A qualcuno piace VHS

Sudicio, squadrato e massiccio, WALL-E prova e suscita nostalgia per l'era analogica. Citandola
1 Agosto 2008
A qualcuno piace VHS

Nel 1986 tale John Badham firmò un film (magari senza troppe pretese, ma che gli italiani avranno visto decine di volte in tv) in cui un robot, a seguito di un corto circuito, assumeva tratti umani e se ne andava alla scoperta del mondo e dei suoi abitanti. Il personaggio di WALL-E deve non poco al Numero 5 di Corto circuito: stessi cingoli, stessi “occhi” e “sopracciglia”, tutt’e due fatti a base di metallo e cavi e circuiti integrati. Entrambi avidi di sapere, sebbene in modi diversi: più enciclopedico Numero 5, che sfogliava migliaia di pagine in pochi secondi gridando eccitato “input, input!”; una curiosità più rilassata e “museale” quella di WALL-E, che tra le montagne di spazzatura quotidiana trova sempre qualcosa da riportare a “casa” perché utile, simpatico o semplicemente degno di attenzione.
Entrambi irresistibili perché teneri, pasticcioni, romantici, imbranati, dunque umani, malgrado il loro guscio di acciaio. Niente a che vedere, insomma, con EVE, “la” robot del XXVIII secolo dal look minimalista, quasi etereo, capace di sfrecciare in aria come se non avesse peso e di chiudersi completamente in se stessa senza lasciare alcuna traccia di articolazioni o giunture. Anche nelle forme, del resto, i due robot Pixar si differenziano nettamente: WALL-E è unto e bisunto, squadrato e massiccio; EVE, al contrario, è arrotondata, aerodinamica e sembra essere appena stata lucidata a specchio.
D’altronde, a pensarci bene c’è un che di nostalgico, in WALL-E. Quei grandi bottoni quadrati sul suo involucro, PLAY e REC, non parlano certo del futuro, ma del nostro passato, di cassette e mangianastri, quando ancora CD e DVD non esistevano: gli anni ’60 e ’70. E qual è l’oggetto più prezioso per WALL-E? Non certo un DVD… ma una videocassetta.
In altre parole, WALL-E è più analogico che digitale, e questo lo rende in qualche modo più umano della (inizialmente) algida, implacabile EVE. Ma l’effetto rétro scaturisce anche dalla colonna sonora. Nella prima metà del film, se i dialoghi fanno appena capolino, la fanno da padroni i brani musicali tratti da Hello, Dolly! (il film contenuto nella videocassetta di cui sopra) e la voce di Louis Armstrong che interpreta La Vie en Rose. Il contrasto tra queste canzoni, morbide e calde, e il silenzio subitaneo di certi campi lunghi, screziato soltanto dal fischio del vento, è studiato ad arte per avvolgere lo spettatore con quella cappa di solitudine e desolazione che avviluppa ormai, senza redenzione, il pianeta Terra.

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