Woody

Woody Allen: A Documentary

USA - 2012
4/5
Woody
Uno sguardo intimo sulla vita, la carriera e il processo creativo di uno tra i più prolifici cineasti del panorama statunitense: Woody Allen.
  • Durata: 113'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: BIOGRAFICO, DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: ROBERT B. WEIDE PER WHYADUCK PRODUCTIONS, RAT ENTERTAINMENT, MIKE'S MOVIES, INSURGENT MEDIA, IN ASSOCIAZIONE CON THIRTEEN'S AMERICAN MASTERS
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 21 Settembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
“Ancor prima di iniziare a girare, sapevo che avrei voluto vederlo sul set. Gliene ho parlato e la sua reazione è stata tipicamente “alleniana”: “I miei set sono così noiosi, non succede nulla di eccitante, a malapena scambio due parole con gli attori”. Ma alla fine ha ceduto: “Non credo te ne verrà fuori qualcosa di utile, ma se proprio ci tieni, ok, ti darò libero accesso”.
Devoto ed empatico, il documentarista Robert B. Weide ce l'ha fatta:  la sua camera sul set - blindatissimo da tradizione - di You Will Meet a Tall Dark Stranger, soprattutto, i suoi occhi (e i nostri) su Allen. Woody si svela e si rivela, come mai prima, e il risultato non è solo uno zuccherino sul palato dei fan, ma una lectio magistralis sulla storia del cinema. La sua. Senza esagerazioni, non è solo un film su Woody Allen, ma un film di Woody Allen. E - esageriamo? - uno dei migliori.
Dalla casa d'infanzia a Brooklyn all'eterna macchina per scrivere (presa a 16 anni per 40 dollari, e Woody fa copia & incolla da amanuense: uno spasso…), passando per i celebri tic creativi e le famose ritrosie artistiche. Non solo, il focus è sulla Sfida, sempre rinnovata, di Mr. W: portare a termine il film più ostico, ovvero, il film a lui più caro. In breve, Woody Allen: A Documentary - da noi con Bim semplicemente Woody - è davvero Tutto quello che avreste voluto sapere su Allen* (*ma non avete mai osato chiedere). Si parte dall'infanzia, gli inizi, le gag scritte per la stampa, l'esperienza da stand-up comedian, infine la regia dei record: 43 film - alcuni, confessa, non riusciti - in 43 anni.
Non c'è autocelebrazione, piuttosto la deontologia del regista - “Chi continuava a sottolineare quanto fosse genio Woody, lo tagliavo senza scrupoli, zac! E non perché potesse imbarazzare Woody, e in effetti l'avrebbe fatto, ma perché sarebbe risultato imbarazzante per me” e la timidezza del suo soggetto. Un genio inconfesso, così fragile e tormentato da chiedere - udite, udite! - alla United Artists di non distribuire Manhattan. Parla lui, aprendo cuore e cervello, casa e bottega, e parlano i suoi, dalle muse Diane Keaton e Mariel Hemingway (Mia Farrow non c'è, e non sorprende, dopo l'affaire Soon-Yi) fino a Scarlett Johansson, Sean Penn, Martin Scorsese e Owen Wilson. Woody Allen come non l'abbiamo mai visto: come non andarlo a  vedere?

NOTE

- PRESENTATO AL 65. FESTIVAL DI CANNES (2012) NELLA SEZIONE 'CANNES CLASSICS'.

CRITICA

"Piacevole ricapitolazione di un percorso artistico (e personale) davvero fuori dal comune."(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 maggio 2012)

"C'è Brooklyn, il cinema di fronte a casa, la scoperta della comicità come fonte di guadagno, quando in 'Woody Allen: A Documentary' si racconta che le battute, scritte a 15 anni dopo la scuola, si vendevano ai comici per 25 dollari la settimana. (...) Con Allen si ride molto, delle sue battute, degli esordi in tv, delle dichiarazione di amici e colleghi intervistati, delle sue prime esibizioni nei teatrini off. Ma, sia pure nella generosità delle sue risposte sul cinema, sugli attori, sugli incontri, a Ruben B. Weide, autore del documentario, Allen non è riuscito a superare la ritrosia sui sentimenti e sulla vita privata. A parlare d'amore e solo Diane Keaton, che, dopo lunghe esitazioni, ha accettato di ricordare il legame sentimentale e professionale con lui." (Maria Pia Fusco, 'La Repubblica', 17 maggio 2012)

