Addio Vonnegut

Se ne va uno dei più grandi scrittori americani del Novecento. Suoi Mattatoio n. 5 e La colazione dei campioni
12 Aprile 2007
Addio Vonnegut

(Cinematografo.it/Adnkronos) – Lo scrittore di culto americano Kurt Vonnegut è morto la scorsa notte a New York all’età di 84 anni in seguito ad un trauma cranico riportato con una brutta caduta alcune settimane fa. Lo ha annunciato la moglie, Jill Krementz, al New York Times. L’autore di 14 romanzi, numerose commedie teatrali, saggi e racconti, l’idolo di una generazione, quella degli studenti transitati nei campus universitari negli anni sessanta e settanta, si divideva fra Manhattan e Sagaponack, nella vicina Long Islands. Il suo ricco universo letterario era popolato da Tralfamadoriani e Mercuriani, da fenomeni come l’infundibula crono-sinclastica, il punto dell’universo in cui si ricompongono tutte le verità. E’ del 1969 il suo romanzo più famoso, Mattatoio 5 in cui l’autore trasfigura la sua esperienza a Dresda, prigioniero di guerra, sotto i bombardamenti alleati nel 1945. Il romanzo, portato sul grande schermo nel 1972 dal regista George Roy Hill, con l’interpretazione di Michael Sacks e Ron Leibman, narra la storia di un giovane americano che, per sfuggire dai terribili ricordi della guerra e per allontanarsi dai traumi provocati da una famiglia borghese, si rifugia nella fantasia immaginando di vivere sul pianeta Trafalmadore. Nato a Indianapolis l’11 novembre 1922, da una famiglia di immigrati tedeschi, Kurt Vonnegut studiò alla Cornell University, al Carnegie Institute of Tecnology e all’Università di Chicago. Prestò servizio militare presso l’US Army (1942-1945), e le sue esperienze di prigioniero di guerra a Dresda, in Germania, influenzarono i suoi scritti, compresi quelli di fantascienza. I suoi libri sono spesso una curiosa miscela di realismo, fantascienza e psicoanalisi, come testimoniano Le sirene di Titano (1959), Ghiaccio nove (1963), La colazione dei campioni (1973), Un pezzo da galera (1979) e Hocus Pocus (1990). Con Mattatoio 5, Vonnegut seppe trasformare il suo peggior incubo in uno dei suoi maggiori successi letterari. L’opera di Vonnegut è caratterizzata da una prosa piuttosto semplice, diretta, che proprio nella immediatezza trova i più efficaci spunti sia sentimentali che umoristici. Anche la narrazione fantascientifica di Vonnegut non ha nulla a che vedere con il sense of wonder: alieni, invenzioni e paradossi fisici servono semplicemente da pretesto per osservare l’umanità dei personaggi da angoli inconsueti, soprattutto allo scopo di aggirare ogni pregiudizio e tornare in questo modo all’essenza delle cose, con una semplicità che è al tempo stesso la più feroce delle satire. Paradigmatico in questo senso è La colazione dei Campioni (portato poi sullo schermo da Alan Rudolph ed interpretato da Bruce Willis, Albert Finney e Nick Nolte) incui la voce narrante sembra rivolgersi a un alieno o a un ascoltatore del lontano futuro, a cui occorre spiegare ogni cosa, persino cosa sia un hamburger; e per l’occasione, in onore di correttezza e semplicità, i coloni americani diventano “pirati venuti dal mare” e la piramide mozza rappresentata sui dollari, di cui neppure il Presidente conosce il significato, serve a dire ai cittadini: “Nel nonsense è la nostra forza”.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy