Whiplash

USA - 2014
3,5/5
Whiplash
Andrew Neiman ha 19 anni e sogna di diventare uno dei migliori batteristi jazz della sua generazione. La concorrenza al conservatorio di Manhattan, però, è feroce e lui si allena duramente, anche per non ripercorrere il fallimento di suo padre, aspirante scrittore la cui carriera non è mai decollata. Il suo primo obiettivo è quello di entrare a far parte dell'orchestra diretta da Terence Fletcher, insegnante crudele e intransigente, che non si ferma di fronte a nulla pur di esaltare il potenziale di un suo studente...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:2.40)
  • Produzione: BOLD FILMS, IN COPRODUZIONE CON BLUMHOUSE PRODUCTIONS, RIGHT OF WAY FILMS
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA (2015)
  • Data uscita 12 Febbraio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Bruno Fornara
Un infernale film musicale e maniacale. Il volenteroso Andrew segue le lezioni di batteria jazz in una rinomata scuola newyorkese. Gli tocca un insegnante che definire durissimo inflessibile carogna perfido malvagio perverso crudele infido bieco frustrato e da frustare... è poco. L'insegnante Fletcher vuole che Andrew faccia parte della sua band. Lui, ingenuo, è eccitato dalla proposta. Lo aspetta una via crucis, un tormento dietro l'altro. L'allevamento–allenamento all'arte della batteria è una sequenza di umiliazioni, soprusi, sudore e sangue. Il film, all'inizio girato come un corto, è poi stato allargato fino a un lungo. Un po' questo si sente, nelle molte e molto insistite ripetizioni delle torture cui Andrew viene sottoposto fino a scorticargli le nocche sanguinanti. Il regista Damien Chazelle combina senza mezze misure il versante delle tante storie che portano al successo, che sia musicale o teatrale o danzato, con l'altra linea, più pugilistica e cruenta, dei film che mostrano le sofferenze fisiche e la vittoria della volontà sulla carne macerata e domata. L'insegnante è un sergente kubrickiano. L'allievo, un aspirante batterista disposto a tutto. Anche a notevoli colpi di scena imprevedibili.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE JASON REITMAN.

- PRESENTATO ALLA 46. QUINZAINE DES RÉALISATEUR (CANNES 2014).

- GOLDEN GLOBE 2015 A J.K. SIMMONS COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

- OSCAR 2015 PER: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (J.K. SIMMONS), MONTAGGIO, MISSAGGIO SONORO. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM E SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"La storia della matricola spinta oltre i propri limiti, dalle circostanze o da un addestratore aguzzino, è un classico del cinema sportivo o di guerra (vengono in mente 'Rocky' di Stallone o 'Full Metal Jacket' di Kubrick, qui apertamente citato, ma gli esempi sono numerosi). Il bello di 'Whiplash' è che traspone questo scontro sempre molto fisico, ma di natura squisitamente spirituale, nel mondo presumibilmente più 'educato', ed esteticamente esigente, della musica. (...) lo scontro ha una sua cornice che garantisce verosimiglianza psicologica e sodale ai personaggi e all'ambiente. E anche il lato musicale è curatissimo e mai banale, trattandosi di jazz. Ma si sa che teatro, soprattutto al cinema (da Bergman a 'Birdman'), vuol dire metafisica: ogni palcoscenico, con i suoi tagli di luce e il suo definire in pochi metri un mondo a parte, è un invito a evocare dall'ombra i demoni più spaventosi. E affrontarli. La regia del giovane ma già espertissimo Chazelle sfrutta a dovere questa suggestione soprattutto nel lavoro sugli attori. Difficile, uscendo dal film, immaginare altri che J.K. Simmons nei panni del terribile Fletcher. Il suo fisico nervoso, tutto occhi, mani, nervi e muscoli sotto il completo total black, ne fa davvero una creatura astratta, un'allucinazione. E sono i gesti con cui dirige, o fulmina un allievo, a incantarci. Un gran film sulla musica insomma, anzi sul suo potere. O forse sul potere tout court." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 febbraio 2015)

