ZERO IN CONDOTTA

ITALIA - 1983
ZERO IN CONDOTTA
Negli anni cinquanta: famosi cantanti del tempo esibiscono brevissimi saggi delle canzonette d'epoca. Tra gli allievi d'una indisciplinata terza liceo classico B, si distingue Renato, che d'ora innanzi sarà al centro della storia. Le relazioni degli studenti con le compagne di classe sono improntate a leggerezza e condite di sciocchezza e pesante grossolanità. Nascono e muoiono brevi ed inconsistenti amicizie, vengono coltivati fugaci flirt ed intrecciate labili relazioni amorose. Assistiamo anche al comportamento degli allievi nelle rispettive famiglie e negli ambienti di svago e divertimento: tutto viene proposto con superficialità. Renato, a causa d'uno scandalo da lui provocato (curiosità maschile nella palestra femminile) viene sospeso per qualche tempo dalla scuola. Vorrebbe recarsi in Svezia, patria ideale della libertà sessuale, ma invaghitosi d'una biondona, torna a Roma per coltivare l'infatuazione. Senonché la nuova fiamma si rivela essere la moglie del professore di matematica di Renato, per cui il nostro deve far marcia indietro. Tra avventure ad amorazzi si arriva agli esami di maturità: con la complicità del commissario interno Renato ce la fa e ne esce "maturo". Il film termina con una lunga didascalia nei titoli di coda, dai quali vendiamo informati che tutti, alunni e professori, dopo vent'anni si sono integrati nella vita o ne sono usciti senza infamia e senza lode.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA EASTMANCOLOR
  • Produzione: NATIONAL CINEMATOGRAFICA FILMES INTERNATIONAL NUOVA DANIA CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: DMV (1984) - GENERAL VIDEO

CRITICA

"Niente a che vedere con l'omonimo capolavoro di Jean Vigo, e nemmeno con il più fatuo 'Maddalena zero in condotta' di De Sica. Si rivede Antonella Lualdi: la nostalgia è tutta qui." (Francesco Mininni, Magazine italiano tv)

"Risulta un lavoro di pessimo gusto, nei quali i giovani di allora vengono brutalizzati, al fine di confezionare uno spettacolo avvilente e diseducativo." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 97, 1984)
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