Zeta - Una storia hip-hop

ITALIA - 2016
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Zeta - Una storia hip-hop
In una Roma che si divide verticalmente tra centro e periferia, ricchi e poveri, famosi e non famosi, Alex/Zeta, Gaia e Marco sono tre amici poco meno che ventenni con il sogno di sfuggire al destino che la società ha in serbo per loro. La vita di strada, il lavoro al mercato, i casermoni di periferia, la povertà, il piccolo spaccio, il sogno dell'hip hop: questa è la vita per Alex fino a che il sogno non diventa realtà, e lui si trova catapultato nel mondo del rap a giocarsi la sua partita e a far vedere quanto vale. Ma gestire il proprio destino è una faccenda complessa e Alex commette molti errori, fino a ritrovarsi solo, con un successo effimero e senza punti di riferimento. Dovrà affrontare i suoi demoni, la durezza del mondo e la sua confusione per superare la linea d'ombra, imparando ad amare la sua rabbia e riuscendo nell'impresa più difficile: capire fino in fondo cosa desidera.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: PAOLO ROSSETTI, RICCARDO BRUN, FRANCESCO SICILIANO, COSIMO ALEMÀ, LUCA LEGNANI, FULVIO COMPAGNUCCI PER 999 FILMS, PANAMAFILM, IN COLLABORAZIONE CON SONY MUSIC ITALY
  • Distribuzione: KOCH MEDIA
  • Data uscita 28 Aprile 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Nico Parente

Un mancato tentativo di replica. Una mera imitazione di quanto, anni fa, è stato messo egregiamente in scena dal rapper di fama mondiale Eminem con 8 Mile di Curtis Hanson (2002). La vita di periferia, un contesto malfamato, le notti trascorse nei locali a colpi di freestyle, l’amore per una donna e le difficoltà di un giovane che vive una condizione familiare disagiata. Insomma, gli elementi ci sono tutti, cambia soltanto la location. Se Eminem si muoveva per le vie di Detroit, in un quartiere diviso da una faida in corso tra bianchi e neri, Zeta (Izi) trascorre la sua vita nel quartiere capitolino Tor Bella Monaca. Alex/Zeta è un ragazzo giunto a Roma, assieme a padre e sorella, da un paesino del nord Italia. Catapultato in un contesto periferico e non facile, trova sostegno nella musica rap. Alex insegue il suo sogno, quello di diventare un cantante rap, supportato dai suoi fraterni amici Marco (Jacopo Olmi) e Gaia (Irene Vetere). Ma Alex a un certo punto si trova dinnanzi a una difficile scelta: il desiderio di affermazione prevale e così si ritrova da solo, abbandonato dall’amico e da Gaia, che lo ama. Da questo momento dovrà reggere il ritmo da star, affrontare mille difficoltà, riconquistare la fiducia di famiglia e amici e soprattutto capire ciò che realmente desidera.

Cosimo Alemà si avvale per il suo film di tantissimi protagonisti della scena rap / hip hop italiana: Fedez, Baby K, Clementino, Rancore, J-Ax, Ensi e molti altri. Ma un puzzle di nomi prettamente mainstream e una trama che riprende quasi interamente il titolo americano sopracitato non sembrano bastare a fare di Zeta una storia hip hop, come da sottotitolo. La sceneggiatura risulta piatta, contrassegnata da prevedibilità e nessun colpo di scena. Un film musicale che mira a fare, nelle intenzioni del regista, di amore e amicizia i temi portanti. Purtroppo però la presenza dei tanti protagonisti della scena hip hop prevale, dando al film un’impronta prettamente da videoclip. Salvatore Esposito interpreta bene il ruolo di produttore discografico duro e cattivo, ma la scelta di un valido cast non basta a colmare una sceneggiatura minimale che fa di luoghi comuni e prevedibilità i suoi punti di forza. Chi spera in un finale meno scontato rimarrà deluso, e forse non solo da questo.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, REGIONE LAZIO, ALIANTE PARTNERS S.P.A. AI SENSI DELLA NORMA SUL TAX CREDIT.

