Anima(re) sperimentale

Al Ca' Foscari protagonista l'autore Leonardo Carrano: da Pentesilea a Macula, le opere di 20 anni di carriera
Anima(re) sperimentale

L’animatore sperimentale italiano Leonardo Carrano è stato ieri protagonista di una suggestiva masterclass che ha – letteralmente – “rapito” la platea dell’Auditorium Santa Margherita, quando il pubblico è stato avvolto nella pellicola che l’artista utilizza nelle sue creazioni animate. Un momento performativo che coglie perfettamente l’arte di Carrano, impossibile da rinchiudere in etichette o modalità espressive specifiche, come testimonia l’incredibile quantità di materiali utilizzati per comporre le sue creazioni, perché: “animazione non vuol dire solo disegno animato, ma è un mondo variegato, composto da moltissime tecniche differenti”. Da questo punto di vista Carrano è stato sicuramente influenzato dalle opere e dal pensiero di maestri come Aldo Braibanti e Nato Frascà e più in generale dal movimento dell’avanguardia romana degli anni ’60, del quale ha ricordato anche altre figure come Alberto Grifi, raccontando aneddoti come quello che vede Grifi chiamare accanto a sè Frascà nelle sue ultime ore di vita. Come ha spiegato conversando con Paola Bristot, docente all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, nelle sue opere la pellicola riveste un’importanza fondamentale, venendo di volta in volta modificata, incisa, forata, incollata usando quegli stessi strumenti che l’artista utilizzava nel suo lavoro di incisore, applicandoli però al cinema e alle modifiche fisiche dei materiali, perché “la pellicola è una cosa viva”.

Carrano ha poi presentato le opere prodotte nei suoi oltre vent’anni di attività, a partire da Pentesilea (1996) opera dedicata all’attivista italiana Silvia Baraldini, nel quale astrazione, iconografia esoterica e composizioni musicali si uniscono a sperimentazioni di tecniche d’animazioni inusuali per dare vita a un’opera unica che già contiene i semi dei suoi lavori successivi, come Il cerchio e la soglia (1999) e Noiselevel (2002), nei quali è ancora più forte la volontà di sperimentazione tecnologica, utilizzando anche animazione computerizzata realizzata con uno scanner 3D. Un vero e proprio film-concept è invece Aeterna (2012): un lungo confronto con la messa da Requiem in re minore K 626 di Mozart. Per ciascuno dei 14 movimenti musicali, Carrano ha infatti realizzato delle video-animazioni, ognuna con una tecnica differente e con la collaborazione di un animatore o videoartista diverso. Tra le sue opere più recenti, di grande fascino è stata la presentazione di Jazz for a massacre(2014), diretto insieme a Giuseppe Spina, nel quale improvvisazioni jazz accompagnano tecniche di pittura, incisione e acidatura di pellicola 35mm, mentre del 2017 è Macula con la colonna sonora di Ennio Morricone e la voce di Antonio Rezza, nel quale sperimenta per la prima volta l’encausto su pellicola.

La terza giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival si è invece aperta con la proiezione dei corti del VideoConcorso “Francesco Pasinetti”, storico partner dello Short che ormai da sedici edizioni continua ad occuparsi della città di Venezia, raccontandone la vita e la tradizione attraverso il cinema, rimanendo attento al presente e alle prospettive per il futuro. Tra i corti presentati, vincitori delle varie sezioni dell’ultima edizione del VideoConcorso, anche il vincitore del primo premio: Un uomo chiamato Toni di Marta Pasqualini il cui protagonista è un artigiano di Murano; e La giornata di Pippo Mezzapesa il vincitore del Premio per la Fotografia e Premio sezione “Documentario e Documentazione”, quest’ultima inaugurata nell’ultima edizione, che tratta la storia di Paola Clemente, bracciante pugliese morta di fatica sotto il sole nei campi del Sud.

La giornata è proseguita con il concorso collaterale Music Video Competition, riservato a video musicali realizzati da studenti delle università e delle scuole di cinema di tutto il mondo, giunto quest’anno alla terza edizione e curato da Giovanni Bedeschi. I video finalisti sono stati: Mirrors and the message, di Marie Lavis dallaSvizzera, My darlin’ di Edy Szewy dal Regno Unito, dalla Germania invece Mairimasil di Jakob Werner e Get well soon di Katharina Hauke. L’Italia è rappresentata da Frank di Filippo di Piramo Sand Castles di Roberta Palmieri, mentre gli altri finalisti sono: They won’t let a dream come true della pakistana Shumaila Kanwal, Fool di Al Kalyk, Yokai di Eirik Heggen, Dust & Ashes di Kate KorolevaSmth on point del polacco Aleksander Krzystyniak. Il vincitore verrà svelato domani durante la cerimonia di chiusura.

