We Were Soldiers - Fino all'ultimo uomo

We Were Soldiers

USA - 2002
We Were Soldiers - Fino all'ultimo uomo
Il 14 novembre 1965 l'esercito americano si scontrò con quello Vietcong in una battaglia in cui quattrocentocinquanta paracadutisti americani che avevano invaso il territorio nemico nella Eye Drang Valley, un posto conosciuto in Vietnam come "Valle della Morte", furono circondati da 2000 soldati vietnamiti. A mettere per primo piede sul campo per guidare i soldati statunitensi nella battaglia, in cui gli episodi eroici sono stati numerosi, fu il Colonnello Harold Moore.
  • Altri titoli:
    We Were Soldiers Once... and Young
    Wir waren Helden
  • Durata: 138'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA
  • Tratto da: libro "We Were Soldiers Once... and Young" del Gen. Harold G. Moore e Joseph L. Galloway
  • Produzione: ICON / WHEELHOUSE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 23 Agosto 2002

CRITICA

"La modestia assoluta di questo film scritto e diretto da Randall Wallace, con il copione di 'Braveheart', di 'La maschera di ferro' e di 'Pearl Harbor', è in testa alle classifiche dei peggiori sceneggiatori contemporanei e permette di rivalutare anche film non riusciti come 'Windtalkers' dell'ottimo John Woo. Per girare oggi un war-movie credibile, denso e fluido, dopo Coppola, Kubrick, Malick e Spielberg, o si sceglie la strada, più o meno condivisibile, di Ridley Scott di 'Black Hawk Down' oppure si rischia un teatrino bolso, retorico, piagnucoloso e fasullo, pieno di didascalie per far capire allo spettatore dove il racconto si sposta, dal momento che il racconto non è in grado di farlo". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 22 agosto 2002)

"Il regista e sceneggiatore Randall Wallace aveva scritto in precedenza il copione di 'Pearl Harbour' e si vede nell'attenzione e nello spazio che anche in 'We Were Soldiers' concede agli aspetti privati della vita militare. In queste scene per lo più melense a tratti vibra una riuscita nota di finezza psicologica, ben sottolineata dai bravi interpreti: a partire da Gibson, con i suoi penetranti occhi azzurri". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 26 agosto 2002)
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