Audiovisivo Italiae allo Spazio FEdS

Lo spin off di Cultura Italiae riunisce i principali esponenti della fliera per riflettere e confrontarsi su creatività e all’industria, tra illusione e narrazione
2 Settembre 2022
Eventi, Festival, In evidenza
Audiovisivo Italiae allo Spazio FEdS
da sinistra Laura Delli Colli, Nicola Maccanico, Giampaolo Letta, Massimiliano Orfei, Paolo Del Brocco, Alberto Barbera, Marta Donzelli (foto di Stefano Micozzi)

Audiovisivo Italiae è lo spin off di Cultura Italiae, la piattaforma di riflessione che vuole offrire un contributo alla costruzione di uno spazio comune e collettivo di impegno progettuale condiviso, civico e sociale, mettendo al centro il racconto per immagini.

Allo Spazio FEdS, nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia, il network presieduto da Angelo Argento, ieri 1 settembre, ha riunito i principali esponenti della filiera per riflettere e confrontarsi in due panel dedicati alla creatività e all’industria, tra illusione e narrazione, moderati da Laura Delli Colli (Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani).

«Il lavoro di rete di Argento – afferma mons. Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo – è necessario per ragionare sul bisogno di un cinema che esca dalla cronaca per collocarsi nella tensione positiva della storia. Il cinema deve tornare ad avere la funzione di astrarci dall’immediato per inserirci dentro discorsi più ampi e interrogarsi sulle sfide della società e su cosa è diventato uomo».

«Nel cinema italiano – sottolinea Maria Carolina Terzi, Presidente di Audiovisivo italiae – non c’è quella collaborazione che si vede in altri settori. Bacchetto chi insulta il prodotto italiano: un film che va male è un fallimento di tutto il sistema. In Italia si è perso il rapporto tra pubblico e cinema, ma noi troveremo quel pensiero positivo per non aver più paura».

Interviene subito Alberto Barbera, direttore artistica della Mostra del Cinema di Venezia, le cui parole sullo squilibrio tra quantità (troppa) e qualità (disomogenea) dell’attuale produzione nazionale hanno suscitato un dibattito tuttora in corso: «Non credo che il cinema di oggi non sia all’altezza della creatività del passato e della capacità di riflettere sul presente. Alla fine di questa Mostra avremo la sensazione opposta. Il cinema resta il miglior specchio della contemporaneità, i cinque film italiani in concorso lo dimostrano e non è provocazione. Piuttosto la difficoltà è quella di rivolgersi a pubblici diversi e riportare in sala quel pubblico che si è abituato a stare a casa a fruire di contenuti a pagamento. Ma quel pubblico si conquista offrendo prodotti alti, investendo sulla qualità, lavorando sul modo di concepire e promuovere i film. Il mercato non può assorbire questa bulimia, troppi film sono condannati al limbo. Dobbiamo riaccendere il desiderio di cinema in sala».

«Oggi è più facile vedere una storia su Instagram che un film – sostiene Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema – ma non possiamo appaltare a questi mezzi la costruzione del nostro immaginario. Non consentono astrazione, immersione, approfondimento. Il cinema è l’unico mezzo che veicola un’identità locale, non dobbiamo perdere questo valore che non ha eguali per funzione culturale e sociale».

Sulla stessa linea Giampaolo Letta, vicepresidente e amministratore delegato di Medusa, da qualche tempo promuove azioni in sinergia con Del Brocco: «Una necessità. Il cinema sarà ancora in grado di creare storia, raccontare la vita e anticipare il futuro se facciamo un lavoro di squadra, mettiamo al centro sia nella costruzione del prodotto sia nella promozione. Ormai il livello di competizione è altissimo: la centralità della sala non è battaglia nostalgica ma dà valore al di là dell’industria e dell’esercizio, ha riflessi immateriali su tutto il mondo audiovisivo. Il successo delle serie, per esempio, deriva dall’impegno di persone che hanno lavorato nel cinema. Ma ci deve essere maggiore semplificazione procedurale e burocratica».

«Ci possiamo salvare solo se restiamo insieme – sostiene Massimiliano Orfei, amministratore delegato di Vision Distribution – perché non si può immaginare la vittoria industriale di un solo soggetto. Siamo tra i massimi produttori al mondo, il confronto col passato non deve spaventarci. Dobbiamo stringere un rapporto più forte con i festival per cercare l’eccellenza. Niente come il cinema ha la potenza di lavorare nell’inconscio collettivo nel medio e lungo periodo».

