Alone in Berlin, per non dimenticare

"Questo film non poteva arrivare in un momento migliore", dice Emma Thompson. Protagonista al festival tedesco con Brendan Gleeson e Daniel Brühl nell'opera di Vincent Perez
Alone in Berlin, per non dimenticare
Alone in Berlin

Hanno inaugurato il quinto giorno di Berlinale Emma Thompson, Brendan Gleeson e Daniel Brühl sul tappeto rosso di Jeder stirbt für sich allein (Alone in Berlin) del cineasta svizzero Vincent Perez, un riadattamento del romanzo dell’autore tedesco dimenticato prima, e poi dagli anni 70 riscoperto, Hans Falladas.

Anna e Otto Quangel hanno perso un figlio al fronte. È il 1940. La coppia di operai dell’allora quartiere proletario berlinese di Prenzlauer Berg è stata finora fedele al Führer. Ma la morte del figlio arriva con la  presa di coscienza che le promesse del regime sono state costruite sulle bugie e la follia. È così che la coppia da questo momento entra nella pericolosissima zona d’ombra della resistenza. Nonostante SS e Ghestapo gli stiano sul collo, Anna e Otto resistono fino al 1943, quando verranno giustiziati sulla ghigliottina. Il romanzo di Hans Fallada è una testimonianza autentica di quotidianità ai tempi del terrore. Qualunque terrore.

Girato tra Berlino, Colonia e la città patrimonio Unesco Görlitz, Alone in Berlin non è esattamente un film sul nazismo, ma una storia sulla capacità di adattamento in un vita circondata dal pericolo e dalla morte. Brendan Gleeson e Emma Thompson sono la coppia berlinese. “Questo film non poteva arrivare in un momento migliore”, così Emmma Thompson in conferenza stampa. “Questo è un film sul coraggio. E vedere che sempre più persone  questi giorni stiano voltando la schiena a persone in grave stato di bisogno fa brillare di bruciante attualità questa storia di Falladas scritta negli anni 40”.

La co-star Daniel Brühl ha ugualmente parlato dei pericoli legati a una deriva di destra del continente. “La malattia che questo paese, il mio paese, ha avuto settanta anni fa, non è curata e può tornare”. Un film sui piccoli gesti quotidiani di resistenza e di coraggio, anche piccolissimi. Uno sguardo preciso su come uno stato di emergenza trasformi la vita delle persone. La devastazione inizia invisibile nelle cose più piccole, nelle parole, nelle azioni senza importanza. “Questo film – secondo la Thompson – è un monito sulla necessità di riconoscere in tempo i sintomi di una tragedia in avvicinamento”.

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