Alla ricerca di Proust

"E' un film sulla memoria involontaria" dice Fabio Carpi di Le intermittenze del cuore
6 Giugno 2004
Alla ricerca di Proust
intermittenze cuore

“Non è un film su Marcel Proust, è un film sulle intermittenze del cuore, che toccano un po’ tutti, giovani e vecchi”. A parlare è Fabio Carpi che al grande scrittore francese e alla sua “scoperta” della memoria involontaria si è ispirato per girare il suo nuovo film – non a caso intitolato Le intermittenze del cuore – da lui stesso sceneggiato e in arrivo nelle sale italiane l’11 giugno in 10 copie. Un’uscita volutamente “protetta”, come l’ha definita il produttore Antonio Guadalupi. Ambientato in Francia, Italia e Svizzera e girato nei luoghi cari a Proust (Roma, Torino, Venezia, Zurigo, Parigi, Illiers-Combray e Cherbourg-Balbec), Le intermittenze del cuore racconta la storia di Saul Mortara (Hector Alterio), un anziano regista al quale viene commissionato proprio un film sulla vita dello scrittore di Alla ricerca del tempo perduto. Da qui l’incontro, tra i caldi vapori di un bagno turco, con un produttore “illuminato” (Michel Aumont) deciso a rischiare tutto in un film destinato ad “essere un fiasco” e appositamente concepito per un pubblico elitario. Ma è il passato ad ossessionare lo scrittore. Vecchi ricordi che, in un gioco di libere associazioni (visive, tattili e auditive), riaffiorano inattesi alla sua mente e lo riportano indietro nel tempo e al suo amore per la bella Paola (Florence Darel). “Fare un film su Proust è un’enorme sciocchezza e si rischia la vita, a me per fortuna non l’hanno mai chiesto” scherza Carpi, che precisa di non aver voluto fare un film che fosse una lezione di letteratura, seppur ricco di citazioni: Ungaretti, Mann, Moravia, Kant, Hoffman, Mallarme’, Hegel, Hemingway. “Sono convinto che nessuno di coloro che vedranno Le intermittenze del cuore, pochi o tanti che siano, abbiano mai letto Proust, ma quello che importa e che gli spettatori riescano a identificarsi con quello che si racconta”. Il regista ammette poi di aver diretto un film in parte autobiografico. “Molti degli elementi che compaiono nel film fanno anche parte della mia vita privata e del mio modo di vedere le cose”. Le intermittenze del cuore ha avuto una lunga gestazione. La sceneggiatura, scritta in sole tre settimane, ha aspettato 12 anni, rimbalzando dalla scrivania di un produttore all’altro, prima di approdare tra le mani di Guadalupi e Roberto Bessi. “Abbiamo fatto di tutto per realizzare questo film – dice Guadalupi – il problema è che il cinema italiano oggi è omologato e i film sono pensati perché piacciano al pubblico televisivo e possano così trovare una collocazione in tv”. Tuttavia, sebbene Le intermittenze del cuore non risponda a questa logica, il film è già stato acquistato da Raiuno. L’uscita in sala sarà accompagnata, in libreria, dal volume Le intermittenze del cuore… e della mente edito dalla Ulisse e da un quadro realizzato appositamente per l’occasione da Stefano Di Stasio e diventato anche la sua locandina.

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