WASHINGTON SQUARE - L'EREDITIERA

WASHINGTON SQUARE

USA - 1997
Catherine Sloper è la giovane ed unica figlia di un ricco vedovo. Il corteggiamento dell'aitante Morris ha l'effetto di svegliarla dall'atmosfera repressiva a cui il padre la costringe. La ragazza si troverà costretta, per preservare la propria dignità ed integrità morale, a delle scelte dolorose ma necessarie.

TRAMA LUNGA
New York, 1880. Catherine Sloper, figlia di un medico ricco e famoso, è da sempre vittima delle critiche del padre che le rimprovera di non avere alcuna delle doti della defunta madre: bellezza, charme, raffinatezza. Catherine è goffa e timida, destinata forse a rimanere nubile. Ma un giorno conosce Morris Townsend e di lui si innamora in modo appassionato. Essendo la ragazza erede designata di una ingente fortuna, il padre è indotto a diffidare delle intenzioni di Morris. Incoraggiata dalla zia Lavinia, Catherine si convince che anche Morris provi per lei un amore sincero. E' il primo uomo a corteggiarla, e lei lo ricambia con assoluta fiducia. Quando il ragazzo chiede la mano di lei, il dottor Sloper fa l'ultimo tentativo per convincere la figlia che solo l'interesse per il suo denaro sta inducendo Morris a quel passo. Il matrimonio non si fa. Catherine rimane sola. Dopo la morte del padre, all'apertura del testamento, lei eredita solo la casa in cui vive. Passano alcuni anni, Morris, che era partito, torna in città, va a trovarla, ma ora Catherine lo respinge.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: TRATTO DA UN ROMANZO DI HENRY JAMES
  • Produzione: JULIE BERGMAN SENDER, ROGER BIRNBAUM PER ALCHEMY FILMWORKS, CARAVAN PICTURES, HOLLYWOOD PICTURES, WALT DISNEY PRODUCTIONS
  • Distribuzione: COLUMBIA

CRITICA

"C'è una vasta saggistica su questo ritratto di signora, disegnato da James con ineffabile ambiguità e ironia: se la protagonista è descritta di aspetto dimesso e di stolida ingenuità lo scrittore insinua l'idea che forse sono gli altri a non saperne cogliere le virtù nascoste. Vittima rassegnata, Catherine è al tempo stesso la vincitrice morale della partita con i due uomini tanto amati, il padre intransigente e il pretendente interessato, cui ha sacrificato la sua felicità. Tutto ciò emerge confusamente in un film che, non appena se ne discosta, tende a banalizzare il raffinato tessuto psicologico e narrativo del libro. E la personificazione in chiave goffa e nevrotica della pur brava Jason Leigh non regge proprio il confronto con l'interiorizzata interpretazione premiata dall'Oscar di Olivia De Havilland." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 2 ottobre 1998)

"Attorno all'evoluzione del personaggio centrale, gli altri tre, rappresentati con vigore, e quella metà Ottocento a New York di cui si sottolineano non soltanto la mentalità e i contrasti ma, con rievocazioni sontuose, anche la cornice, frutto di meditati studi dal punto di vista scenografico e dei costumi. Con il sussidio di una fotografia (di Jerzy Zielinski) che, sotto la guida colta ed esperta della regista, veste ogni immagine di splendidide luci pittoriche. Negli stessi climi gli interpreti: Jennifer Jason Leigh, come Catherine, o due grandi inglesi, Albert Finney e Maggie Smith, il padre e la zia. Forse Ben Chaplin, come Morris, fa rimpiangere Clift, ma il confronto era difficile." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 ottobre 1998)
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