80 anni di ricordi

L'amore per il cinema, la vita e un sogno: essere immortale. In un video-ritratto l'omaggio a Manfredi
16 Giugno 2004
80 anni di ricordi

“E se diventassi immortale? Non mi dispiacerebbe, potrei continuare a raccontare le mie favole. Ma dentro sono rimasto ancora un bambino e questa è già una forma di immortalità”. Con queste parole, pronunciate da Nino Manfredi, si apre il documentario 80 anni da attore dedicato alla figura dell’ultimo dei grandi quattro moschettieri della commedia all’italiana, scomparso il 4 giugno scorso. A dirigerlo il figlio Luca in occasione dell’ottantesimo compleanno del padre. Il filmato – realizzato nell’ambito di una collana sui grandi maestri del cinema italiano voluta da Lino Micciché all’epoca della sua presidenza all’ex Scuola Nazionale di Cinema – è stato presentato ieri sera a Roma, accostato all’anteprima, organizzata da Cinecittà Holding e Mediaport, dell’ultimo film interpretato da Manfredi, Garcia L. La fine di un mistero diretto da Miguel Hermoso e per il momento ancora senza un distributore. Nel film l’attore interpreta straordinariamente il ruolo del barbone Tartaruga, che si scoprirà poi essere il poeta Federico Garcia Lorca, creduto ucciso dai fascisti nel 1936. “Nino non voleva farlo questo film – ha raccontato la moglie Erminia, presente alla serata insieme ai tre figli – all’epoca stava gia’ male e sono stata io a convincerlo ad accettare di partecipare a questo progetto. Nino non riusciva a convivere con i suoi 80 anni e io sapevo che lavorare era l’unico modo per dargli la forza di continuare, per farlo sentire ancora bambino”. Il commovente documentario di Luca Manfredi ripercorre gli oltre 60 anni di carriera di suo padre. E’ Manfredi stesso a raccontarsi in prima persona, intervistato per l’occasione dagli amici Gianni Canova (critico cinematografico) e Massimo Ghini, con il quale aveva lavorato in Grazie di tutto: il vecchio nonno emigrato in America, dal quale aveva ereditato la sua ironia, l’esperienza del collegio, la laurea in giurisprudenza conseguita solo per ottenere il permesso dal padre di iscriversi all’Accademia di arte drammatica, gli esordi con Vittorio Gassman (in un’intervista di repertorio lo stesso Gassman racconta di come fu il primo ad ingaggiarlo per 2000 lire) e ancora l’amicizia con Totò e i ricordi dal set di Operazione San Gennaro. Nel 1962 il primo film come regista L’avventura di un soldato, episodio muto di L’amore difficile, ispirato a un racconto di Italo Calvino. “Dopo averlo visto, Calvino che non voleva che lo girassi, mi scrisse una lettera bellissima – racconta Manfredi nel documentario – in cui mi diceva: caro Nino con questo film mi sono sentito scoperto dentro”. E l’indimenticabile Pinocchio con Comencini che lo volle per il ruolo di Geppetto perché considerato “l’unico attore in grado di parlare tranquillamente con un pezzo di legno”. Poi sequenze di vita privata, il matrimonio con la moglie Erminia e le estati al mare con i figli, immagini con le quali si chiude il documentario e che sono state accompagnate in sala da un lungo applauso. “Negli occhi di Nino c’era tutta la sua vita, avevano una profonda e una ricchezza straordinaria. Viveva male la vecchiaia – ricorda Erminia – aveva paura di essere dimenticato, di non farcela”.

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