X-Men - L'inizio

X-Men: First Class

USA - 2011
3/5
X-Men - L'inizio
I giovani Charles Xavier ed Erik Lensherr scoprono di avere dei poteri molto particolari. I due amici decidono di studiare insieme il fenomeno dei Mutanti e di combattere contro una pericolosa minaccia per il genere umano. Durante la lotta, però, la loro amicizia verrà messa a dura prova finché si allontaneranno per sempre diventando gli acerrimi nemici meglio noti come Professor X, leader degli X-Men, e il malvagio Magneto.
  • Durata: 132'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL, PANAVISION C-, 2K, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: personaggi della serie a fumetti ideata da Stan Lee
  • Produzione: BRYAN SINGER, GREGORY GOODMAN, SIMON KINBERG, LAUREN SHULER DONNER PER BAD HAT HARRY PRODUCTIONS, DONNERS' COMPANY, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 8 Giugno 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Chi erano il Professor X e Magneto prima di diventare tali? Il primo, Charles Xavier (James McAvoy), un brillante genetista, potente telepate che sin dalla giovane età sogna la completa integrazione tra gli esseri umani e i mutanti. Il secondo, Erik Lehnsherr (Michael Fassbender), capace di governare le forze elettromagnetiche, un uomo ferito e in cerca di vendetta dopo aver assistito, da bambino, all'uccisione della madre in un campo di sterminio nella Polonia del 1944. Si incontrano nei primi anni '60, fianco a fianco saranno determinanti nella Baia dei porci per impedire lo scoppio della guerra nucleare tra USA e URSS. A separarli, definitivamente (?), la diversa ideologia che ne caratterizza le personalità: da una parte (Xavier) la volontà di proseguire sulla strada dell'integrazione tra homo sapiens e homo superior, dall'altra (Lehnsherr) la convinzione che solo l'affrancamento rispetto agli esseri umani e la supremazia sugli stessi potrà garantire un futuro ai mutanti.
Reduce dal notevole Kick-Ass, altro adattamento di una serie a fumetti per il grande schermo, Matthew Vaughn si serve dello script di Jane Goldman, Jamie  Moss, Ashley Miller, Zack Stentz e del soggetto di Bryan Singer (regista dei primi due X-Men) per tornare alle origini della serie (forse meglio di quanto avvenuto con il recente spin-off di Gavin Hood su Wolverine, qui presente in un divertente cammeo), insistendo molto sull'irrisolvibile questione che, di fatto, contraddistingue alla radice l'universo marveliano degli X-Men (il nascondere o meno al mondo l'esistenza dei mutanti, la vergogna iniziale di personaggi come Mystica, qui Jennifer Lawrence, contrapposta allo slogan xavieriano "mutante e fiero") e puntando forte sulla suggestione dell'ucronia (come già Snyder fece con successo in Watchmen, operazione comunque diversissima) per tentare di rintracciare anche nella Storia (dal nazismo allo spettro della guerra termonucleare) elementi tesi a definire lo spessore dei vari personaggi e del contesto che ne ospita la formazione.
Non a caso, il vero villain dell'episodio, bersaglio centrale della sete di vendetta del futuro Magneto ma al tempo stesso "creatore" che, per primo, intuì le potenzialità del ragazzo, è Sebastian Shaw (Kevin Bacon), mutante in grado di assorbire energia cinetica e riconvertirla in forza esplosiva, interessato al conflitto perpetuo tra gli umani per potersi arricchire indefinitamente e controllare il pianeta: supereroi e supercattivi si nascondono dietro i più grandi eventi della nostra storia. Regolando in maniera decisiva gli equilibri geopolitici, ritrovandosi in un prossimo futuro a doversi schierare gli uni contro gli altri: da una parte gli studenti mutanti della scuola del Professor X, dall'altra l'esercito della Confraternita dei mutanti malvagi fondata da Magneto.

CRITICA

"Bei tempi, quando il nemico (Urss) era definito e i cattivi nazi-comunisti: Hollywood ha una nostalgia canaglia, tanto da tradire i fumetti di Stan Lee per mutare Storia e immaginario. Nel sottotesto, pulsioni queer (altro che 'Batman e Robin'), darwinismo sociale, misoginia e cattivi maestri, sullo schermo un polpettone action di oltre due ore, che fa il suo compito - fidelizzare i neofiti, rassicurare i fan - con qualche spiega di troppo ed effetti abbastanza speciali. II sapore è di plastica, ma anche il blockbuster Usa più infimo, e questo non lo è, continua a buttare lì qualche interessante idea sul mondo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 9 giugno 2011)

"Alla fine c'è sempre di mezzo il lato oscuro della forza, quello che in 'Guerre Stellari' affascinava Anakin Skywalker trasformandolo in Darth Vader e respingeva Obi-Wan Kenobi, diventato un cavaliere jedi. È così anche per il Professor X e Magneto, i due grandi antagonisti nella saga degli X-Men, i cui albori vengono raccontati in 'X-Men - L'inizio' da Matthew Vaughn. Non si esaurisce dunque sul grande schermo la tentazione di scoprire l'origine del mito, la giovinezza di personaggi divenuti popolari. (...) Quarto capitolo della serie ideata da Brian Singer, il film di Vaughn risolleva le sorti di personaggi che sembravano ormai alla deriva. Mezz'ora in meno avrebbe giovato, ma il pubblico degli affezionati non rimarrà deluso." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 10 giugno 2011)