CRITICA

"I rapper ce li abbiamo anche noi. E i film su di loro? No. Finora e fino a 'Zeta', primo film italiano sul mondo hip hop con spiegamento di star, da Fedez a J-Ax, per creare un contesto credibile alle imprese del protagonista. (...) Le tappe sono distacco dall'amico d'infanzia e perdita dell'innocenza, successo, crisi familiare, tentazioni sessuali e mentori mefistofelici (incisivo il manager mellifluo di Francesco Siciliano, anche produttore del film ). Ogni tanto intervengono gli eroi del rap nostrano o nei ruoli di se stessi (fantastico cameo di J-Ax ironicamente pronto al ruolo di vecchio totem confessando: «Per te sono un vincente ma io mi guardo e vedo solo il segno delle sconfitte») o osservando Alex con la complicità di chi ci è già passato. In una Roma di periferia trasfigurata e irriconoscibile rispetto all' orgoglio Tor Bella Monaca di 'Lo chiamavano Jeeg Robot' (...). Sarà formula e sarà (...) molto modellato su '8 Mile' ma risultano ben più vivi e sanguigni questi giovani italiani qui rispetto a quelli di 'Un bacio' di Ivan Cotroneo. A partire da Germini, ligure carismatico con riccio crespo e baffetto arcaico che non avrebbe sfigurato in 'Rocco e i suoi fratelli' e che invece è un nuovo interessante rapper alla Rocco Hunt, presente anche lui nello sconfinato cast." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 maggio 2016)

"Il rap italiano, sull'onda dello straordinario successo del momento, inneggia a se stesso con questo film che mette in campo alcuni dei nomi più famosi e suggestivi del settore. Una sorta di kermesse, di sfilata celebrativa che farà piacere ai tantissimi fan di questo genere musicale sempre più apprezzato e consolidato. Senza dimenticare che di pellicola vera e propria si tratta, con lo scopo, attraverso una storia di formazione, di far capire, anche a chi è meno dentro a certi meccanismi, come nasca e si imponga sul mercato un cantante rap. (...) La trama (...) non pecca per originalità, ma, visto lo scopo di fondo, è un male minore. La storia del riscatto del ragazzo «da case popolari» che convoglia la sua rabbia verso il mondo attraverso la canzone, è trita e ritrita, soprattutto negli Usa (il primo raffronto che viene spontaneo è con '8 Mile'). Però, che l'Italia l'abbia adottata, cimentandosi in un film «di genere», è lodevole. La pellicola deve essere giudicata, senza badare troppo alla sua resa artistica. Certe verbosità del protagonista, affidate alla sua voce fuori campo, appaiono irreali e fuori contesto. Meglio la parte musicale, che è poi il motivo per il quale in tanti giovani andranno al cinema. (...) il personaggio più azzeccato è quello affidato a Salvatore Esposito (...), bravo anche a cantare." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 28 aprile 2016)

"(...) il film di Cosimo Alemà (...) racconta una storia di amore, amicizia e rivalsa. E attraverso gli occhi di tre ventenni (Alex, Gaia e Marco ) fotografa i giovani d'oggi e il mondo del rap. (...) la musica s'impone in ogni sequenza andando oltre il tradizionale concetto di colonna sonora. Ogni pezzo, infatti, diventa un tassello essenziale per l'intero impianto narrativo. Ma ciò che rende il tutto davvero credibile è Diego Germini, vent'anni (in arte Izi). Non un attore, ma un rapper. Nel film c'è molto del suo vissuto reale, a cominciare dal diabete. (...) A 'Zeta' non manca nulla: lacrime, sorrisi e tante buone rime." (Alice Castagneri, 'La Stampa', 28 aprile 2016)
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