Fulci Talks

A distanza di trent'anni il regista di "Non si sevizia un paperino" torna a parlare grazie al lavoro di Antonietta De Lillo, che lo aveva già raccontato nel 1994 con "La notte americana del Dr. Lucio Fulci". Un video ritratto da cui il montaggio per ragioni di spazio aveva tagliato fuori ore di materiali che chiedevano di avere nuova vita, difatti ripescati e rimontati dando l'illusione che su di essi non sia stato fatto alcun intervento, sono confluiti in un film dalla natura ibrida di grande potenza e fascino. Stupisce tanto questa confessione straordinaria, maieuticamente sollecitata da De Lillo in compagnia del critico Marcello Garofalo, di uno dei registi più vitali ed eccentrici che il cinema italiano abbia avuto la fortuna di avere. Un geniale artigiano. Un maestro di bottega. Un visionario. Uno che durante il giorno studiava modi per girare una scena di omicidio e la sera si nutriva di Baudelaire, Socrate, Henry James. Uno che è stato regista ma che sognava di fare l'attore. Un eclettico votato all'incoerenza.
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