"E' probabile che questo film vi lasci con molte domande in sospeso. E' giusto, se il fine giustifica i mezzi, martirizzare un giovane aspirante musicista? E' giusto rischiare la propria incolumità psicofisica per inseguire un sogno di bravura? Domande a cui ovviamente non è il caso di rispondere in questa sede, ma di sicuro possiamo dire che l'atroce, sofferto, quasi demoniaco rapporto tra l'aspirante batterista Andrew Neiman (interpretato con ottima perizia tecnica da Miles Teller ) e Fletcher, il sadico insegnante di conservatorio jazz (magistralmente interpretato da J.K. Simmons ) lascerà un'inquieta traccia nei vostri pensieri dopo aver visto 'Whiplash' (...). Benché si parli sostanzialmente di musica il film non indugia troppo nei piaceri del gioco sonoro. E' scarno, essenziale, drammaticamente realistico. Tutto è sofferenza, scarnificazione psicologica, duello, sopraffazione, umiliazione, ribellione, ai confini kubrickiani di 'Full Metal Jacket', in cui la batteria del povero Andrew sembra metafora di molte altre cose. Allo stesso tempo questa batteria è protagonista, ossessiva, onnivora, divoratrice di talento e aspirazioni, una vera batteria suonata con sudore e sangue, e posta sempre in primissimo piano dal regista Damien Chazelle. (...) il film vive sul doppio binario di una straziante urgenza fisica e di una guerra psicologica la cui posta in gioco è diventare il miglior batterista in circolazione, oppure soccombere. A differenza della vasta serie di film sull'immaginario jazzistico e musicale in generale, spesso vittime di iconografie leggendarie e ingombranti, 'Whiplash' scava nella normalità della musica qualunque, quella che aspira a diventare qualcosa e non è ancora niente, quella di chi studia musica, di chi fatica per emergere, per trovare ragioni e identità, per capire se la musica possa essere davvero la giustificazione di una vita ed è quindi crudo, spietato, a tratti squallido, scoraggiante, ma proprio per questo finisce per essere un fantastico omaggio al lavoro della musica, piuttosto che alla sua scintillante dimensione divistica. (...) Se vi regge il cuore di arrivare fino alla fine scoprirete che dietro la musica suonata c'è tanta sofferenza, sacrificio, duro lavoro e forse, ma solo forse, un premio finale." (Gino Castaldo, 'La Repubblica', 12 febbraio 2015)

"Adrenalinico esordio autobiografico in perfetto ritmo 'jazzy' di Damien Chazell, filmmaker e batterista 'fino al sangue alle mani', 'Whiplash' si nutre di esperienza musicale, di buona tecnica cinematografica e di attori ad alto livello. Per chi ama le sfide, non solo musicali." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 febbraio 2015)

"Piacerà anche a chi personaggi come il maestro e l'allievo non vorrebbe incontrarli nella vita (e specie nel lavoro). Perché il maestro è impersonato da J.K. Simmons, caratterista finora poco notato (il giornalista di 'Spider-Man') ma qui a livelli che se non gli danno l'Oscar, vuol dire che son ciechi o corrotti." (Giorgio Carbone, 'Libero', 12 febbraio 2015)

"Fino a che punto è giusto che un insegnante possa spingersi per far esplodere, o ridimensionare, il (presunto) talento di un suo allievo? La violenza psicologica e l'umiliazione sono strade praticabili e percorribili per cavar fuori quel quid che differenzia, spesso, un genio da un onesto mestierante? Il politicamente corretto è un limite nelle arti? 'Whiplash' prova a rispondere a questi quesiti, ma senza giudicare, lasciando allo spettatore l'onere di farsi una propria idea e di discuterne con il vicino di poltrona. Ma è anche un film che parla di scelte drastiche di vita (depurarsi da ogni vincolo affettivo e sociale esterno, consacrandosi al solo coronamento della propria ambizione), di amore maniacale per la propria professione. Una pellicola che esalta l'individualità esasperata, il «morstuavitamea» sublimato da un «duello» cinematografico, tra insegnante e studente, tra i più belli e riusciti del grande schermo, accompagnato da una colonna sonora che tocca l'anima. (...) Un film che regala inaspettati colpi di scena, come fosse un thriller. Invece, è il miglior film musicale degli ultimi anni." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 12 febbraio 2015)

