Margot Robbie e la “sua” Tonya

L'attrice candidata all'Oscar racconta sulla Rivista del Cinematografo l'esperienza del biopic sulla pattinatrice più odiata d'America, in sala dal 22 marzo
Margot Robbie e la “sua” Tonya

Lo sport può fare miracoli. Ai tempi dell’antica Grecia, durante i giochi olimpici veniva bandita una tregua sacra tra le polis in conflitto. La vittoria di Gino Bartali al Tour del France del 1948 salvò l’Italia dalla guerra civile, mentre a febbraio la Corea del Nord e la Corea del Sud sfileranno sotto la stessa bandiera durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali, che si svolgeranno a Pyeongchang. Quasi una prova di dialogo avvenuta anche grazie al talento di una coppia di pattinatori nordcoreani: Ryom Tae Ok e Kim Ju Sik. A loro due è affidato il ramoscello d’ulivo che potrebbe condurre a una tregua tra le due nazioni.

La figura di questi due giovani campioni sembra porsi in contrasto con la competitività esasperata che fu di Tonya Harding, la pattinatrice americana che si distinse per l’esecuzione perfetta di un triplo axel durante i campionati nazionali statunitensi del 1991. Fu infatti responsabile dell’aggressione alla rivale Nancy Kerrigan, che non poté partecipare ai successivi giochi olimpici. Ora la sua storia arriva sul grande schermo col film I, Tonya, diretto da Craig Gillespie, nelle sale dal 22 marzo distribuito da Lucky Red.

 

“La storia delle due pattinatrici campionesse che diventano rivali e poi acerrime nemiche ha cambiato per sempre il modo in cui il mondo guarda ai giochi olimpici. All’età di soli ventitrè anni, Harding era la cattiva d’America. Immagine ed emblema del male e dei più bassi istinti” scrive Simone Porrovecchio, nell’articolo Io, Tonya, sul numero di gennaio della Rivista del Cinematografo. Parla inoltre del toccante incontro tra Tonya e l’attrice Margot Robbie che la interpreta nel film, restituendole l’immagine di “una donna indipendente, forte, schiacciata da peso del talento, del successo, delle proprie debolezze”.

“Il mio ruolo – racconta l’attrice, candidata all’Oscar – è fatto di due strati profondamente divergenti: da una parte l’impegno sportivo, per me una sfida grandissima, la prestanza fisica da raggiungere, la perizia tecnica da imparare da zero. La Tonya Harding pubblica. Dall’altra il racconto, i primi piani, l’invecchiamento visto da vicino, le risposte e il racconto che procede sulla linea di una seduta psicoterapeutica. Tonya Harding privata, non meno difficile da restituire sullo schermo. Tutto il dramma, il mistero, la profondità degli abissi ma anche l’umanità, da far emergere dalle linee del volto”.

 

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