18 regali per noi

Dal 2 gennaio in sala con Lucky Red, il film di Francesco Amato racconta la storia vera e commovente di Elisa Girotto: "Sentivamo una grande responsabilità nei confronti di questa vicenda", dice Vittoria Puccini
18 regali per noi
18 regali

Arrivano sul grande schermo i 18 regali che hanno commosso il mondo. Esce infatti in sala il 2 gennaio, distribuito da Lucky Red, il film di Francesco Amato che racconta la storia vera e commovente di Elisa Girotto, mamma che lasciò, prima di morire, diciotto doni affinché venissero consegnati alla figlia Anna nel giorno del suo compleanno e l’accompagnassero fino alla maggiore età.

“Tempo fa ricevetti sul mio cellulare la notizia della vicenda di questa quarantenne trevigiana uccisa dal cancro e della sua dolce eredità lasciata alla figlia. La cancellai subito, perché mi spaventai- racconta il regista-. Nel 2017 però andai a trovare suo marito Alessio Vincenzotto, che mi aprì le porte della sua casa. Elisa non c’era più da un mese, mi svelò qualche suo segreto e lessi le sue lettere così potenti. E’ una donna che si è sempre voluta misurare con un futuro a pochi giorni da una morte di cui era consapevole”.

Amato (Lasciati andareCosimo e NicoleMa che ci faccio qui) decise poi di farne un film per raccontare con l’aiuto degli sceneggiatori Massimo Gaudioso, Davide Lantieri e dello stesso Vincenzotto, questa “testimonianza che è un messaggio di speranza”.

Per farlo ha fatto convergere passato e presente e ha messo in scena l’incontro tra la madre (Vittoria Puccini) e la figlia (Benedetta Porcaroli) come se fosse “un incontro psicoanalitico” in una terza dimensione, aldilà di quella reale e di quella onirica, con riferimento a film come Peggy Sue si è sposata Ritorno al futuro.

“Nei confronti di questa storia sentivamo una grande responsabilità perciò siamo entrati in punta dei piedi – dice Vittoria Puccini– . Alessio ci ha dato questo materiale intimo e prezioso e mi sono molto emozionata quando ha tirato fuori questa scatola dei regali e le lettere di Elisa. Ho subito sentito la positività di questo gesto, che è un inno alla vita. Lei si è proiettata nel futuro della figlia per accompagnarla visto che non ci sarebbe stata fisicamente. Mi ha colpito la sua semplicità e l’aver scritto anche consigli molto pratici come quelli sulla gestione della bimba all’asilo”. E prosegue: “Nel film grazie all’incontro con questa ragazzina imparerà che sua figlia è altro da sé. Il centro è proprio il rapporto genitori-figli. Da madre mi ha fatto riflettere sul non volere plasmare i figli a propria immagine e somiglianza. Da figlia ho capito che gli errori dei genitori sono perdonabili perché dietro i loro gesti c’è sempre l’amore”.

Poi interviene Benedetta Porcaroli: “Sono rimasta colpita dalla tangibilità dell’eredità che ha lasciato. Questi regali nel film sono anche una presenza ingombrante perché per lei scartarli ogni anno, senza avere la mamma accanto, è come riaprire un vaso di Pandora e fare i conti con questa perdita. E’ il racconto di due donne che non si conoscono e che si scoprono l’un l’altra attraverso l’elaborazione di questo lutto e l’insegnamento più importante che cerca di trasmettere è quello di viversi e godersi la vita fino in fondo”.

Francesco Amato racconta di aver cercato di fare una storia “universale e che parlasse a tutti”, motivo per cui ha scelto dei luoghi “poco identificabili” (ha girato in Toscana a Crespi D’Adda) e ha messo in campo le emozioni cercando allo stesso tempo di non fare un film “ricattatorio o troppo enfatico o patetico”.

Infine Alessio Vincenzotto dice: “Nella realtà Elisa sapeva di avere un tumore quando ha partorito, ma non ne conoscevamo la gravità e l’entità. Non pensavamo insomma che fosse una cosa così aggressiva. Quando è nata la bambina se l’è goduta pochissimo perché dopo quaranta giorni eravamo già a Milano in cerca di cure. Paradossalmente è riuscita a godersela quando non c’era più nulla da fare”. E sul film conclude: “Hanno avuto molto rispetto della figura di mia moglie. Vittoria nel renderla sullo schermo è stata incantevole. Il risultato è davvero stupefacente perché non è un film sulla morte, ma sulla vita e sul rispetto della vita”.

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