Auguri, Meryl Streep!

Quindici nomination e due Oscar, la celebre attrice oggi compie 60 anni. Con quattro film in cantiere
22 Giugno 2009
Auguri, Meryl Streep!
Meryl Streep: 60 anni il 22 giugno

Buon compleanno, Meryl Streep! Prossimo Marc’Aurelio d’Oro alla carriera del Festival di Roma, la celebre attrice americana oggi 22 giugno festeggia il 60° anniversario. In bellezza, ovvero con quattro film in cantiere: con Amy Adams è la protagonista di Julie & Julia, commedia di Nora Ephron già completata; è nel cast vocale di The Fantastic Mr. Fox, animazione stop-motion di Wes Anderson, dal 27 novembre in Italia; con Alec Baldwin e Steve Martin è sul set del nuovo film di Nancy Meyers, ancora senza titolo, mentre al fianco delle colleghe Charlize Theron e Jennifer Connelly la dovremmo trovare in The Ice at the Bottom of the World.
Nata a Summit, New Jersey, da ragazzina il suo primo interesse artistico non è il cinema ma l’opera lirica, per cui prende lezioni di canto. Durante gli anni di studio al Vassar College, invece, si appassiona alla recitazione: preso il diploma, nel 1971 si iscrive alla Yale School of Drama.
Il debutto cinematografico di una delle attrici più premiate della storia del cinema avviene sei anni più tardi con Giulia di Fred Zinnemann. Ma è nel ’78 che si impone all’attenzione generale, recitando per la prima volta accanto a Robert De Niro ne Il cacciatore di Michael Cimino: secondo film e prima nomination come migliore attrice non protagonista. Non vince l’Oscar ma, sempre nel ’78, ottiene un Emmy per la miniserie televisiva Olocausto. Colpita duramente nella vita privata per la morte del fidanzato, l’attore John Cazale, sembra tuffarsi nel lavoro con impegno ancora maggiore e intanto, nel ’78, sposa lo scultore Donald Gummer, con il quale ha quattro figli (Henry, Mary Willa (detta Mamie), Grace e Louisa, nati tra il ’79 e il ’91).
Quanto all’Oscar, si rifà l’anno dopo come attrice non protagonista grazie ad un’intensa performance nei panni di Joanna, moglie di Ted/Dustin Hoffman, in Kramer contro Kramer, storia di una lacerante crisi coniugale che sfocia in una pesante battaglia giudiziaria per l’affidamento del figlio Bill.
Sempre nel ’79 lavora con Alan Alda in La seduzione del potere e compare in un ruolo secondario, ma lasciando il suo segno, in Manhattan di Woody Allen. Negli anni seguenti arrivano La donna del tenente francese (1981, di Karel Reisz), in cui è protagonista accanto a Jeremy Irons, e soprattutto, nel 1982, La scelta di Sophie di Alan J. Pakula, in cui è una donna ebrea segnata dalla scelta che è stata costretta a compiere quando era internata in un lager: quella di abbandonare alla morte la figlioletta per salvare se stessa e l’altro figlio. Un ruolo che le consegna il secondo Oscar, il primo come migliore attrice protagonista.
Dopo un’altra nomination all’Oscar per Silkwood (1983, di Mike Nichols), torna a recitare accanto a Robert De Niro nel 1984, otto anni dopo Il cacciatore, in Innamorarsi di Ulu Grosbard, che le vale il David di Donatello, compare quindi con Sting e Tracey Ullman in Plenty (1985, di Fred Schipisi), e poi con Robert Redford in La mia Africa (1985), diretto da Sydney Pollack, in cui si ripercorre la vita della scrittrice Karen Blixen, che le vale l’ennesima nomination e un secondo David di Donatello.
Dopo De Niro e Redford, fa coppia con un altro ‘grande’ di Hollywood, Jack Nicholson, in Heartburn – Affari di cuore (1986, di Mike Nichols) e in Ironweed (1987, di Hector Babenco). Nell’89 è Cannes a premiarla con la palma di migliore attrice per Un grido nella notte di Fred Schepisi, film ispirato ad un fatto di cronaca accaduto qualche anno prima; qui è Lindy Chamberlain, una donna australiana che viene erroneamente creduta responsabile della morte della figlia, in realtà rapita e uccisa da un dingo.