"Il jazz dal principio alla fine. Con molte sorprese. Intanto quella di sapere che può essere materia di studio, in apposite scuole, con insegnanti che ne conoscono non solo tutti i segreti ma i mezzi per conquistarli. (...) un lieto fine come in tanti film americani ma il regista quasi esordiente Damien Chazelle, giovanissimo (è nato nell'85) ha saputo raggiungerlo senza nessuna forzatura costruendo la sua storia (di cui è autore egli stesso) tenendo soprattutto in primo piano lo scontro fra l'allievo e l'insegnante, disegnando con vigore le personalità di entrambi. Fletcher, un ritratto di forza quasi inaudita, motivata da un culto spietato della musica jazz, spazzando via chi non sa servirla a dovere. Andrew, all'inizio quasi vittima pronto però presto a battersi con tutto il suo ardore (specie nel finale) per la soddisfazione di vincere. E' qui che si rivelano tutti i meriti, di un regista attento a quel combattimento del protagonista giovane con gli strumenti della musica jazz, a cominciare appunto dalla batteria: una violenza, un affanno dei sudori vistosamente sulla fronte che non tardano ad assomigliare quella esecuzione a uno scontro di boxe, mentre a poco a poco finalmente consenziente, Fletcher passa quasi in secondo piano anche se il grande attore che lo interpreta, J.K. Simmons, riesce ad imporsi sempre con la stessa maschera legnosa eppure mobilissima. Andrew è Miles Teller, con una dignitosa carriera alle spalle. Qui convince soprattutto per l'atletismo esibito nel suo match con il jazz." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 febbraio 2015)

"La storia è a suo modo potente, il ritmo, ovviamente, incalzante e non potrebbe essere altrimenti parlando il film (anche) di musica jazz; i colpi di scena si susseguono come frustate tenendo fede al titolo «Whiplash» che, letteralmente, significa «colpo di frusta» ma che è il titolo di un celebre brano jazz di Hank Levy, uno standard tra i più difficili da eseguire perché in tempo dispari, sincopato. Un brano che è una vera e propria ossessione per il trentenne regista di Providence che, proprio all'età del protagonista del film (il notevole Miles Teller), si trovò alle prese proprio con quel brano difficilissimo e, proprio come il giovane Andrew Newman del film, si ritrovò a girare le pagine dello spartito a fianco del batterista titolare quando, diciannovenne, sognava lui stesso di diventare un grande batterista. Appese le bacchette al chiodo, Damien Chazelle ha trasferito quella sua esperienza giovanile al cinema mantenendo intatto il taglio e il piglio che gli derivano da quella stagione. (...) II film sta tutto nel rapporto tra l'allievo e il maestro, un maestro con metodi al limite del sadismo che inveisce contro i sui studenti e contro Andrew in particolare e li maltratta e insulta tanto da far sembrare il sergente Hartman di «Full Metal Jacket», al confronto, la fata dai capelli turchini. (...) In questa lotta senza quartiere, tra un assolo e una sfuriata, tra il sangue e le lacrime, tra le note di «Caravan» e le frustate di «Whiplash» il film ci lascia il dubbio che quello messo in scena sia il miglior metodo di insegnamento, ma lo fa in modo molto accattivante: sincopato, come la sua musica." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 18 febbraio 2015)

"Non perdetevi questo film (...) in cui il 30enne Damien Chazelle riversa parte della sua biografia immergendosi negli abissi inespressi musicali, con le mani sanguinanti per la violenza degli assolo: un gangster movie con bacchette come pistole, 'Full Metal Jacket' in forma di concerto. La storia trasuda sudore e sangue finendo come e più di 'Rocky' nel trionfo. Eccezionali le riprese della band occhi negli occhi, odio nell'odio: magnifico J.K. Simmons (...) non meno di Milles Teller che soffre e vibra dal vivo. Tutto fatto in 10 settimane e con un ritmo così forsennato che disturba ed emoziona." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 febbraio 2015)

"Dov'è il limite tra verifica di talento e sacrificio e repressione della personalità? Dalla biografia giovanile dell'esordiente regista Chazelle, è un duello continuo tra aspirazione e prova, investimento e risultato. Pregi: regia stampata su musica e sentimenti, l'adolescenza allo specchio. Difetti: il taglio jazz pop, l'omissione dell'ensamble, la sindrome della vittoria. Full Metal Jazz." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 20 febbraio 2015)
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