Almodóvar, la politica dell’autore

"Con l'ultradestra siamo condannati a non capirci", attacca Pedro. Che riflette sui desaparecidos spagnoli con Madres paralelas, apertura della 78. Mostra
Almodóvar, la politica dell’autore
Pedro Almodovar - Foto Karen Di Paola

“Quale sarà la reazione dell’ultradestra? Preferisco non pensarci, reagiscono a tutto in modo delirante, mi immagino la loro reazione, ma ho preferito non pensarci: non perché rifiuti la battaglia, ma io e loro siamo condannati a non capirci. In Spagna c’è una situazione difficile, un partito che dice cose mai dette, anticostituzionali e illegali, i politici sono volgari, di livello basso”. Pedro Almodóvar apre la 78esima Mostra di Venezia con il dramma femminile Madres paralelas, in Concorso e dal 28 ottobre in sala con Warner Bros., tornando al Lido dopo il Leone d’Oro alla carriera del 2019 e il corto The Human Voice dell’anno scorso.

Madres Paralelas – El Deseo foto di Nico Bustos

Interpretato da Penélope Cruz, Milena Smit, Israel Elejalde, Aitana Sánchez-Gijón, Julieta Serrano e Rossy De Palma, il film parla di Storia e memoria, ovvero dei desaparecidos, vittime dei falangisti durante la guerra civile e sepolti in fosse comuni: “La memoria storica è una questione in sospeso nella società spagnola. C’è un debito morale enorme nei confronti dei desaparecidos. Un argomento – spiega il regista – per me sempre molto importante: la legge sulla memoria storica di Zapatero del 2007 è incompleta, le poche riesumazioni si sono dovute a iniziative private”.

Prosegue Almodóvar, “ora è la generazione dei nipoti che chiede riesumare quei corpi, e come una generazione nata in democrazia potesse trovarsi in questa situazione è inconcepibile. A casa mia non si è mai parlato di guerra, il trauma era diffuso in tutta società: nel 1978 il problema andava affrontato, non averlo fatto rende la legge sull’amnistia imperfetta. Non ci ha consentito di andare avanti, il processo democratico è sospeso”.

Almodóvar contempla anche il poeta Federico García Lorca, “il nostro desaparecidos più illustre, un’ispirazione per me già negli anni Settanta. Anche questo dimostra il cattivo rapporto della Spagna con la sua storia più recente: è anche difficile fare film al riguardo, per esempio sull’Eta”.

Nel film si fa esplicito riferimento all’ex presidente del governo di Spagna Mariano Rajoy, ovvero ai zero euro che destinò alla memoria storica: “Una frase brutale, il colmo per un presidente del governo, un insulto in tutti i sensi: questo è uno vantaggi del cinema, mostrare vincolo tra Rajoy e queste parole ignobili”.

Venendo alle sue protagoniste, Almodóvar  dice che “oggi mi interessano molto di più le madri imperfette, con problemi più complessi da risolvere: il personaggio di Penelope più era complesso e più mi interessava”.

Per Cruz, che torna a lavorare per la quinta volta con Pedro, si tratta di “un viaggio molto intenso, un regalo, un’altra meraviglia. Un personaggio difficile, forse il più difficile della mia carriera, ma non ero sola: ho lavorato con Pedro per mesi, difficile trovare un altro regista così. Pedro è come se fosse un artigiano, cura i dettagli, ha un ritmo di lavoro che viene dall’etica: ti tira fuori la verità”.

L’attrice, che ritroveremo in competizione al Lido in Competencia oficial di Gaston Duprat e Mariano Cohn, rivela poi come funziona la collaborazione con Almodóvar: “Sono molto grata a Pedro, se ritiene sia adatta per un ruolo mi chiama lui, e per me è una grande felicità. È lui la ragione perché sono diventata attrice a sedici anni quando ho visto Legami!, la mia speranza era lavorare con lui, e due anni dopo mi ha chiamato per Kika. Lui è sempre pronto a sostenermi sul set, è lì per noi, cosa che si vede poco oggi tra registi”.

Conclude Pedro, “Penélope aspetta e spera di essere la prima destinataria miei ruoli, io la ammiro moltissimo, parliamo la stessa lingua. Questo è il ruolo più complesso che ho scritto per lei”.

 

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