Condizioni critiche

Alla Festa di Roma si rinnova l'appuntamento con il convegno "informale" organizzato da Mario Sesti. Ospiti di quest'anno Anthony O. Scott del NYT e Annette Insdorf della Columbia University
Condizioni critiche

Dopo il successo dello scorso anno, Mario Sesti ha deciso di replicare Condizioni critiche, ovvero il convegno informale sulla critica cinematografica e le sue nuove frontiere all’interno della Festa del Cinema di Roma. Quest’anno oltre a sondare la bontà eventuale dei nuovi mezzi di comunicazione e dei nuovi modi di fare critica attraverso i mezzi digitali, l’incontro si è soffermato sullo “scontro” tra linguaggi. Infatti, tenendo come orizzonte la possibilità di affrontare la critica non solo con la parola ma anche con l’immagine – il video-saggio, il critofilm -, Sesti ha invitato due ospiti che hanno da poco scritto un libro, gettando un ponte tra accademia, critica militante e bacino d’utenza popolare e pop.

Anthony O. Scott, critico del New York Times e già ospite lo scorso anno, che ha da poco pubblicato in Italia Elogio della critica (edito da Il saggiatore), un viaggio nel concetto stesso di critica artistica e una riflessione sulle questioni etiche, professionali e filosofiche dell’essere critico; Annette Insdorf, docente di cinema alla Columbia University, che invece portava in dote Cinematic Ouvertures, una riflessione analitica e discorsiva al tempo stesso sulle prime sequenze e su come, al pari di una stretta di mano con una persona appena conosciuta, possano dire tanto del film che seguirà.

Un incontro interessante, puntellato di esempi di video-saggi contemporanei che mostrano le potenzialità ma anche i limiti del rapporto tra parola immagine, che è partito dalle esperienze e visioni personali dei due ospiti per ampliare il raggio d’azione alle modalità, i percorsi e gli inciampi del lavoro critico, soprattutto nel rapporto con il fruitore per finire, anche attraverso le domande del pubblico, ad avvicinarsi alle nuove modalità e possibilità di critica.

Accennate però di sfuggita, senza davvero entrare nei meandri di cosa possono – se possono – offrire social media e network in termini di veicolo critico. Se è vero che “la recensione è l’inizio di una conversazione” (come ha detto Scott), di un dibattito sul film con il pubblico – elemento che rende la possibilità dei social cruciale – partendo dalla fiducia che si ripone sul critico come individuo autorevole, allora aspettiamo il prossimo anno, per continuare la conversazione e magari renderla ancora più contemporanea.

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