Alberto Sordi secondo Edoardo Pesce

"Ho scelto un approccio istintivo, come se Sordi fosse una maschera della commedia dell'arte" spiega l'attore. Dal 24 al 26 febbraio in sala e il 21 aprile su Raiuno
Alberto Sordi secondo Edoardo Pesce
Edoardo Pesce

Sarà per tre giorni al cinema, dal 24 al 26 febbraio, e poi in onda il 21 aprile su Raiuno, Permette? Alberto Sordi, diretto da Luca Manfredi in occasione del cent’anni dalla nascita del grande attore, interpretato nel biopic da Edoardo Pesce.

Non sono date casuali: il 24 febbraio ricorre l’anniversario della scomparsa di Sordi, avvenuta nel 2003, e il 21 aprile è il Natale di Roma, e quale occasione migliore di questa per celebrare una delle più iconiche maschere della romanità.

Luisa Ricci, Alberto Sordi, Michela Giraud in Permette? Alberto Sordi

“Quello tra la Rai e Alberto Sordi è un amore reciproco”, spiega Fabrizio Zappi di RaiFiction. “Quando ci è stato proposto il progetto, io e Tinni Andreatta, direttore di RaiFiction, eravamo un po’ intimoriti. Come restituire il talento di Sordi? Poi il produttore Sergio Giussani ci ha fatto vedere il provino di Edoardo Pesce e siamo rimasti sorpresi ed emozionati per la generosità, l’energia, il calore. In quel provino c’erano tre situazioni che si ritrovano nel film: la bocciatura in Accademia a Milano, una scena domestica e il provino per il doppiaggio di Ollio. Volevamo che emergessero tutti i talenti di Sordi più la sua capacità di osservare la realtà come un entomologo”.

Per Manfredi si tratta della seconda fiction su un grande attore italiano, dopo In arte Nino dedicata proprio al padre. “Avendo conosciuto Sordi – rivela il regista – ho portato in questo affettuoso omaggio anche dei ricordi personali. Raccontiamo una parte inedita della sua giovinezza per far capire le origini di una grande avventura artistica. Sordi, come mio padre, fa parte del patrimonio culturale di questo Paese che rischia di essere dimenticato”. Davvero Sordi è a rischio oblio?

“Gli amici dei miei figli non conoscevano Nino Manfredi. In un recente sondaggio, si è scoperto che il primo Albertone a cui pensano i ragazzi è Tomba, non Sordi. È giusto che la Rai faccia omaggi di questo tipo e trasmetta i suoi film: deve tutelare e divulgare memoria artistica”.

Edoardo Pesce svela che, quando Manfredi lo chiamò per partecipare alla fiction, la sua prima domanda fu: “e Sordi chi lo fa?”. Il regista rivendica la scelta di non aver voluto rincorrere una “somiglianza esasperata” ma di cercare “il Sordi che c’era in Edoardo”.

“Avevo delle remore – ammette l’attore – sia fisiche che anagrafiche, considerato che ho quarant’anni e dovevo coprire un arco che va dai diciotto ai trentaquattro. Ho scelto un approccio istintivo, non volevo sordizzare: mi bastava il Sordi che già conoscevo, che già c’era in casa. Mi piace il Sordi fragile, che si desordizza, quello di Detenuto in attesa di giudizio e Una vita difficile. Ogni attore romano avrebbe potuto dare una versione di Sordi altrettanto legittima: ho cercato di fare un lavoro di fantasia su un’idea astratta, ho interpretato Sordi come una maschera della commedia dell’arte”.

Alberto Sordi e Pia Lanciotti in Permette? Alberto Sordi

Per il co-sceneggiatore Dido Castelli, la responsabilità di affrontare il mito era altissima: “per entrare nel privato di un uomo molto riservato, abbiamo immaginato di contrapporre la maschera pubblica della romanità cinica al sentimento della tenerezza. Un Sordi tenero, che risente delle sconfitte professionali dei primi anni e dei legami familiari molto forti”.

Permette? Alberto Sordi ha avuto una gestazione un po’ lunga, come spiega il produttore Sergio Giussani. “Trovare un attore non è stato facile. Pesce è una scelta di Manfredi che non riuscivo a immaginare. Ma quando ho visto gli occhi di Edoardo, celesti come quelli di Sordi, mi sono convinto: al primo provino strizza gli occhi esattamente come faceva Sordi quando vedeva uno sconosciuto. Conobbi Alberto nel 1972, abbiamo collaborato fino alla morte. Mi piace ricordare che desiderava aiutare i meno abbienti tramite le sue fondazioni”.

“Marcello Fonte – racconta Pesce – mi ha detto di portare dei fiori sulla tomba di Sordi. Sono andato al Verano il 15 giugno con due fiori, uno giallo e uno rosso. Non c’era nessuno, faceva caldo, sembrava la scena di Carlo Verdone e la Sora Lella al cimitero in Bianco, rosso e Verdone. Arrivato alla cappella ho chiesto: Signor Sordi, mi dia una mano!”. La scena più divertente? “Quella con Aldo Fabrizi, interpretato da Lillo, che cucina la carbonara”.

Alberto Sordi e Lillo in Permette? Alberto Sordi

Nella fiction, Pia Lanciotti è Andreina Pagnani, grande attrice che con Alberto ebbe una lunga relazione sentimentale. “Era una creatura tremebonda e gentile che ho tratteggiato con delicatezza. Ho chiesto ad altre vecchie attrici di raccontarmela per riviverla: Giulia Lazzarini mi diceva che era molto profumata”.

Alberto Paradossi interpreta Federico Fellini. “È il mio primo ruolo importante. Spero di essere stato all’altezza. Il mio è un giovane Fellini bohémien: io sono toscano, ho cercato di restituire la musicalità della sua voce riminese”. E, nel ruolo della madre di Sordi, c’è Paola Tiziana Cruciani: “non essendo un personaggio pubblico, l’ho immaginata come la madre di tutte le madri. È colei che ha impedito a Sordi una vita sentimentale: sono la tipica mamma di un maschio italiano”.

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