Antifa con Julia von Heinz

La regista tedesca in gara a Venezia 77 con And Tomorrow the Entire World: "Trump ha criminalizzato gli antifascisti. Credo sia criminale criminalizzare chi si schiera contro il fascismo"
Antifa con Julia von Heinz
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“A volte sentiamo un vuoto di potere, abbiamo chiaro come dovrebbe funzionare la democrazia ma troppo spesso percepiamo che i collegamenti tra gli organi di governo come la polizia e l’esercito siano troppo stretti nei confronti delle strutture organizzate di estrema destra: il potere è nelle mani giuste?, viene da chiedersi, e se non c’è fiducia le persone iniziano a pensare che l’unico modo per debellare questo sistema sia affidarsi alla violenza”.

Julia von Heinz porta a Venezia 77 Und morgen die ganze Welt (And Tomorrow the Entire World), film che segna il debutto della regista tedesca nel concorso di un Festival internazionale. La regista, insieme al cast presente (Mala Emde, Noah Saavedra, Tonio Schneider, Luisa-Céline Gaffron), indossa al Lido una mascherina nera “con i nomi e le date di morte delle persone assassinate dal neofascismo e dal neonazismo nel corso degli anni in Germania”.

“Mentre giravo il film pensavo allo spettatore tedesco. Arrivati a Venezia, però, ho iniziato a conoscere tante persone di paesi diversi, che conoscevano questo problema. Trump ha fatto sì che la parola ‘Antifa’ divenisse di dominio pubblico, criminalizzandola, ovviamente. Ma cosa significa Antifa? Significa antifascista: come si possono criminalizzare le persone antifasciste? Credo sia criminale criminalizzare l’antifascismo, soprattutto al giorno d’oggi”, dice la regista, che porta sullo schermo una storia “non autobiografica, ma molto personale: la prima bozza del film risale a 20 anni fa, quando ancora frequentavo il movimento Antifa”.

Mannheim. Deutschland. Und morgen die ganze Welt. Foto: Oliver Wolff

La Germania è scossa da una serie di violenti attacchi terroristici di stampo razzista. Luisa (Mala Emde), vent’anni, si unisce a un gruppo dell’Antifa deciso a contrastare il movimento neo-Nazi in sommossa. Con le sue azioni temerarie, combatte non solo l’estrema destra ma cerca anche di fare colpo su Alfa, un attivista antifascista del quale è segretamente innamorata. Presto, la situazione si inasprisce e Luisa e i suoi amici devono affrontare la questione se la violenza possa essere una risposta politica legittima al fascismo e all’odio.

“Ho voluto che il personaggio di Luisa incarnasse alcune emozioni, partendo da come ci si sente a voler far parte disperatamente di un gruppo, piccolo, ma dalla gerarchia molto forte. O scoprire che quel gruppo non era perfettamente quello che credevi all’inizio”, racconta ancora la regista, alla quale fa eco la protagonista Mala Emde: “Abbiamo incontrato molti attivisti a cui abbiamo fatto molte domande. Oltre ad aver portato avanti molte ricerche dal punto di vista personale. So bene che è una storia molto importante per Julia, ma nonostante questo ci ha lasciato molta libertà”.

“Nel film Luisa è spinta a lottare violentemente contro l’estrema destra, ma alla fine smarrisce sé stessa nella lotta. Con alle spalle un passato di attivista di sinistra, mi chiedo ogni giorno in che modo io possa utilizzare il cinema per riflettere sull’attuale clima politico. Spero che il mio film accenda una discussione in merito a come vogliamo vivere insieme. Questa non è solo una storia che racconta le aspre divisioni che attraversano la Germania, ma anche una disamina della divisione globale che caratterizza l’intera società occidentale”, dice ancora la regista.

Deutschland. Dachau. Am Set von Und morgen die ganze Welt. Foto: Oliver Wolff

Che cita Andrea Arnold e Jacques Audiard come modelli d’ispirazione e insiste sulla funzione non solo entertainment del cinema: “In passato ho fatto anche semplici film di intrattenimento, ma ho capito vorrei che la mia arte possa essere utilizzata per provare a cambiare il mondo. E’ importante cercare di fare la differenza, possiamo proiettare le nostre immagini contrarie ai film di propaganda, ai film che strumentalizzano la figura della donna, perché non provare attraverso il cinema a migliorare il mondo?”.

Infine, sull’importanza che può avere un film come questo, risponde l’attore Tonio Schneider: “Qui si pone una domanda, anziché cercare di dare risposte. Come possiamo lottare contro il fascismo? E’ possibile combattere un’organizzazione violenta senza la violenza?”.

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