Alfabeto Tornatore

Leone, Morricone, Cristaldi. E ancora: sequenze, remake e insuccessi. Dalla A alla Z il regista di Baaria in pillole
1 Settembre 2009
Alfabeto Tornatore

Attori. Ben 200 quelli di Baarìa, e probabilmente resterà un primato personale, ma i suoi film sono sempre stati colmi di personaggi, indossati da ottimi interpreti. Tra i suoi meriti, l’aver scovato l’Enzo Staiola di fine ‘900 – il bambino-attore Totò Cascio – e i mille indimenticabili volti de L’uomo delle stelle. Ha rivelato al cinema italiano il talento della russa Rappoport, e chissà che il miracolo non si ripeta ora con la debuttante Madè.

Baci. Parafrasando Truffaut potrebbe intitolarsi Baci tagliati, come un film a sé, una delle sequenze più toccanti della storia del cinema: la proiezione in chiusura di Nuovo Cinema Paradiso degli interminabili baci censurati con furia inquisitrice dal parroco. Pur vista e rivista, continua a strappare lacrime cinefile e sorrisi, gli stessi sentimenti provati da Jacques Perrin nel ricordo dello scampanellio di Don Adelfio. Tra i film italiani citati nel finale-patchwork: Riso amaro (ben tre volte), Ossessione, La terra trema, La cena delle beffe, Senso, Il cavaliere misterioso.

Cristaldi. Il produttore vecchio stampo animato da vera passione per la settima arte che accordò la sua fiducia al giovane regista sposando l’avventura creativa di Nuovo Cinema Paradiso (vedi). Con il tempo, tra i due fabbricanti di sogni il rapporto si tramutò da professionale in affettivo.

Documentari. Neppure ventenne, inizia a realizzarne in Super8 immergendosi nella realtà della sua terra: Le vampe, Il carretto – molto apprezzato da Guttuso -, Cronaca di una festa per il santo patrono e Le minoranze etniche in Sicilia, quest’ultimo premiato al festival di Salerno. In seguito realizza per la RAI lavori anch’essi intessuti di cultura isolana, tra cui Scrittori siciliani e cinema: Verga, Pirandello, Brancati, Sciascia. L’ultimo in ordine di tempo è Lo schermo a tre punte, dedicato alla sua Sicilia (vedi).

Esordio. Trentenne, esordisce sul grande schermo con Il camorrista, melodramma cupo e sanguinolento. Anche uno spettatore illustre come Gianni Agnelli ne intuisce il talento, tanto da consigliare a Francesco Rosi la visione del film.

Finali. Memorabili (vedi: Baci), claustrofobici (Il camorrista), concilianti (La sconosciuta), autocitazionisti (L’uomo delle stelle). Se eccessivamente dilatati (La leggenda del pianista sull’oceano) manifestano una eccessiva fiducia nella progressione narrativa.

Insuccessi. Prescindendo dagli incassi, il meno riuscito è di certo Malèna: troppe ispirazioni (C’era una volta in America, Fellini, il Germi delle commedie sicule) e poca personalità, stereotipi oltre misura e carenza di understatement formale. Un film ridondante (anche coloristicamente, se si considera che era stato pensato in B/N), come le forme della Bellucci.

Kolossal. In Italia è ormai il solo a realizzarli, con un’ostinazione d’altri tempi. Anni di preparazione, estenuanti limature, budget che lievitano pericolosamente, progetti in attesa di prendere vita (Leningrad). Il piacere del racconto declinato in forma spettacolare è l’essenza del suo cinema e La leggenda… ne incarna finora la summa.

Leone. Il regista a cui assomiglia di più: dolly e terre polverose (lì il West, qui gli spazi aperti dell’amata Sicilia), stile barocco, talento narrativo e maniacalità della messinscena. Li accomuna, tra l’altro, il succitato progetto su Leningrado e il legame con Morricone (vedi). Segue >> 

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