A picco col Poseidon

Il regista Wolfgang Petersen: "Il mio film è metafora dell'oggi. Affondiamo tra guerre, paure e incertezze"
31 Maggio 2006
A picco col Poseidon
Poseidon diWolfgang Petersen

Il naufragio del Poseidon come metafora di un mondo al contrario, in cui regnano guerra, terrorismo e paura. Questa la chiave con cui Wolfgang Petersen ha riletto il celebre originale del ’72, trasponendolo nell’era di Bush, dell’Iraq e della globalizzazione. Non fa nomi il regista de La tempesta perfetta e Troy, ma con Poseidon, da domani in Italia con 350 copie, si augura di essere stato sufficientemente duro e realistico per dire le cose come stanno: “Viviamo in un’epoca di paura e incertezze generalizzate – racconta a Roma, insieme al cast del film -. Disastri ecologici, guerre e terrorismo fanno ormai parte della nostra quotidianità. Quello che noi registi dobbiamo cercare di fare è rispecchiare questo clima e questa realtà”. Soltanto paradossale, la scelta di un transatlantico capovolto nell’oceano con migliaia di passeggeri a bordo diventa quindi la chiave per raccontare un mondo impazzito: “Una prospettiva – spiega – che se adottata con coerenza, consente di approcciare il genere catastrofico, riempiendolo di contenuti attuali e realistici”. Assente lo straordinario Richard Dreyfuss, ad accompagnarlo a Roma, oltre alla coppia di protagonisti Kurt Russell e Josh Lucas, ci sono la giovane Emmy Rossum e l’australiana Jacinda Barrett, che negli Usa comparirà presto nel ruolo di Giovanna Mezzogiorno, nella trasposizione hollywoodiana dell’Ultimo bacio.
Il classico di Irwin Allen L’avventura del Poseidon è per Petersen solo uno spunto. “Un film straordinario – dice – di cui abbiamo però ripreso esclusivamente l’incipit, per poi sviluppare una storia del tutto nuova e moderna”. Ecco quindi il Poseidon, lussuosissimo transatlantico da 800 scompartimenti e 13 ponti, venire investito da una gigantesca onda anomala, proprio mentre è in rotta nelle acque dell’Atlantico nella notte di Capodanno. L’urto, avvenuto nel pieno dei festeggiamenti, capovolge l’imbarcazione e imprigiona gran parte dei passeggeri in sala da ballo. Un gruppo di insubordinati, guidati da un intraprendente giocatore d’azzardo, sfugge agli ordini del capitano e si avventura alla disperata ricerca di una via d’uscita. Nel resto della nave è l’inferno: fuoco, fiamme e fiumi d’acqua, a cui dovranno sfuggire, facendosi largo tra i corpi straziati delle centinaia di vittime. “Proprio il fatto che la tragedia avviene durante i festeggiamenti – racconta Petersen – è emblematica della mia denuncia. Il terrorismo e le catastrofi di oggi colpiscono le persone comuni e nei momenti più imprevedibili. Tutto potrebbe finire in un attimo e capovolgersi, proprio come il transatlantico della storia”.
Ed è proprio questa imprevedibilità a segnare la principale differenza che separa Poseidon, dai precedenti Das Boot e La tempesta perfetta. Lì si trattava di soldati e pescatori, ma il filo rosso era già la minaccia dell’acqua. “Una vera e propria ossessione” che Petersen dice di portarsi dietro fin da bambino. “Essendo cresciuto ad Amburgo, in Germania, ero circondato dal mare. Restavo per ore rapito dal fascino romantico dell’oceano, ma a colpirmi era anche il suo immenso potere distruttivo. Quello che ho cercato di fare è stato quindi assegnare all’acqua il ruolo del cattivo, quasi si trattasse di un vero e proprio personaggio del film”. Al resto hanno pensato il cast, sfarzosissime scenografie e un massiccio ricorso agli effetti speciali. “Dai tempi di Titanic sono stati fatti passi da gigante – dice Petersen -. I livelli di sofisticazione raggiunta consentono ormai il massimo della libertà creativa”. Lo strumento ideale per simulare il realismo di cui Petersen aveva bisogno. Mentre per gli esterni si è affidato alla computer grafica, per gli interni racconta di essersi avvalso di mastodontiche ricostruzioni in cui, per le scene successive al rovesciamento del Poseidon, i saloni sono stati riprodotti anche capovolti.
A guidare il cast corale che accompagna il film è Kurt Russell. Sullo schermo un risoluto ex sindaco di New York, a Roma applaude Wolfgang Petersen: “E’ un regista unico – dice -. Quando mi è stato proposto il film, non mi interessava che fosse un remake, né tantomeno che si trattasse di Poseidon. Ho accettato soltanto per poter lavorare con lui”. Al suo fianco, nei panni della figlia, anche la giovane Emmy Rossum da poco vista nel Fantasma dell’Opera: “Ho letto la sceneggiatura poco dopo lo Tsunami – racconta l’attrice -. Anche per questo mi sono sentita molto responsabilizzata nell’affrontare il film. All’inizio ero terrorizzata e non sapevo come calarmi nella parte. Poi, al museo sul World Trade Center ho trovato dei nastri con le registrazioni di alcune vittime dell’11 settembre. E’ sentendo la paura di una ragazza poco prima del crollo, che alla fine ho trovato la chiave giusta”.
Nei panni di una mamma scampata alla tragedia col figlioletto c’è poi l’australiana Jacinda Barrett. Pressoché sconosciuta al pubblico italiano, l’attrice comparirà a dicembre sugli schermi Usa nel remake de L’ultimo bacio. Nell’adattamento, intitolato The Last Kiss e sceneggiato dal regista premio Oscar per Crash Paul Haggis, interpreterà il ruolo che Muccino riservava a Giovanna Mezzogiorno. “Quando ho visto il suo film – racconta la Barrett – me ne sono subito innamorata. Sicuramente uno dei più importanti della mia vita”. Nella trasposizione, diretta da Tony Goldwyn, ad affiancarla c’è tra gli altri Zach Braff, nella parte di Stefano Accorsi. “La storia – anticipa l’attrice – è molto fedele all’originale. Qualche modifica è stata apportata soltanto nel finale”.

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