Wall Street: il denaro non dorme mai

Wall Street 2: Money Never Sleeps

USA - 2010
2/5
Wall Street: il denaro non dorme mai
Alle soglie della crisi economica internazionale che rischia di minare le fondamenta del mondo finanziario del terzo millennio, Jacob, un giovane agente di borsa, si unisce all'ex uomo d'affari Gordon Gekko per tentare di avvisare la comunità dell'imminente disastro. Nel frattempo, i due cercheranno anche di scoprire l'autore dell'omicidio del mentore di Jacob.
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT, ARRICAM ST, SUPER 35 (3-PERF) 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: OLIVER STONE, MICHAEL DOUGLAS, ERIC KOPELOFF, EDWARD R. PRESSMAN PER EDWARD R. PRESSMAN FILM
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 22 Ottobre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dopo il celebre film del 1987, è Wall Street Il denaro non dorme mai, unico sequel nella carriera di Oliver Stone, già fuori competizione a Cannes 63. Se l’originale gli valse l’Oscar per il miglior attore protagonista nel completo del corporate trader Gordon Gekko, Michael Douglas ritorna, ma dopo 23 anni il cattivo – sigh, – non è più lui: la sua avidità (greed) ora è diffusa e trademark delle banche d’affari, con speculazioni e titoli-spazzatura che travolgono il mercato e portano alla rovina uomini e imprese.
D’altronde, Stone riconosce come il capitalismo si sia fatto ancor più crudele e deleterio, e Douglas sulla Croisette è arrivato a formulare dubbi sul risultato al box office, perché la realtà ha affiancato e superato al finzione: “Come convinceremo il pubblico che non ha già visto questo film al telegiornale?”. Comunque, il denaro che non dorme mai si sveglia con il suo Gordon, che esce dopo otto anni di prigione e non trova nessuno: morto d’overdose il figlio, assente la figlia, interdetta l’attività finanziaria, lo attende solo il suo vecchio cellulare, che oggi pare un citofono.
Non gli resta che dare alle stampe un bestseller biografico, dal titolo eloquente Is Greed Good?, mentre la moralità – parzialmente, anche lei è grigina – ha il visino e il no profit della figlia Winnie (Carey Mulligan) e – ancor più parzialmente – il capello impomatato del fidanzato Jake (Shia LaBeouf), giovane trader sospeso tra ambizione ed energie rinnovabili. A scopo vendetta – il suo mentore (Frank Langella) si è suicidato per le speculazioni del rivale Bretton James (Josh Brolin) – Jack ricorrerà a Gekko, a sua volta deciso ad utilizzarlo per riconquistare Winnie.
Come finirà? Benino per loro, abbastanza male per il film, che alla crudele, doverosa denuncia della cupidigia di Wall Street preferisce l’accomodante e un filo consolatorio buonismo formato famiglia, con un bebé in arrivo, l’esame di coscienza – pur ambiguo – di Gekko e il vissero felici e contenti nonostante la crisi. Credibile il ritorno di Douglas, (i soldi li sa fare ancora il suo Gekko, ma perde drasticamente in appeal), viceversa troppo giovani per la parte LaBeouf e la Mulligan, Wall Street non vola dove, purtroppo, osano i falchi dell’alta finanza: viceversa, Stone preferisce il nido, credendo ancora oggi che la crisi abbia nomi e cognomi definibili e individuabili. 
Beata illusione, chi in Italia oltre al “mostro” Bernie Madoff (peraltro collegato a latere) sa indicare qualche altro colpevole della debacle di Goldman Sachs e delle altre cosiddette “banche d’affari”? Più di qualcosa è cambiato: che questo sequel (non sequel, parola di Stone) non lo riconosca è una seria ipoteca sulla sua effettiva riuscita: ok arrivare sulla crisi in ritardo – anche gli analisti economici l’hanno fatto… – ma la critica su questo blob immorale, su questa bolla rovina-famiglie la liquidiamo con il 10% dei profitti al nipotino in arrivo? 
PS: Per chi, al netto della finzione, ne volesse davvero sapere di più, consigliamo il doc Inside Job: dopo Cannes, sarà al festival di Roma, sezione Extra.
 

NOTE

- MICHEL DOUGLAS E' STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2011 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Attesa anche per il nuovo 'Wall Street' di Oliver Stone, film fuori concorso che vede il ritorno di Gekko (Michael Douglas). Nonostante i disastri finanziari dell'ultima volta si aggira ancora come uno squalo predatore nei territori dell'alta finanza ma non ha capito che questa volta è lui una possibile vittima. C'è di mezzo anche un figlio e la nuova finanza non è un territorio per vecchi." (Giorgio Carbone 'Libero', 14 maggio 2010)