"L'attore, gagman, cinefilo, sceneggiatore, regista e produttore newyorkese, l'unico grande comico ad essersi ispirato più a Bergman e Fellini che a Chaplin e Keaton (...) viene raccontato, in stile Bbc, attraverso interviste, sequenze di film, rare apparizioni in programmi tv, foto, ritagli di giornali e altro ricco materiale di repertorio che coinvolge e sconvolge critici (come Leonard Maltin), agenti, familiari (l'inseparabile sorella), produttori, colleghi cineasti (...) e tanti tanti attori." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 17 maggio 2012)

"Woody Allen come non lo ricordavamo più. Versatile, pirotecnico, provocatorio. Lontano mille miglia dall'immagine attuale, un signore in età, colto e veneratissimo, che si diverte a girare film nelle capitali del mondo provocando ingorghi mediatici a base di gossip e paparazzi. In 'Woody Alllen: A Documentary', (...) nella sezione Cannes Classics , Robert Weide descrive il talento degli inizi, ancora non concentrato solo sul cinema, pronto a tutto pur di far ridere. (...) La capacità di far convivere diverse idee e ispirazioni si è solo affinata con gli anni, perché, all'inizio, prima di diventare quello che è oggi, Woody Allen è stato mille cose. (...) L'indagine non si ferma alla sfera cinematografica, c'e spazio anche per le attività saltuarie come la scrittura di testi teatrali e di articoli per il 'New Yorker', e per le passioni personali, prima fra tutte il clarinetto suonato con la band in puro stile New Orleans. (...) Insomma, una radiografia perfetta, arricchita dalle confessioni e dalle annotazioni dei suoi collaboratori." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 16 maggio 2012)

"Inutile dire che a celebrare il geniale battutista sono accorsi in tanti e tutti dicono la loro sul grande schermo: dalla musa Diane Keaton a Martin Scorsese e poi Sean Penn, Penelope Cruz, Antonio Banderas, Scarlett Johansson e Naomi Watts. Insomma la sua famiglia allargata verso la quale Woody lancia con affetto molte delle sue folgoranti battute."(Dina D'Isa, 'Il Tempo', 17 maggio 2012)

"Woody Allen, chi è costui? L'empatico documentarista Robert B. Weide ce l'ha fatta: la sua camera sul set di 'You Will Meet a Tall Dark Stranger', soprattutto, i suoi occhi su Allen, che si svela come mai prima, dalla casa d'infanzia a Brooklyn alla macchina per scrivere da 40 dollari presa a 16 anni, passando per tic creativi, ritrosie artistiche e la sfida sempre rinnovata: portare a termine il film più ostico. Sorprendente il risultato, e non solo per i fan: 'Woody Allen: A Documentary' - da noi con Bim 'Woody' - è davvero 'Tutto quello che avreste voluto sapere su Allen (ma non avete mai osato chiedere)'. (...) Non c'è autocelebrazione, piuttosto la timidezza di un genio inconfesso, così fragile e tormentato da chiedere alla United Artists di non distribuire 'Manhattan'. Parla lui, aprendo cuore e cervello, casa e bottega, e parlano i suoi, dalle muse Diane Keaton e Mariel Hemingway (la Farrow non c'è, e non sorprende, dopo l'affaire Soon-Yi) fino a Scarlett Johansson e Owen Wilson. Parola di Cinema, questo Woody è da non perdere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 20 settembre 2012)

