White Material

FRANCIA - 2008
2/5
White Material
Africa. Maria è una donna francese, testarda e coraggiosa, la cui famiglia è proprietaria da tre generazioni di una coltivazione di caffè e che, nonostante il paese in cui vive sia in tumulto a causa di una rivolta, ha deciso di restare per non perdere il raccolto. Il suo ex marito André, invece, consapevole dei rischi che potrebbero correre Maria, il loro figlio, lui stesso e la sua nuova famiglia, decide di organizzare all'insaputa della donna la fuga in Francia. Mentre André cerca aiuto presso il sindaco, senza rendersi conto che l'uomo è coinvolto attivamente nella guerra contro i ribelli e non ha interesse ad occuparsi dei 'Bianchi' in fuga, il capo dei rivoltosi, sulla cui testa pende una taglia, si è nascosto nella piantagione di Maria e al cui confine incombe una piccola banda di bambini soldato disposti a tutto...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo "L'erba canta" di di Doris Lessing (La Tartaruga edizioni)
  • Produzione: WHY NOT PRODUCTIONS, FRANCE 3 CINEMA, WILD BUNCH, LES FILMS TERRE AFRICAINE

RECENSIONE

di Diletta Allievi
Il pubblico del Lido aveva molto apprezzato 35 Rhums, finito per motivi inspiegabili nel Fuori Concorso. Oggi, a distanza di un anno, la francese Claire Denis torna alla Mostra, stavolta in gara, con White Material (espressione che indica i bianchi che vivono in Africa), indirettamente legato al film precedente ma meno risolto e coinvolgente. Là i legami forti, veri, di una piccola comunità di neri trincerata all'interno di una palazzina/fortino significavano l'ultimo inerme baluardo contro le forze disgregatrici del mondo di fuori; qui la reversibilità tra esterno e interno, dove niente e nessuno è più al sicuro, testimonia che la disgregazione è già in atto. Solo Maria (Isabelle Huppert), una coltrivatrice di caffè fiera e coraggiosa, sembra non accorgersene mentre tutto attorno - siamo nel Camerun dilaniato dalla guerra civile tra governativi e ribelli - dilaga l'inferno. Nè le carovane dei suoi operai in fuga verso luoghi più sicuri, né l'ex marito André (Christopher Lambert), né i primi segnali che la violenza le è ormai entrata in casa, riusciranno a persuaderla ad abbandonare l'Africa. La Denis prosegue sulla rotta interculturale del suo cinema ibrido, divaricato tra Nord e Sud del mondo, antropologico ed epidermico insieme. Al posto del racconto l'indagine - come sempre distaccata ed attenta ai dettagli - che rinuncia al minimalismo e allarga gli orizzonti sulle conseguenze macroscopiche del colonialismo. Più che un traguardo un limite però, perché non sempre lo sguardo "situato", dal di dentro, dell'ex allieva di Jarmush pare il pìù appropriato a cogliere tutte le implicazioni (etnologiche, culturali, storiche e politiche) del soggetto, mentre alcuni personaggi - vedi il figlio fannullone che si reinventa guerriero anticolonialista dal giorno alla notte - sono solo abbozzati. Resta, a tratti, la capacità della Denis di restituire le misteriose complicazioni del reale, mai così intriso d'orrore e bellezza come in Africa, e la prova della Huppert, brava nella parte donchisciottesca dell'occidentale ostinata, incapace di vedere la fine davanti ai suoi occhi perché impegnata a guardare l'avvenire lontano. Troppo lontano.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 66MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).

CRITICA

"Claire Denis è ufficialmente la regista più malata (per ragioni autobiografiche) di mal d'Africa e qui al Lido porta, dopo il discusso '35 rhums', 'White Material' un film che torna alle sue radici in Camerun e fa nascere impropri paragoni con 'La mia Africa'. La figura dell'eroina-vittima, è imparentata con un libro di Doris Lessing ma soprattutto con la vita dell'autrice che si era già espressa nel1'87 in 'Chocolat', di cui ha mantenuto nel cast Isaach de Bankole. È un racconto volutamente piatto che, rimbalzando sulla crisi d'una donna degna del western, rimanda a catastrofi generali e ci mostra curiosità da folklore europeo (la raccolta del caffè) con interni di famiglia ancora pervasi dal freudismo madre-figlio." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 07 settembre 2009)

"Con la scrittrice di genitori senegalesi Marie N' Diaye, la Denis (lei stessa cresciuta nell' Africa nera seguendo il padre diplomatico) racconta i contraddittori comportamenti di una famiglia di coltivatori di caffè: (...) Un tema forte - la carica vitale e distruttiva insieme del colonialismo - che però in 'White Material' non trova un' adeguata resa narrativa e neppure la forza visiva che la Denis aveva fatto conoscere in un film dalla tematica simile come 'Chocolat'." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 08 settembre 2009)

"Altro film francese 'White Material' di Claire Denis. La regista dev'essere partita dai propri ricordi di residente nelle ex colonie africane per focalizzare, nel contesto non precisato ma realistico di una guerra sanguinosa tra regime corrotto e bande feroci, il personaggio di una donna bianca (lsabelle Huppert, sempre la più grande) che non vuole mollare la piantagione di caffè: e il paese perché sempre vissuta li. Torti e ragioni hanno radici intrecciate e lontane ma alla regista interessa più la tempra del suo personaggio che tutto il resto. Interessante, ma il film non c'è."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 07 settembre 2009)

"Nata in Camerun, dove aveva già ambientato nel 1988 il fortunato 'Chocolat', Claire Denis ha un tocco maestro quando si attacca alla tenacia della sua protagonista, nella descrizione di due baby guerriglieri con sciabola che esplorano la casa e nella strage finale, ma lascia la storia con un finale illogico che penalizza il resto. 'White Material' è un film che conta più per come lo dice che per quello che dice." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 07 settembre 2009)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy