Americani a Venezia

Anteprima dagli Usa sui blockbuster del Festival. Buone vacanze e arrivederci al 24 agosto
5 Agosto 2004
Americani a Venezia

Jonathan Demme e Micheal Mann promossi a pieni voti per The Manchurian Candidate e Collateral e Steven Spielberg rimandato per Terminal insieme con Una casa alla fine del mondo di Michael Mayer. Questi i verdetti della critica Usa sui principali blockbuster hollywoodiani che vedremo alla Mostra del Cinema di Venezia.
Unanime l’apprezzamento della stampa nei confronti di The Manchurian Candidate con Denzel Washington, remake dell’omonimo film con Frank Sinatra, diretto da John Frankenheimer nel 1962. Variety lo definisce un “capolavoro”, che riporta Jonathan Demme ai livelli del Silenzio degli innocenti: “Tanto ricco di riferimenti all’attualità da tenere occupati i teorici della cospirazione per tutta la campagna elettorale per la Casa Bianca –  scrive il critico Todd McCarthy -, conferma la giusta intuizione di riportare sullo schermo un celebre classico degli anni ’60”. Sempre secondo Variety simile nella struttura e nelle tematiche al film originale, The Manchurian Candidate se ne distacca però in stile e atmosfere. La storia è quella di un soldato a cui viene praticato il lavaggio del cervello, per rimuovere i segreti appresi durante la guerra, il risultato: “Un thriller politico avvincente, forte di un solido intreccio drammatico e di un’ottima interpretazione di Denzel Washington”.
Più tiepida l’accoglienza a Terminal, la commedia di Steven Spielberg con Catherine Zeta-Jones e Tom Hanks che aprirà il Festival di Venezia. Storia di un turista di un paese dell’est, rimasto prigioniero di un aeroporto americano, mentre il suo paese è in guerra, al film vengono rimproverati da Variety “buonismo” e “ottimismo” da “era reaganiana”. Applausi invece per il protagonista Tom Hanks, giudicato il “il leader trascinante di un cast comicamente dotato”.
Consensi anche per Collateral di Micheal Mann. Il thriller, in cui Tom Cruise interpreta il ruolo di un killer professionista, viene promosso da Variety senza riserve. Non soltanto riconosce grande interesse alle “sfumature psicologiche del rapporto che si instaura tra i protagonisti”, ma esalta la “precisione della regia” e aggiunge che “rispetto alla linearità del soggetto di Stuart Beattie, si ha la sensazione di una sceneggiatura portata al massimo delle sue potenzialità”. Divide poi Una casa alla fine del mondo, film di Micheal Mayer con Colin Farrell e Sissy Spacek. Più scettico l’Hollywood Reporter, che rimprovera al regista di aver semplificato troppo il romanzo che lo stesso Michael Cunningham ha riadattato per la sceneggiatura, il film piace invece al critico di Variety, David Rooney. Anche lui sottolinea “la drastica riduzione” operata rispetto al testo originale, ma ne apprezza il “rispetto per l’essenza della storia” e applaude “le sentite interpretazioni degli attori che, capaci di esprimere il miracolo che può scaturire dall’evoluzione di sentimenti come l’amore, riescono in un storia sull’amicizia toccante ed emotivamente ricca”.

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