"Woody, naturalmente, è Woody Allen E chi, altrimenti? Ce lo racconta, anzi ce lo documenta, un regista americano, Robert Weide, noto soprattutto per dei documentari; per prima cosa rivolgendosi a lui non solo seguendolo per oltre un anno e mezzo mentre l'altro girava ben tre lungometraggi, ma riuscendo contemporaneamente a farlo parlare dei suoi ricordi d'infanzia e della casetta a Brooklyn dov'era nato. Chiedendogli anche di commentare la sua lunga carriera, i suoi lontani esordi come cabarettista e poi come autore televisivo, fino a tutti i suoi film. Con giudizi precisi, in questo caso, sui processi creativi che li avevano determinati ed anche sui collaboratori sempre al suo fianco, accompagnando alle loro parole le valutazioni di studiosi e di critici che avevano potuto seguire passo passo quella straordinaria carriera. (...) Si segue dal principio alla fine con il massimo interesse. Gli addetti ai lavori, anche nelle pagine più private in cui Woody è mostrato mentre sul suo letto mette in ordine, scritte su foglietti, le prime idee per un film, lo spettatore di tutti i giorni felice di vedersi illustrato da vicino un personaggio noto di cui adesso può dire di sapere tutto. O quasi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 21 settembre 2012)

"La scena più emozionante di Woody, in questa epoca di computer e i-pad, è quella in cui il caro vecchio Allen permette alla troupe di entrare nel suo studio, mostra il tavolo dove lavora con la sua vecchia macchina per scrivere e spiega la sua tecnica di scrittura. Il suo «copia & incolla» (...) è letteralmente un «taglia & incolla». (...) Nel suo genere - il ritratto d'autore - questo 'Woody' è un capolavoro. Andare al cinema per vederlo significherà, per tutti i delusi (giustamente!) da 'To Rome with Love', riconciliarsi con Woody Allen. Naturalmente ci sono altre fonti per abbeverarsi alla scienza e all'umorismo del nostro eroe. (...) Ma il film di Weide (...) ha due marce in più. La prima sono i materiali di repertorio, che per noi europei sono inediti: vecchi filmati tv con le partecipazioni di Woody a talk-show, prima ancora che facesse cinema, quando era «solo» un popolare comico teatrale (c'è un incontro al vertice con Gina Lollobrigida veramente spassoso). La seconda sono le scene, girate per l'occasione, in cui Woody accompagna la troupe a visitare i luoghi della sua infanzia, così simili a quelli ricreati nel prologo di 'Io e Annie'. L'uscita al cinema di 'Woody' (passato fuori concorso all'ultimo festival di Cannes) è un evento. Non mancatelo. E quando uscirà in dvd, mettetelo sullo stesso scaffale dei vostri capolavori alleniani preferiti. Sarà un ottimo vademecum." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 21 settembre 2012)

"Da non perdere 'Woody' di Robert Weide, che racconta vita privata e professionale di Allen dai primi ingaggi, ancora un adolescente, ai successi di oggi. Allen apre le porte del suo mondo alla macchina da presa che coglie forse per la prima volta segreti, riti e manie del suo lavoro, mentre le confessioni dell'artista si mescolano alle testimonianze di chi ha lavorato con lui. Alcuni aneddoti sono ormai universalmente celebri, altri vi sorprenderanno, così come la storia che si nasconde dietro un capolavoro come 'Manhattan'." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 settembre 2012)

"Ecco Woody Allen raccontato da parenti, amici e colleghi. Con largo spazio a Diane Keaton e Mia Farrow. Un documentario che sfiora le due ore, ripercorrendo in ordine cronologico la carriera di un genio. Con il protagonista che non esita a mostrare come e dove lavora (anche sdraiato sul letto), scarabocchiando appunti. Computer? No, macchina da scrivere e pinzatrice. Spiritoso e schivo macina battute, mentre sullo schermo scorrono le scene dei suoi film. Inevitabile qualche sbadiglio." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 21 settembre 2012)

"Notevole non è 'Woody' che frigge parecchia aria. Ha la pretesa di raccontare tutto sull'omino di Manhattan, anche quello che non abbiamo mai osato chiedere, ma in realtà è difficile trovare un fotogramma che sia novità. (...) Weide però ha anche la pretesa di raccontare l'uomo oltre all'artista. " (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 settembre 2012)
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