Verso la fine degli anni Ottanta, dopo aver interpretato sempre e solo parti drammatiche, sembra rivolgersi anche alla commedia: è il caso di She-Devil (1989, di Susan Seidelman), Prossima fermata: Paradiso (1991, di Albert Brooks) e La morte ti fa bella (1992, di Robert Zemeckis), in cui è accanto a Goldie Hawn e Bruce Willis.
A cavallo tra queste commedie s’inserisce, nel ’90, Cartoline dall’inferno (1990, di Mike Nichols) dramma di un’attrice quarantenne che, in perenne conflitto con la madre (Shirley MacLaine), si rifugia nell’uso di stupefacenti.
Dopo La casa degli spiriti, del 1993 – riduzione cinematografica a cura di Bille August di un romanzo di Isabel Allende che narra la storia di una famiglia aristocratica cilena dai primi del Novecento fino agli anni ’70 – nel ’94 offre anche una notevole performance ‘atletica’ nel film The River Wild – Il fiume della paura di Curtis Hanson, in cui fa la parte di un’istruttrice di canoa.
L’anno dopo, nuova nomination per I ponti di Madison County, in cui è accanto a Clint Eastwood (che è anche regista del film), prima di essere la madre di Leonardo Di Caprio e la sorella di Diane Keaton in La stanza di Marvin di Jerry Zaks e poi la moglie di Liam Neeson in Prima e dopo di Barbet Schroeder, entrambi del ’96.
L’undicesima nomination le arriva con La voce dell’amore di Carl Franklin nel 1998, lo stesso anno di Ballando a Lughnasa di Pat O’Connor. Infine, nel 1999, per interpretare in Musica del cuore di Wes Craven il ruolo di Roberta Guaspari, insegnante di violino che pur di portare la musica tra i giovani di Harlem è pronta a cambiare la sua vita e a rinunciare alle sue sicurezze, si sottopone ad un autentico tour de force, studiando violino sei ore al giorno per otto settimane. Ne vale la pena: ‘nominata’ ancora una volta per concorrere all’Oscar, eguaglia lo straordinario record di 12 nomination detenuto da Katharine Hepburn e nel 2003 lo supera grazie alla candidatura per Il ladro di orchidee di Spike Jonze (che le vale anche il Golden Globe come miglior attrice non protagonista).
Sempre nel 2003, vince l’Orso d’argento al festival di Berlino, condiviso con Nicole Kidman e Julianne Moore, per The Hours di Stephen Daldry e in Francia le viene assegnato un César onorario.
Nel 2006, con la consueta precisione, ironia e l’ennesima (14) nominaton agli Oscar, interpreta in Il diavolo veste Prada la terribile direttrice di Vogue e partecipa all’ultimo film di Altman Radio America in cui può dare ottima prova delle sue capacità canore.
Nel 2007 vengono presentati al Festival di Roma due suoi film, Leoni per agnelli di Robert Redford, dove è una giornalista televisiva che resta scettica di fronte alla capacità retorica di un senatore, e Rendition, film di spionaggio in cui interpreta una gelida funzionaria della CIA. Nello stesso anno lavora in Un amore senza tempo in cui il suo ruolo da giovane è interpretato dalla sua vera figlia Mamie Gummer al suo primo ruolo di rilievo sullo schermo.
Nel 2008, è la protagonista del film tratto dalla commedia musicale Mamma mia! nel ruolo di una mamma single che in gioventù ha fatto parte di un trio canoro con le canzoni degli Abba in repertorio, mentre la quindicesima candidatura agli Academy Awards le viene per Il dubbio di John Patrick Shanley. 

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