Wolf Call - Minaccia in alto mare

Le Chant du loup

FRANCIA - 2019
3/5
Wolf Call - Minaccia in alto mare
Un giovane uomo ha il raro dono di riconoscere ogni suono che sente. A bordo di un sottomarino nucleare francese ogni cosa dipende da lui, "l'orecchio d'oro". Tutti lo reputano il migliore, finché un giorno non commette un errore che mette l'equipaggio in pericolo di vita. Per cercare di recuperare la fiducia dei suoi compagni, finirà per mettersi in una situazione ancora più drammatica. Nel mondo della dissuasione nucleare e della disinformazione, si ritroveranno tutti intrappolati in un ingranaggio incontrollabile.
  • Altri titoli:
    The Wolf's Call
  • Durata: 155'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: JÉRÔME SEYDOUX, ALAIN ATTAL, HUGO SÉLIGNAC PER TRÉSOR FILMS, PATHÉ FILMS, CHI-FOU-MI PRODUCTIONS, JOUROR PRODUCTIONS; COPRODUTTORE: ARDAVAN SAFAEE
  • Distribuzione: ADLER ENTERTAINMENT
  • Data uscita 27 Giugno 2019

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
I francesi vogliono far gli americani. E ci riescono. Si gettano nella fantapolitica, creano uno scenario da Guerra Fredda, e si immergono nelle profondità degli abissi. Almeno fino a un certo punto, i cattivi sembrano i russi. L’apocalisse nucleare incombe, la Terza Guerra Mondiale si avvicina.

In Wolf Call – Minaccia in alto mare si ribalta lo scenario di Caccia a Ottobre Rosso. Nel film di John McTiernan un comandante sovietico si rifiutava di obbedire. Qui invece tutti rispettano le regole, fino all’estremo. Se il presidente ordina di lanciare, non si può più tornare indietro. Neanche la massima autorità dello Stato può bloccare la procedura. Così Wolf Call – Minaccia in alto mare si trasforma in una guerra tra fratelli.

I nemici sono le gerarchie, l’assurdità dei codici, la morte di ogni sentimento. Tutto per inseguire quegli Orizzonti di gloria portati sullo schermo da Kubrick. Il patriottismo nelle sue forme più oscure, il sacrificio per la bandiera a cui non vorremmo mai assistere. Le gesta eroiche di U – 571 che diventano un miraggio lontano. Allarme rosso, direbbe Tony Scott. Duelli nell’Atlantico portati a centinaia di metri di profondità con, al posto degli U-Boat, i sottomarini di ultima generazione.

Ancora il terrore claustrofobico, la tensione dell’equipaggio, i siluri da lanciare in tutta fretta. Mentre a terra, nei corridoi del potere, si consumano intrighi al vertice della tensione. Spirito da Tom Clancy e non solo. Solida opera prima per Antonin Baudry, sceneggiatore anche conosciuto con lo pseudonimo di Abel Lanzac. Costruisce un film di suoni, scricchiolii, uomini ancorati al sonar che devono decifrare ogni fruscio.

Il protagonista ha “l’orecchio d’oro”, riesce a classificare navi e sommergibili dal rumore delle loro eliche, del metallo che si contrae. Il suo è un dono, al servizio della marina d’oltralpe. Forse è una maledizione. È interessante vedere come il genere sia tornato in auge negli ultimi anni. Abbiamo visto Black Sea, Hunter Killer, Kursk (presentato alla Festa del Cinema di Roma), la serie televisiva Last Resort di Shawn Ryan (un moderno ammutinamento del Bounty).

Wolf Call – Minaccia in alto mare è un blockbuster che dimostra che anche in Europa si può sfidare l’egemonia a stelle e strisce. In qualche modo lo si potrebbe paragonare all’operazione fatta da Matteo Rovere con Il primo re (ma con molti milioni in più a disposizione). Format alla Apocalypto e non solo, cifra stilistica riconoscibile. Qui si guarda a Mare caldo (“scontri” nella catena di comando e perdite), ai classici, forse con una storia d’amore di troppo. Ma la voglia di osare (con un cast di prim’ordine, da Omar Sy a Mathieu Kassovitz) fa presto dimenticare qualche ingenuità di troppo.

CRITICA

"L'aspetto più sorprendente di 'Wolf Call-Minaccia in alto mare' è che a dirigerlo è stato un esordiente. Anche se speciale: Antonin Baudry ha un passato professionale in campo militare e diplomatico, oltre ad aver trascorso un lungo periodo a bordo di un sottomarino. Ecco perché il suo film non ha niente del debuttante, ma è una sorta di 'Caccia a Ottobre Rosso' alla francese. Senza sfigurare con i kolossal americani, ci sono: tensione, minacce nucleari, strategie politiche, suspense." (Claudia Ferrero, 'La Stampa', 27 giugno 2019)
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