Alganesh - All'orizzonte una speranza

Al confine tra Etiopia ed Eritrea, dopo decenni di guerra, oggi si combatte un'altra battaglia: quella della sopravvivenza per migliaia di profughi in fuga dalla dittatura. Sono 5 i campi profughi degli Eritrei sul confine etiopico, e la vita si svolge con difficoltà enormi per la scarsità di acqua, la mancanza di beni di prima necessità, ma soprattutto la mancanza di futuro. Tre i protagonisti del film: la dottoressa Alganesh Fessah, italiana eritrea, una vita in prima linea per i suoi conterranei in fuga; i profughi in arrivo dal confine: l'Etiopia, terra che accoglie in tutto un milione di persone in fuga da Eritrea, Sud Sudan, Somalia, Congo. Nel film incontriamo alcuni bambini in fuga da soli, senza genitori. Sono sempre di più i minori non accompagnati che arrivano al campo di prima accoglienza di Endabaguna, hanno dai 4 ai 16 anni, sognano di rivedere la mamma e di poter studiare, sognano una vita. Tra i campi, uno in particolare presenta condizioni estremamente difficili: è quello dei Kunama, perseguitati da sempre, arrivati al campo già 17 anni fa e ora senza nessuna prospettiva. Nel campo di Mai Ayni i profughi trovano sollievo e qualche speranza nel lavoro dell'associazione Ghandi, sostenuta anche dal Centro Missionario Diocesano di Trento: i bambini in età prescolare ricevono un pasto caldo al giorno e assistenza sanitaria, gli anziani vengono a prendere ogni mese una saponetta e una manciata di grani di caffè. La dottoressa Alganesh, che non vuole essere chiamata "eroe", nella sua quotidianità si spende per i più deboli tra i profughi. Ha avviato i corridoi umanitari per i casi più disperati, supporta i vari campi, va nelle prigioni egiziane a liberare i prigionieri, ed è in prima fila nel Sinai per liberare quelli rapiti e torturati. Alganesh intravvede all'orizzonte una speranza?
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