La solitudine dell’ala destra: Pasolini e il calcio

A Pordenone una grande mostra fotografica ripercorre le tappe salienti della passione sportiva, lunga una vita, del poeta e regista: dal tifo per il Bologna alla celebre partita Salò contro Novecento, dai campetti di Casarsa alle borgate romane
2 Giugno 2022
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La solitudine dell’ala destra: Pasolini e il calcio
Pier Paolo Pasolini nel 1973
Aperta al pubblico da sabato 23 aprile alla Galleria Harry Bertoia, La solitudine dell’ala destra. Pier Paolo Pasolini e il calcio è una grande mostra composta per lo più da materiale inedito, realizzata da Cinemazero e Comune di Pordenone, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa.
Con 120 fotografie, filmati, scritti, memorabilia che per la prima volta si svelano al pubblico, il percorso espositivo, curato da Piero Colussi, ricostruisce le tappe salienti della passione sportiva, lunga tutta la vita, di Pasolini, nell’anno del centenario della nascita.
Pubblichiamo, per gentile concessione degli organizzatori, un testo tratto dal catalogo della mostra.
La mostra, a ingresso libero, sarà aperta fino al 19 giugno, da giovedì a domenica, dalle 15 alle 19.

 

La passione di Pasolini per il calcio ebbe inizio nella sua città natale, Bologna, dove la sua famiglia si era trasferita da Cremona nel 1937. Pasolini frequentava il Liceo Galvani e, dopo la scuola, il circolo ricreativo “La casa del soldato”, ma era il calcio ad appassionarlo veramente, come ricorderà qualche anno più tardi: «I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara – giocavo anche sei, sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo mi avrebbero chiamato “Stukas”: ricordo dolce-bieco – sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso».

Allora il Bologna Football Club era uno squadrone capace di vincere ben quattro scudetti in cinque anni e Pasolini ne divenne un tifoso viscerale. Nel 1939 si iscrisse all’università ed ebbe modo di partecipare al torneo di calcio tra le facoltà, come capitano della squadra di Lettere, che si classificò quarta.

Pier Paolo Pasolini in azione – Foto di Deborah Beer © Cinemazero

Dopo gli esami, come d’abitudine, trascorreva le vacanze estive a Casarsa, nella casa della famiglia della madre Susanna Colussi. Nell’estate del 1941 indossò la maglia bianconera del Casarsa Football Club, partecipando al campionato della Gioventù Italiana del Littorio a fianco dell’amico Cesare Bortotto e del centravanti Manlito Bertolin; quest’ultimo in seguito sarebbe diventato professionista in serie C e B. «Ho giocato con discreta abilità, ala sinistra col Casarsa avendo perso 4-0 con Azzano Veneto (Decimo ndr). Domani, domenica partita con Camino»: così scriveva nel luglio del 1941 da Casarsa all’amico Luciano Serra.

Le partite del Casarsa Football club, società fondata nel 1924, venivano giocate nel campo sportivo dietro la ferrovia e come spogliatoio i calciatori usavano una stanza del vicino albergo Leon d’Oro. Finita la guerra, Pasolini fu tra i promotori della nascita della SAS Casarsa (Società Artistico Sportiva), che fissò la propria sede nello stanzone adiacente la casa del nonno Domenico Colussi Batiston, costruito per ospitare le attività dell’Academiuta di lenga furlana.

Sempre in quell’anno troviamo Pasolini fra i fondatori dell’Unione Sportiva Sangiovannese. Dal 1947 iniziò anche a scrivere di calcio in qualità di corrispondente de Il Friuli Sportivo. Una volta trasferitosi a Roma, frequentò con assiduità i campetti di calcio delle borgate, dove ebbe modo di conoscere i ragazzi che in seguito sarebbero diventati i protagonisti dei suoi romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta. A metà degli anni Sessanta fu fra gli animatori della squadra chiamata Attori Artisti e Cantanti, assieme a Gianni Morandi, Little Tony, Ninetto Davoli, Franco Citti, Enrico Montesano, Maurizio Merli, Giorgio Bracardi, Mario Valdemarin e tanti altri. Con quella squadra darà vita a innumerevoli partite a scopo benefico.

Laura Betti, Pier Paolo Pasolini e il vincitore Bernardo Bertolucci – Foto di Deborah Beer – inedita © Cinemazero

Anni dopo indossò la fascia di capitano con la Nazionale dello Spettacolo che aveva contribuito a far nascere assieme a Giacomo Ciarlantini e Giorgio Castrucci, giocando con campioni come Fabio Capello, Edy Reja, Giovanni Galeone, Angelo Sormani, Raf Vallone, solo per citarne alcuni. Nella primavera del 1975, qualche mese prima di venire assassinato, organizzò a Parma la partita di calcio tra la troupe di Salò e quella di Bernardo Bertolucci che a pochi chilometri di distanza stava girando Novecento. Fra i protagonisti della sonante vittoria di Bertolucci, 5 a 2, il giovane calciatore della squadra “primavera” del Parma Carlo Ancelotti che, per l’occasione, fu “assunto” come attrezzista nella troupe di Novecento segnando pure un goal.

La mostra prende in prestito il titolo dalla bella storia poetica del calcio mondiale di Fernando Acitelli e,  con oltre 120 foto – molte delle quali inedite – filmati e memorabilia, documenta per la prima volta questa straordinaria attività agonistica che gli consentì di giocare sia in stadi importanti come quelli di Roma, Genova, Bologna, Verona, Napoli sia in campi di calcio di piccole città di provincia come Trapani, San Benedetto del Tronto, Grado, Foligno sia in campetti di terra arsa nei quartieri romani del Testaccio, Monteverde, Valle Aurelia, Monte Sacro, Eur, ecc.

Pier Paolo Pasolini in campo © Cinemazero

Pasolini non si limitò alla sola pratica sportiva di giocatore e tifoso di calcio, ma intervenne con scritti, interviste e commenti giornalistici sugli aspetti linguistici, antropologici e sociologici di questo popolare sport. A ulteriore conferma dell’interesse per tale mondo si ricorda la sua celebre affermazione: «Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo» o l’articolo che pubblicò nel 1971 sul Giorno intitolato Il calcio “è” un linguaggio con i suoi poeti e prosatori. Nel 1973 alla domanda di Enzo Biagi che lo intervistò per La Stampa: «Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?». Pasolini confessò: «Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros’ per me il football è uno dei grandi piaceri».

Piero Colussi

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