Tra i due programmi c’è stato anche il simpatico intermezzo del Video-oke!, il momento ludico dello Short al quale partecipano classi di studenti delle scuole veneziane che possono così avvicinarsi al medium cinematografico attraverso questa modalità inedita, divertente ed educativa: reinterpretare scene di film celebri mentre le immagini scorrono sullo schermo senza le voci degli attori originali, un appuntamento giunto alla sua quinta edizione.

Evento ricorrente è anche Lo sguardo sospeso, il programma speciale curato dalla video artista Elisabetta Di Sopra dedicato alla videoarte italiana più recente. Filo conduttore delle opere selezionate quest’anno resta il corpo, protagonista indiscusso nel linguaggio della videoarte nostrana, ovviamente con modalità e sensibilità differenti, dettate anche dall’essere artista donna o artista uomo. Due sguardi che si confrontano, due mondi di immagini e suoni che convivono e che dialogano. Questa edizione ha visto anche il prestigioso coinvolgimento di Enrico Tomaselli, curatore ed esperto di management culturale, nonché fondatore e direttore artistico del festival Magmart. La collaborazione ha portato sullo schermo dell’Auditorium opere come Avant la nuit di Chiara Caterina, una riflessione su una prigione nel centro di una capitale europea; The burning di Francesca Fini ispirato agli allarmanti eventi politici occorsi di recente in America; e Meandro rosso di Paolo Bandinu che omaggia con una reinterpretazione pittorica le intuizioni visionarie di tre grandi registi.

La giornata è poi proseguita con sei corti del Concorso InternazionalePhilipp Westerfeld ha presentato No Smoking Indoor, una regola che diventa l’emblema di una relazione problematica fra un’anziana signora e il suo marito. È stato poi il turno di The Sons of Silence di Anthony Xavier: una metafora con protagonisti un lottatore di boxe e le proteste contro il regime in Venezuela. E’ stato poi il turno di Don Senoc con In Between Spaces, racconto ambientato nelle Filippine dove il legame fra due fratelli, Dita e Mako, si fa sempre più intenso in attesa della separazione. Il regista inglese Ollie Gardner è stato invece in grado di emozionare l’Auditorium Santa Margherita con il suo The Sunday Night Drinkers Club, la storia vera di quattro amici d’infanzia che cercano di affrontare in maniera positiva la malattia di uno di loro. Il quinto film presentato è stato Fernanda’s Spring di Estevan de la Fuente e Débora Zanatta, un racconto ottimista sulle difficoltà socioeconomiche del mondo LGBTQUI+ ambientato in Brasile. Chiude la prima serie di proiezioni Lalo’s House dell’americana di origini beninesi Kelley Kali. Il film, basato su una storia vera, è una denuncia sociale contro i sequestri, le violenze e gli abusi di minori a Haiti.

Sono stati infine presentati anche gli ultimi corti del Concorso Internazionale. Il punto di vista inedito sulla vicenda dei migranti di Clandestine dello spagnolo Gerard Vidal-Cortes ha aperto la rassegna, mostrandoci esplicitamente il punto di vista di uno scafista e contrapponendolo alla paura di chi sceglie di sopportare questa violenza con la speranza di raggiungere un futuro migliore. E’ stato poi il turno del film polacco Sashka di Katarzyna Lesisz, un altro racconto di immigrazione che ha come protagonista una giovane donna ucraina che per ottenere il visto sceglie la via del matrimonio di convenienza. Lo stesso tema lo accomuna a Raheel dell’iranianoAyat Asadi Rahabar, che racconta la psicologia della migrazione attraverso la storia del viaggio di una donna afghana verso l’Iran in cerca del marito, sottolineando come il viaggio stesso verso una meta possa mutarne la prospettiva. A seguire c’è stato l film inglese Dirty Little Rascals per la regia di Ben Bovington-Key, che racconta un amicizia tra due adolescenti, Reg e Dom, legati dall’obiettivo di recuperare i ritagli di giornali erotici che la nonna primo nasconde in un piccolo cestino nella sua camera. Un’atmosfera in bilico tra il circense e il musical avvolge invece Deadestiny dei francesi Quentin Porte e Jean-Baptiste Beltra, ambientato in un vecchio maniero infestato in cui il protagonista diventa spettatore di un grottesco show spettrale dalle sonorità contrastanti. Il Concorso si è concluso ritornando in Italia con Così in terra di Pier Lorenzo Pisano, più precisamente nel comune di Aquasanta Terme, nelle Marche, che affronta la devastazione che il terremoto del 2016 ha lasciato sugli abitanti del piccolo paese marchigiano, con protagonista Roberto Citran nel ruolo del parroco del paese.

In serata verrà poi presentato il Programma Speciale della Giuria, nel quale i tre giurati del Concorso Internazionale Teresa Cavina, Ayat Najafi e Ülo Pikkov, incontreranno il pubblico e presenteranno cortometraggi da loro scelti o diretti.

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