Warcraft - L'inizio

Warcraft

USA - 2016
3,5/5
Warcraft - L'inizio
Il pacifico regno di Azeroth è sul piede di guerra e la sua civiltà è costretta ad affrontare una terribile stirpe di invasori: i guerrieri Orchi in fuga dalla loro terra agonizzante e pronti a colonizzarne un'altra. Quando il portale che collega i due mondi si apre, un esercito va incontro alla distruzione, mentre l'altro rischia l'estinzione. Da fronti opposti, due eroi affronteranno un conflitto che deciderà il destino delle loro famiglie, dei loro popoli e della loro terra.
  • Altri titoli:
    Warcraft: The Beginning
    Warcraft: Le commencement
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASY, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT, ARRIRAW (3.4K), D-CINEMA
  • Tratto da: videogioco "Warcraft" della Blizzard Entertainment
  • Produzione: LEGENDARY PICTURES, BLIZZARD ENTERTAINMENT, ATLAS ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 1 Giugno 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Orco, che film! Gli orchi, giganti con zanne, piercing, manone e un tot di scheletri per ammennicoli, sono costretti a cambiare pianeta: la loro patria, Draenor, sta soccombendo, partire è un po’ non morire. Dove finiranno? Azeroth, fiabesco e incantato regno, popolato da umani, nani, elfi e altri umanoidi assortiti, governato da re Llane (Dominic Cooper) e consorte (Ruth Negga), con il prode e sfregiato Lothar (Travis Fimmel) e il Guardiano (Ben Foster) per custodi.
Eppure, l’avanguardia orchesca, che prepara l’avvento dell’Orda, travolge ogni resistenza: piombati su Azeroth tramite un verde portale, lo sciamano Gul’dan e il comandante Manonera annichiliscono legioni su legioni, forti del Vil, un’energia malefica e verdognola. Ma, per gli umani, non tutto è perduto: se il Guardiano non fa la guardia, il mago ribelle Khadgar (Ben Schnetzer) può aiutare, mentre sul fronte orchesco va registrata una voce fuori dal coro, quella del potente e rispettato capoclan Durotan (Toby Kebbell), incline a raggiungere un accordo con gli umani. Non solo, Garona (Paula Patton), la sensuale Mezz’Orchessa, potrebbe rivelarsi l’arma decisiva…

Diretto dal regista britannico Duncan Jones, quello di Moon (2009) e Source Code (2011), è Warcraft – L’inizio, l’adattamento del celeberrimo videogioco omonimo creato nel 1994 da Blizzard Entertainment. Motion capture, CGI (computer grafica), animazione e 3D plasmano la sceneggiatura scritta a quattro mani da Duncan, figlio dello scomparso David Bowie, e Charles Leavitt, segnando uno dei punti forti del film: tecnicamente, ovvero visivamente, dà dei punti a Lo Hobbit, soprattutto nella resa degli orchi, e comunque se la vede con Avatar, Star Wars e gli altri campioni del cinema Millennial.

Sul piano, ehm, poetico, innanzitutto le due ore passano senza noia e senza escludere nessuno: se come noi a Warcraft non avete mai giocato, vi sentirete comunque della partita, pardon, della battaglia. Del resto, l’ossatura epica e mitologica è quella western, con i cowboy umani, gli indiani orchi e tutti gli incastri del caso: famiglia, onore, lealtà, i valori sono eterni, il racconto semplice e lineare, l’empatia affiorante, con nota di merito per il figlio di Durotan, amorevolmente ringhiante.

Certo, la sceneggiatura ha amnesie, mancati raccordi e secche da sanzionare, la recitazione è elementare e in qualche caso alimentare, qualche inquadratura simil POV è senza senso, ovvero senza occhio, nondimeno, Duncan Jones è riuscito a ricavarsi una nicchia autoriale in un carrozzone big budget, e non era scontato. Insomma, Warcraft non è la boiata pazzesca censurata dai recensori, la stragrande maggioranza, americani, ma 120’ di piacevole, godibile intrattenimento nel deserto dell’offerta cinematografica estiva.

