Akin oltre i confini

"Il mio è un film filosofico prima che politico", dice il regista turco-tedesco. Nelle sale dal 9 novembre
6 Novembre 2007
Akin oltre i confini

La morte di Yeter (Nursel Kase). E la morte di Lotte (Patrycia Ziolkowska). Prostituta turca in Germania la prima. Ragazza tedesca in Turchia la seconda. A sfiorare le loro esistenze, Nejat (Baki Davrak), giovane professore di letteratura tedesca tornato in patria per cercare la figlia di Yeter, Ayten (Nurgül Yesilçay), ed aiutarla a terminare gli studi. La ragazza, attivista politica, viene arrestata in Germania, poi estradata. E Lotte, coetanea da poco conosciuta e subito affascinata dal suo carisma, parte per Istanbul contro il volere della madre (Hanna Schygulla) decisa ad aiutarla. Miglior sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes e candidato a 3 European Film Awards, arriva in Italia Ai confini del paradiso di Fatih Akin, nelle sale dal 9 novembre con 40-45 copie distribuito da Bim. “Credo sia un film filosofico, prima che politico – dice il regista -, anche se al giorno d’oggi penso sia impossibile separare vita, politica e arte. Quello che più volevo era poter mettere la macchina da presa a distanza di sicurezza, raccontare certi argomenti senza guidare troppo lo spettatore e lasciargli in questo modo la possibilità di farsi un’opinione propria”. Sentiero cinematografico già tracciato da La sposa turca (Orso d’Oro a Berlino nel 2004), il percorso di Fatih Akin prosegue all’insegna del dialogo e delle difficoltà date dall’intreccio di culture diverse, argomento quanto mai attuale per le contraddizioni di una Turchia ancora spaccata sulla possibilità di entrare o meno nell’Unione Europea: “Elemento fondamentale nel film è proprio la ricerca di un dialogo, di un confronto, in un’era globalizzata in cui quello che manca è proprio la comunicazione”, racconta ancora il regista-sceneggiatore. Che spiega: “Anche per questo nel film si parlano tre linguaggi differenti (turco, tedesco e inglese, non pervenuti nell’edizione doppiata, dove tutti i personaggi parlano in italiano, ndr) e, per la prima volta in un mio lavoro, c’è poca musica per cercare di far tornare a parlare le immagini, solo verso il finale sottolineate da una splendida canzone di Kazim Koyuncu, artista turco deceduto proprio come si dice nel film che avrei voluto raccontare in Crossing the Bridge, ma non arrivai in tempo”.  Diventato padre durante la stesura di Ai confini del paradiso, Akin annuncia di essere già al lavoro su un prossimo progetto (“ma è ancora presto per parlarne, è come un embrione in fieri, non mi preoccupo se avrà gli occhi azzurri o i capelli castani, l’importante è che sia sano”, dice) e  racconta di aver inserito nel film un passaggio tratto da Goethe dopo aver seguito alcuni seminari sulla letteratura tedesca: “Mi ha sorpreso scoprire le sue posizioni antirivoluzionarie e, in qualche modo, mi sono sentito molto vicino ad un pensiero che oggi faccio mio: non credo alla violenza e per combattere il sistema non necessariamente occorrono gli strumenti utilizzati dallo stesso”.

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