un microcosmo che conosciamo molto bene o pensiamo di conoscere”.
Questa volta niente virus o zombie, Balagueró abbandona il soprannaturale per firmare un thriller psicologico: “È stato un ritorno al cinema convenzionale, ad una narrativa classica. Quello che ho fatto in Rec non l’ho visto in altre pellicole e non mi interessa più. Allora si trattava di collocare l’occhio dello spettatore nella telecamera e fargli vivere un’esperienza immersiva, renderlo parte della storia in tempo reale. Mentre questa volta la costruzione dalla suspence è fatta attraverso il montaggio”. Per i fan più accaniti però, niente paura, ha annunciato l’imminente arrivo dell’ultimo capitolo della saga, Apocalypse: “Comincia dove finisce Rec2, ma ci sono molte sorprese e un cambio di location”.
Solitamente abituato a scrivere le proprie sceneggiature, questa volta ha fatto un’eccezione e, dopo aver diretto un suo soggetto per la tv nel 2006, torna a collaborare con Alberto Marini, classe 1972, torinese trapiantato in Spagna, già produttore di Rec e Rec2. E’ suo infatti lo script di Bed Time, tratto dal suo romanzo Mientras duermes, ambientato a New York, che Balaguerò ha preferito adattare a Barcellona eliminando la voce off con le rifelssioni del protagnista “per creare più tensione e dar peso alle azioni”. Questo sodalizio prolifico con un italiano fa pensare che il cinema di genere spagnolo e nostrano abbiano dei punti di contatto, e Balagueró ammette: “Per quanto riguarda l’Horror l’Italia è stata fondamentale, ci sono tanti registi che hanno segnato la mia gioventù, Dario Argento, Joe D’Amato, Mario Bava, Antonio Margheriti”.

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