"Vista con gli occhi del cinema, la Grande Crisi vola sulle ali del romanzo o del melodramma. Ma se è a cura della premiata ditta Oliver Stone - Michael Douglas, la lettura dei fatti offre spunti utili anche a chi stia più attento ai fenomeni dell'economia che a quelli di Hollywood. Basta leggere i resoconti da Cannes dove è stato proiettato 'Wall Street 2 - I soldi non dormono mai'. (...) La morale di fondo ruota intorno a tre argomentazioni che ci riportano alla cronaca di questi giorni. E che prefigurano un futuro ideale sì, ma non si sa quanto possibile. (...) Douglas&Stone si riaffacciano in Borsa 23 anni dopo il debutto, e scoprono che il capitalismo sta peggio di come l'avevano lasciato. E' in crisi, non si è riformato, anzi: non si è adeguato, non è migliorato, né sembra in grado di farlo. Almeno per ora. (...) In tempi di crisi, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri? Se lo chiedete al regista, cercherà di dimostrarvi che è vero raccontando, come ha fatto a Cannes, la sua storia di risparmiatore che cerca di affidare a qualcuno i suoi soldi ma invano perché, gli dicono, «ne ha troppo pochi». Se lo chiedete a Douglas, vi svelerà che alla fine Gekko 2 butta via la sua pelle di squalo e riscopre i valori veti della vita. Stone, figlio di un agente di cambio che anteponeva gli interessi dei clienti ai suoi, annuisce convinto. Chissà che il futuro del capitalismo non sia proprio quello di diventare un po' più umano e di smetterla di crescere su montagne di carta. Questo è il film, la realtà chissà..." (Bruno Manfellotto, 'Il Mattino', 16 maggio 2010)

"Non serviva un seguito di Wall Street , ma Oliver Stone ora con i baffi da dittatore sudamericano graziosamente ce lo impone, assieme a qualche lezioncina morale." ('Il Foglio', 15 maggio 2010)

"Oliver Stone, regista rozzo ma efficace, capace di suscitare negli spettatori rabbie, entusiasmi, sdegni, non è fatto per la complessità delle crisi. Se nel primo 'Wall Street' del 1987 aveva saputo raccontare bene le infamie del capitalismo selvaggio e del suo esemplare rappresentante Gordon Gekko (Michael Douglas) finito in galera, in questo secondo 'Wall Street' sa raccontare l'origine della crisi finanziaria mondiale e le infamie delle grandi banche soprattutto americane. Ma presto dimentica la crisi, e colma i vuoti con la retorica dei bellissimi grattacieli e delle cifre luminose danzanti, con lo schermo diviso in due o quattro parti, con il conflitto padre-figlia e altri sentimentalismi. In sostanza il film non rivela nulla e dice poco, soltanto cose che già sapevamo dai giornali o dalla tv. (...) Non che Oliver Stone sia l'unico a non aver saputo affrontare con migliori chiarimenti e spiegazioni questa materia molto spinosa: è andato così un po' per tutti i mezzi di comunicazione. Fino a un certo punto (diciamo un quarto o poco più) il film è interessante; poi si sfilaccia, si trascina. Michael Douglas è molto sciupato ma sempre glamour; Shia LaBoeuf, con il suo faccino, non sembra mai essere andato oltre i tredici anni." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 ottobre 2010)

"Sorpresa. Dopo gli ultimi scivoloni la Borsa del cinema dava Oliver Stone in caduta libera. Invece 'Wall Street - Il denaro non dorme mai' rende vivace e palpitante il fronte di guerra più diffuso, benché immateriale, dei nostri giorni: la finanza. Traducendo in termini di (buon) cinema di genere perfino il crack del 2008, anche se Stone non va davvero fino in fondo. Oggi infatti per conquistare uno Stato basta un computer. (...) Anche se le armi qui sono pareti di schermi al plasma, consigli d'amministrazione, insider trading. O serate di beneficenza che dietro la facciata di lifting e sorrisi coprono sanguinose rese dei conti. Anche perché nel frattempo scoppia la Grande Crisi dei subprime, l'America va in bancarotta, i finanzieri iniziano ad azzannarsi tra loro (grande 'cameo' del vecchio Eli Wallach). E Stone, servito dall'affilato copione dell'ex-trader Allan Loeb (...), malgrado l'epilogo trito e convenzionale, ritrova la sua grinta migliore. New York non scintillava così da prima dell' 11 settembre. Sarà Rimozione o Restaurazione?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 ottobre 2010)

"Se tu smetterai di dire menzogne su di me, io smetterò di dire la verità su di te», battuta multiuso di 'Wall Street: Money Never Sleeps', che fotografa lo stato delle cose, dall'Italia di oggi fino a Wall Street col segno meno. (...) Oliver Stone intuisce anche oggi come allora che non c'è rimedio, nessun circolo virtuoso sostituirà quello vizioso. Si tratta di cambiare passo. (...) In questa visione in nero, però, Stone indica più che la perversione ontologica della finanza, i suoi limiti. Il crack è endemico e alla lunga esiziale." (Mariucca Ciotta, 'Il Manifesto', 22 ottobre 2010)

"L'unico sequel di Oliver Stone riparte dal corporate trader Gordon Gekko, che valse l'Oscar a Michael Douglas, ma dopo 23 anni il cattivo non è più lui: la sua avidità (greed) ora è il Dna delle banche d'affari. (...) Comunque, qualcosa è cambiato, ma in peggio: 'Wall Street 2' crede ancora che fare nomi e cognomi dei falchi, ovvero cercare un colpevole in carnee ossa, sia la via d'uscita da crisi e speculazioni. Beata illusione, e quanto ci manca il vecchio Gekko: se rimane avido e ambiguo, è un relitto che (ri)cerca famiglia." (Federico Pontiggia,'Il Fatto Quotidiano', 21 ottobre 2010)
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