Si concentra sull’educazione Marta Donzelli, Presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia: «Ci poniamo poco la questione che certi film pensati in un modo vengono fruiti in un altro, su schermi non adeguati. Il cinema insegnare a usare gli occhi in modo diverso, i giovani devono saper leggere le immagini che influenzano le nostre menti. Oggi esordire è facile, ma forse sarebbe più formativo faticare e lottare per il proprio esordio, perché così si mettono in gioco tutti, produttori compresi. Voglio sottolineare dei piccoli segnali, come la vittoria alla Cinef di Cannes e la selezione di un nostro corto agli Oscar: i ragazzi hanno volontà e capacità di raccontare in modo nuovo e dobbiamo stimolarli a lavorare con la memoria».

«Tutti hanno bisogno della sala come polo centrale – riflette Nicola Maccanico, amministratore delegato di Luce Cinecittà – e non escludo che anche le piattaforme vi possano investire. Ma il tema è rendere competitivo il prodotto: il pubblico cerca l’ambizione, mentre noi abbiamo pensato solo a un tipo di comunicazione centralizzata. Il nodo è nei tempi: oggi la serialità è un lavoro più approfondito rispetto al cinema, creatori e broadcaster dialogano fino in fondo».

E chiude la prima parte, dedicata alla creatività, Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello: «Nel nuovo regolamento dei David mettiamo al centro l’uscita in sala. Per incentivare prodotto è fondamentale la selezione. Al momento non si va in sala per un prodotto medio, si chiede alla sala un prodotto più alto e un’esperienza. Ma sono convinta che il cinema italiano sia pronto a riesplodere di nuovo».

da sinistra Laura Delli Colli, Lucia Borgonzoni, Gianluca Curti, Gloria Giorgianni, Marina Marzotto, Mario Lorini, Francesco Rutelli (foto di Stefano Micozzi)

Nella seconda, focalizzata sull’industria, apre le danze Gianluca Curti, Ceo della Minerva Pictures Group e presidente nazionale CNA – Cinema e audiovisivo: «Il ruolo del produttore va ripensato. Spesso sono i film importanti quelli fatti peggio. Il problema non si risolve riducendo la platea di chi ottiene finanziamenti ma mettere maggiore qualità in ogni passaggio. Come i costruttori che comprano un terreno, vi costruiscono un palazzo, non lo vendono e ne comprano un altro e ripartono, anche noi dobbiamo essere curare meglio ogni lavoro».

«La nostra è un’industria guidata dallo sguardo dell’autore – ragiona Marina Marzotto, Presidente AGICI – Associazione Generale Industrie Cine-Audiovisive Indipendenti – e il produttore è un facilitatore, non un creativo. Il tema fondamentale è lo sviluppo: non facciamo abbastanza investimenti. La notizia dell’eliminazione di Batgirl, un film pronto, deve farci riflettere: dovremmo farlo anche noi. Ma rovesciando il paradigma: dedicare più tempo per la ricerca, investimenti concreti, più rigore, testare nuovi talenti».

«Manca una direzione di sistema – dice Gloria Giorgianni, consigliere APA – Associazione Produttori Audiovisivi – e c’è troppa frammentazione: dovrebbe esserci più unione tra associazioni diverse ma che lavorano nella stessa direzione. Le grandi sfide sono maggiore attenzione ai territori grazie alle film commission, agevolazioni per il pubblico, più risorse per il documentario che è un settore in crescita».

E Francesco Rutelli, Presidente dell’ANICA: «Il cinema è un interesse nazionale decisivo per il soft power, ha la capacità di garantire crescita in termini economici e culturali. Questo è possibile solo con una filiera integrata e un punto di vista industriale. Ci siamo impegnato per una campagna per la sala che desse un messaggio di allegria. L’Italia è nella testa di miliardi di persone: cerchiamo di farcela restare con la capacità di sorprendere attraverso il cinema».

Evocate le sale, ecco Mario Lorini, Presidente ANEC: «Le sale si stavano già rinnovando prima della pandemia ma non tutti possono reinventarsi operatori culturali. Bisogna diversificare l’intervento: se l’esercente sa fare solo un mestiere va affiancato da giovani qualificati. Abbiamo accettato il progetto del Cinema in festa con i biglietti dimezzati, ma attori e registi devono accompagnare i film nelle sale anche di provincia. Senza la sala l’industria del cinema non esiste».

Conclude Lucia Borgonzoni, sottosegretario al Ministero della Cultura: «La politica deve discutere di cinema: ogni euro genera un’enormità non solo all’interno della filiera. Dobbiamo preservare l’equilibrio tra cultura e impresa equilibrio. C’è da ridisegnare il tax credit, che va aumentato ma ripensato perché creato in un’epoca con meno richiesta e diversificazione. C’è un problema macroeconomico che prescinde il cinema ma il settore ha voglia di guardare al futuro. Le sfide? Promozione all’estero, patti generazionali per lanciare i giovani, sale presidi culturali, insegnare a scuola mestieri del cinema e lavoro sulle immagini».

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