"Ovviamente imperdibile per i (soprattutto) giovani adepti, il prequel della saga degli X-Men è un film riuscito, divertente, adrenalinico come pretende l'aggiornata legge della fantascienza d'azione. Ed il bello è che non è necessario essere ferrati sulle storie precedenti, perché la dura lotta tra uomini e 'mutanti' - mostruosi a volte più i primi che i secondi - ordisce nel caso di 'X-Men l'inizio' un intreccio del tutto autosufficiente. Il regista Matthew Vaughn, già beatamente noto come marito della Shiffer, ha saputo coniugare perfettamente le caratteristiche psicologiche umane con quelle supereroiche dei personaggi, realizzando un mix irresistibile d'ironia, iper-spettacolarità e allusioni non pretenziose al complicato e precario dissidio tutto contemporaneo tra emozioni, etica, interessi e istinto di sopravvivenza. Gli attori, infine, nonostante incarnino fumetti e non Shakespeare, si esibiscono con una professionalità senza remore risultando quasi sempre giusti, fascinosi e convincenti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 giugno 2011)

"Sarà il caso di annotare il nome di Matthew Vaughn, che si sta dimostrando una capace e solida figura di uomo di cinema. Produttore di alcuni validi titoli, il quarantenne inglese ha firmato come regista un tris di film di buon livello prima di realizzare 'X-Men - L'inizio', che incontrerà le aspettative dei fan, delusi dai numeri 3 e 4, riportando in auge la serie ispirata al fumetto Marvel. (...) Qui il cattivo di turno, così come gli X-Men di seconda fila, contano poco: l'interesse è focalizzato sul contrasto fra Xavier, futuro Prof. X, brillante, generoso, idealista; e Erik, futuro Magneto, cupo, bramoso di vendetta. Caratteri con opposte idee sulla loro diversità, nelle quali si rispecchia la filosofia di un fumetto che metaforizza la minaccia sempre in agguato del razzismo. Senza preoccuparsi di somigliare alle versioni invecchiate (Patrick Stewart e Ian McKellen), impersonano felicemente i protagonisti lo scozzese James McAvoy e il tedesco/irlandese Michael Fassbender, attori di talento (soprattutto il primo) e in rapida crescita." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 10 giugno 2011)

"Episodio numero 4 della saga dei mutanti che, in ordine cronologico, deve essere considerato il primo perché si colloca alle origini degli X-Men. (...) Mix di generi, con preponderanza della spy story, per un film che rilancia alla grande serie ed incassi." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 10 giugno 2011)

"Può succedere che la quinta puntata di un ciclo sia superiore alla quarta, alla terza, alla seconda e forse (diciamo almeno pari) alla prima? Si, se nella quinta un regista e uno sceneggiatore in stato di grazia riescono a mescolare come grandi chef thriller e divertimento, pathos e strizzate d'occhio ai cinephiles (e questo alla faccia di chi sosteneva che la serie X-Men era ormai bollita). (...) Ricordate la crisi dei missili del '62 a Cuba? Bene, tutti credevate che la colpa fosse di Castro, e che il mondo fu salvo grazie alla fermezza di Kennedy e alla realpolitik di Kruscev. Nient'affatto. La scatenò quel pazzo di Shaw e la evitarono i mutanti guidati da Xavier e Magneto. Francamente questo è troppo. La puttanata fantastorica poteva magari funzionare nei fumetti, ma qui rischia di mandare in vacca il film. Rischia solo però. I 90 minuti precedenti erano stati condotti così sagacemente, da maestri dell'alchimia cinematografica, che la rodomontata non sembra così feroce (e se la è, te ne accorgi solo fuori dal cinema)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 giugno 2011)

"Aveva cominciato 'Watchmen', continua 'X-Men'. Supereroi agenti segreti della Storia. E' questo il nocciolo della produzione complicata diretta da Matthew Vaughn 'X-Men - L'inizio', quarto capitolo della saga fondata nel 2000 dai fumetti Marvel creati da Stan Lee, tecnicamente un 'prequel'. (...) Dall'inizio scoppiettante con citazioni a gogò dei primi 007 si passa presto all'addestramento dei giovani mutanti con amorazzi, tutine grigie e conflitti intestini. (...) Chiusa con infinito scontro finale tra Sovietici, Americani, Sebastian Shaw, Mutanti Riformisti (Xavier) e Mutanti Scissionisti (Lehnsherr). Qui si rischia il ridicolo e il divertimento muta in noia. Attori? McAvoy con buffe labbra scarlatte sembra il fratellino secchione di un Fassbender più azzimato che sexy. Bacon irresistibile come cattivo che si diverte un mondo a distruggere il mondo. Così affascinante da essere diseducativo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 giugno 2011)

"Con 'X-Men l'inizio', sono cinque i film dedicati ai personaggi dell'omonima saga della Marvel. Se gli altri episodi si rifacevano in un modo o in un altro ai capitoli della graphic novel, questo 'inizio' è frutto di una pura supposizione cinematografica, visto che le origini degli X-men non sono state mai novellizzate. Ora, se la serialità è un elemento che connota fortemente il linguaggio dei fumetti, soprattutto quelli della Marvel, non è detto che questa giovi alla versione cinematografica, la quale risponde solo dell'andamento commerciale dei film precedenti. Con buona pace dei fan, cinque film sugli X-Men sono il segno della 'mutazione' ormai conclamata dell'industria cinematografica hollywoodiana. (...) Alla fine del film pensiamo: ma che buffo che questo film sui 'figli mutanti dell'atomo' esca qualche giorno prima del referendum sul nucleare. Ovvio che non c'è nessuna relazione, se non quella personale che mette il cinema in rapporto con le nostre esistenze. Di questo film, all'uscita, c'è rimasta quest'eco deviata e un po' di frastuono. Almeno non era in 3D. Tutto qua!" (Dario Zonta, 'L'Unità', 10 giugno 2011)
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