CRITICA

"Dopo un film piccolo, personale come 'Moon', Duncan Jones (...) si butta nella gran mischia fantasy con un kolossal rumorosissimo (...). Incrocio delle due etnie in cine game quasi tutto virtuale e di rara violenza digitale. Se fosse una categoria estetica sarebbe: poco interessante, ripetitivo, nullafacente sul piano emotivo anche se l'autore ci tiene a non somigliare a Tolkien. Finale in odore di sequel (...)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 giugno 2016)

"Il sottotitolo, 'L'inizio', non fa mistero delle intenzioni del film: presentarsi come primo capitolo di una nuova saga da prolungare il più possibile. Diciamo subito che poteva andar peggio. La trasposizione su grande schermo del WoW (World of Warcraft ), ovvero il 'multigioco di massa' più giocato al mondo, non si potrà dire imprevedibile; e tuttavia il film, pur nei limiti del genere heroic fantasy ad alta tecnologia, ha un suo perché. (...) Diretto e co-scritto da Duncan Jones, già autore di due ottimi film di sci-fi (...), 'Warcraft' ha di originale che gli orchi (animati da attori in motion-capture) risultano personaggi più complessi e coinvolgenti degli umani." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 2 giugno 2016)

"La cosa più sorprendente di 'Warcraft' non è la computer graphic che trasforma normali esseri umani, quali gli attori Toby Kebbell e Anna Galvin per esempio, in mastodontici orchi con canini inferiori sporgenti; quanto che a firmarne la regia sia Duncan Jones (...) chi si sarebbe mai aspettato di trovarlo al comando dell'operazione 'Warcraft'? La verità è che, da antico fan del popolarissimo videogioco creato dalla Blizzard negli Anni Novanta, Jones si è buttato con entusiasmo nell'impresa di tradurlo sullo schermo; e, prendendo le mosse dalla versione on line del 2004 basata sul gioco di ruolo, ha scritto (con Charles Leavitt) un copione che concede pari dignità agli eroi di entrambe le fazioni in lotta. (...) appassionati a parte, gli altri gradiranno un film che, non fosse per il budget milionario, è di quelli che un tempo avremmo definito una baracconata di serie B? Come nel 'Signore degli anelli' abbiamo maghi buoni e cattivi, il prode guerriero (Travis Fimmel) e la mezzo-umana (Paula Patton), mitologici destrieri alati e diverse realtà spazio-temporali, duelli ed battaglie; e magari lo spettacolo si fa vedere: ma non c'è visione, non c'è felicità di racconto, non c'è un personaggio di spessore. Forse perché Duncan Jones non è Peter Jackson; ma, soprattutto, perché 'Warcraft' non ha dietro il capolavoro fantasy di Tolkien." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 giugno 2016)

"Che sfida, per Duncan Jones. (...) Al figlio di David Bowie (...) è toccata un'impresa difficile, se non impossibile: come lasciare la propria impronta autoriale o almeno un'orma di stile su un universo prestabilito, codificato, chiuso? Da una parte, gli strumenti: motion capture, Cgi (computer grafica), animazione e modellazione 3D; dall'altra, i protagonisti del gioco di ruolo: orchi, maghi, nani; in mezzo Duncan (...) chiamato a tradurre in circa due ore di narrazione cinematografica l'originario game 'Orcs & Humans', per realizzare il primo capitolo di una potenziale saga. Il finale lascia intatta la possibilità, sebbene le recensioni prevalentemente e prepotentemente negative d'Oltreoceano la rendano più remota: diciamolo subito, queste critiche sono esagerate, 'Warcraft: L'Inizio' non sarà un rivoluzionario capolavoro del fantasy e del cinema tout court, ma veder storcere la bocca a chi inopinatamente s'è spellato le mani per gli 'Hobbit' di Peter Jackson, beh, è francamente imbarazzante. Ammesso non ci sia del dolo. Peraltro, le analogie, le reminiscenze e i debiti sono palesi: 'Warcraft' prende dal 'Signore degli anelli', 'Game of Thrones', 'Avatar' e altri ancora, ma dal punto di vista tecnico, ovvero nell'integrazione di 'dal vero' e Cgi, restituisce più di qualcosa. Su tutti, gli orchi, che per varietà, performance e presa emotiva non hanno nulla da invidiare a quelli tolkenian-jacksoniani, anzi, li stracciano proprio: bravo, il nostro Duncan. Venendo alla storia, anche per chi come noi non ci ha mai giocato, l'accesso all'universo 'Warcraft' è agevole, comunque piacevole e non c'è da stupirsene: chiamate cowboy gli umani e indiani gli orchi ed ecco un bel western classico, con canyon e imboscate, maschie osservazioni del campo nemico, tepee e squaw, irresistibili mezzosangue e pathos di frontiera. Già, a rischio di provocar loro un'orchite postuma, i 'topoi' sono quelli cari a John Ford e John Wayne, installati su una base sci-fi e coniugati al futuro medievale: un ibrido sincretista per non scontentare nessuno e afferrare lo spirito egli spettatori Millennial, associando all'avvenirismo dei mezzi cinematografici la tradizione dei contenuti, ovvero famiglia e patria, lealtà e solidarietà, ammantati di fantasy. (...) Insomma, nella perdurante siccità cinematografica estiva due ore di battagliero, magico e orchesco intrattenimento." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 giugno 2016)

