7 sconosciuti a Roma

Drew Goddard apre la XIII Festa del Cinema con un noir corale ambientato a El Royale, hotel al confine tra California e Nevada: "Il tema del film è la doppiezza e quel luogo ne è l'emblema"
7 sconosciuti a Roma
Il regista Drew Goddard

“Mi vesto in modo diverso quando scrivo e quando dirigo un film: il compito dello sceneggiatore è quello di essere fedele ai personaggi e alla storia. Quando scrivo la parola ‘fine’ licenzio lo sceneggiatore, assumo il regista e inizio a pensare al cast. Ed è la parte più divertente, quando inizi a vedere questi personaggi che prendono vita”.

Parola di Drew Goddard, che questa sera inaugura la XIII edizione della Festa del Cinema di Roma con 7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at the El Royale), film che il 25 ottobre sarà nelle sale italiane distribuito da 20th Century Fox.

7 sconosciuti a El Royale

Sette estranei, ognuno con un passato da nascondere e un segreto da proteggere, si incontrano all’El Royale sul lago Tahoe, un misterioso e fatiscente hotel al confine tra California e Nevada. La notte del loro incontro sarà un momento decisivo: tutti avranno un’ultima, fatidica possibilità di redenzione.

“Il bello del cinema è trasportarti in luoghi di questo tipo. Il tema del film è la doppiezza, e l’hotel riflette questa dualità”, dice ancora il regista, già candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Sopravvissuto – The Martian, accompagnato nella capitale da una delle interpreti del film, Cailee Spaeny: “Drew riesce a trasmettere un’enorme passione. Ogni giorno eravamo entusiasti e pronti a lavorare. Abbiamo chiarito le cose dall’inizio. Ho parlato molto con lui, proprio per comprendere al meglio il background di Rose, ragazza giovanissima sedotta da un carismatico leader di una setta”.

Cailee Spaeny

Nel cast del film troviamo Jeff Bridges (è il sedicente Padre Daniel Flynn), Cynthia Erivo (è la cantante Darlene Sweet), Dakota Johnson è l’oscura Emily Summerspring, nonché sorella maggiore della sopracitata Rose, Jon Hamm è Laramie Seymour Sullivan (sedicente venditore di aspirapolveri, in realtà detective FBI), Lewis Pullman è il receptionist Miles Miller e Chris Hemsworth è Billy Lee.

“Come nascono e si sviluppano le sette? Si parte quasi sempre con la voglia di cambiare, migliorare il mondo, e poi il più delle volte si sfocia in qualcos’altro”, dice ancora Cailee Spaeny, che prossimamente vedremo in un altro film caratterizzato dalla presenza di un nutrito cast di livello, Vice di Adam McKay, incentrato sulla figura di Dick Cheney e interpretato da Christian Bale.

Ed è proprio il lavoro con gli attori al centro del lavoro di Goddard: “Ogni film per me comincia con l’amore verso i miei personaggi. Mi piace entrare nella loro realtà. Creare la struttura del racconto è stato semplice, mentre lo scrivevo mi chiedevo ‘a chi tocca ora venire sotto i riflettori?’. Mi piacciono i film dove non esiste un unico protagonista: la storia che si svolge lungo 12 ore in un unico luogo. Da un punto di vista realizzativo non è facile, intanto in termini logistici, ma per ottenere l’effetto sperato l’unica è stata dover girare in continuità”, spiega il regista, che ha realizzato il film in pellicola.

“La scelta è stata fatta in parte da un punto di vista intellettuale, perché volevo che il film evocasse il periodo in cui era ambientato, gli anni ’60-’70. Ma anche dal punto di vista tecnico – spiega ancora Goddard – credo che l’imprevedibilità che ti regala la pellicola, dall’improvviso cambio di colore ad altri aspetti, è un qualcosa che il digitale, più perfetto, più freddo, non riesce a donare”.

Imperfezioni (di non poco conto), “bugie” che in qualche modo caratterizzano tutti i personaggi di 7 sconosciuti a El Royale: “Anche oggi, come negli anni passati, stiamo vivendo tempi cupi, ma come sempre ci sono spiragli di luce. E il film si chiude con un percorso di redenzione. Non è un caso che a salvarsi sia proprio quel determinato personaggio, perché credo fortemente nel potere salvifico dell’arte, centrale e importante anche ai nostri giorni come lo era nelle epoche passate”.

Il regista Drew Goddard e Cailee Spaeny

Per quanto riguarda le influenze sul proprio lavoro, infine, Goddard non fa mistero del fatto che “essendo cresciuto negli anni ’90 è impossibile sfuggire all’influenza di cineasti come Quentin Tarantino o i fratelli Coen: talenti straordinari, capaci di muoversi tra i generi senza la paura di tentare strade sempre nuove, e diverse”.

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