100 firme per il copyright

Da Liliana Cavani a Pierfrancesco Favino, il cinema sigla la lettera indirizzata ai 73 parlamentari europei italiani che il 25 marzo voteranno la Direttiva
100 firme per il copyright
Simbol flag of european union

Oltre 100 firme di attori, registi, sceneggiatori, tra i quali Liliana Cavani, Roberto Benigni, Matteo Garrone, Luca Argentero, Giuseppe Fiorello, Cristiana Capotondi, Pierfrancesco Favino, accompagnano la lettera indirizzata ai 73 parlamentari europei italiani che il 25 marzo saranno chiamati a esprimere il voto definitivo sulla Direttiva sul Copyright. Siglato anche dalle principali associazioni degli autori (ANAC, 100 autori, WGI, AIDAC), il testo intende sensibilizzare i parlamentari di tutte le forze politiche sull’equa remunerazione del lavoro creativo, film, musiche canzoni, testi letterari, saggi, articoli, performance, che attualmente sono diffusi sul web in modo indiscriminato consentendo alle grandi piattaforme di maturare ingenti utili pubblicitari, senza riconoscere alcunché agli aventi diritto. Per porre alcune “minime” regole ai giganti del web nella lettera/appello si chiede un “sì” convinto alla direttiva sul Copyright il cui testo è frutto di un difficile compromesso tra le diverse posizioni.

“Non si tratta semplicemente di difendere il diritto d’autore sul web” dichiara Francesco Ranieri Martinotti presidente anac, una delle associazioni promotrici, “ma di approvare un provvedimento che garantisca una forma di equità, che porterà vantaggi al fisco, sosterrà le piccole imprese. Questo perché di fatto gli autori sono anche dei piccoli “imprenditori” che valorizzano il made in Italy”. Nella lettera infatti si ricorda che la direttiva porrebbe fine all’attuale deregulation e la prima conseguenza sarebbe quella di un incremento del fatturato del settore, con i relativi vantaggi fiscali per l’Erario statale. Ricordiamo che gli autori italiani tramite la Siae hanno pagato nel 2017 duecentocinquanta milioni di tasse: tale cifra potrebbe agevolmente triplicarsi se fosse riconosciuto l’equo compenso per tutte le opere italiane diffuse sul web.

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