Le stagioni di Francesco Calogero

Seconda primavera, un piccolo film siciliano sulla vita, il tempo che passa e l’emotività incontrollata dell’uomo
Le stagioni di Francesco Calogero

“Comédie dramatique”. È così che Francesco Calogero definisce il suo film, Seconda primavera, in sala dal 4 febbraio 2016 distribuito da Mariposa Cinematografica in circa 30 copie. “Il film è un collegamento tra stagioni, elementi e virtù. Girato molto in piano sequenza con il movimento interno degli attori”, afferma il regista. Seconda primavera, girato interamente a Messina in 4 settimane con il sostegno della Regione Sicilia e della Sicilia Film Comission, è un film a bassissimo costo ed è il quinto che vede Francesco Calogero impegnato dietro la macchina da presa. I protagonisti sono Claudio Botosso, Dedirée Noferini, Angelo Campolo, Anita Kravos e una partecipazione speciale. “Ringrazio pubblicamente tutti gli attori ma in particolare Nino Frassica che ha fatto su e giù tra l’Umbria e Messina perché impegnato sul set di Don Matteo”.

Per Francesco Calogero esiste un filo rosso tra la terra dei vivi e la terra dei morti: un limbo in cui l’uomo è bloccato tra colpa e desiderio. Seconda primavera, diviso in sei capitoli, le quattro stagioni più un secondo inverno e un’altra primavera, è prima di tutto un girotondo emotivo di un architetto in crisi sentimentale e professionale. “Volevo raccontare come cambia la vita delle persone tra gli ambienti chiusi e gli spazi aperti”, aggiunge Calogero. Dell’architetto Andrea Ricoli ne parla il suo interprete, Claudio Botosso: “è un personaggio che passa tra diverse stagioni sentimentali, sempre in bilico tra i sentimenti. Avevo dubbi sulle mie capacità perché era difficile riuscire a giocare sull’equilibrio. Io, come Andrea, dovevo trattenere tutto dentro, ogni emozione, senza esprimermi”.

Il film, ricco di simboli e citazioni letterarie, prende spunto e partenza da una poesia di Hermann Hesse e dalle musiche di Strauss. Non mancano riferimenti ai dipinti di Magritte e ai racconti di Edgar Allan Poe.

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