"Il fantasy non è un gioco. Genere ostico da realizzare e pertanto disprezzato fino alla trilogia de 'II Signore degli anelli' firmata Peter Jackson, vive ora un momento d'oro grazie alla credibilità raggiunta da esalogia jacksoniana ('II Signore degli anelli' più 'Lo Hobbit') e popolarissima serie tv 'II Trono di spade', capace di aggiungere alla spiritualità tolkieniana sesso a gogò e intrighi politici più scabrosi di Machiavelli e 'House of Cards'. Ecco perché non era facile il compito della giovane promessa Duncan Jones (...). In che direzione andare rispetto ai due poli espressivi 'Signore degli anelli' e 'Trono di spade'? Misticismo preraffaellita o degradazione per adulti? Soluzione nel mezzo o nella Terra di Mezzo? (...) Film purtroppo problematico. Bellissimi gli effetti speciali (mai vista la computer graphic sposarsi così bene con il make up prostetico) ma sceneggiatura e personaggi già letti e visti assai meglio da altre parti. (...) Non funziona una certa aria da commedia e soprattutto manca quello che nel fantasy è fondamentale: un mondo con usi, costumi, razze e tradizioni di cui assaporare, e assorbire con il giusto ritmo, l'eccitante peculiarità. Qui i personaggi in scena sono sempre gli stessi (orco, guerriero, mago, re), la durata è sbagliata (servivano almeno tre ore) e il senso di 'déjà vu' evidente: è un Avatar al contrario con gli orchi simili a un incrocio tra i Predator di Stan Winston e i N'avi inventati da James Cameron. Peccato. Se si fosse seguita di più l'idea iniziale di raccontare le angosce interiori ed esteriori dell'orco Duratan (eccezionale Toby Kebbell in motion capture), 'Warcraft' avrebbe raggiunto una sua interessante originalità fantasy." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 giugno 2016)

"E' sempre un'operazione rischiosa tentare di trasporre, sul grande schermo, un videogioco famoso. A maggior ragione, se trattasi di un fantasy, genere che ha fan poco disposti a perdonare le libere interpretazioni di chi li adatta per la sala cinematografica. Capite quindi i rischi dell'avventurarsi nel variegato e complesso mondo di Warcraft, la meravigliosa saga per PC che da più di vent'anni (...) fa letteralmente impazzire (di gioia) milioni di seguaci in tutto il mondo. Un azzardo per chiunque, ma non per il talentuoso Duncan Jones (...) che riesce a portare a casa un risultato più che dignitoso, cercando di «tutelare» soprattutto le esigenze dei videogiocatori rispetto a quelle degli altri spettatori, lasciati un po' nel dimenticatoio. (...) La fotografia è davvero sorprendente e il risultato della CGI di notevole impatto. Tanto da far rimpiangere che, purtroppo, esiste anche un cast umano, certamente al di sotto del livello medio, in particolare in alcune figure chiave come quella dell'aspirante mago Khadgar. La trama è un po' troppo ingenua in alcuni snodi (...) e per coloro che non conoscono bene, o solo per sentito dire, il variegato mondo creato da Blizzard, i tanti personaggi che passano sullo schermo, nelle due ore a disposizione, potrebbero risultare difficili da gestire, senza perdersi. Inutile il 3D." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 giugno 2016)

"Piacerà anche a chi come noi alla visione c'è andato con non pochi pregiudizi. Pregiudizi tratti dai videogames. E contro il sistema dei 'capture performance' che ha già messo al mondo parecchie bufale. E invece lo spettacolone funziona (i ritmi sono splendidi). Non siamo all'altezza del 'Signore degli anelli'. Ma non troppo sotto." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 giugno 2016)

"(...) il figlio di Bowie (...) sfoga competenza di merito (fan dal '94) e senso del ritmo... pachidermico." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 4 giugno 2016)
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