Walesa - L'uomo della speranza

Walesa. Czlowiek z nadziei

POLONIA - 2013
4/5
Walesa - L'uomo della speranza
Oriana Fallaci, una delle giornaliste più famose del mondo, si reca nell'appartamento di Walesa, situato in un condominio, con lo scopo di intervistare il futuro Premio Nobel. La conversazione tra i due è piena di emozioni: Fallaci rivolge al leggendario leader del movimento di Solidarnosc domande che nessun altro ha mai voluto oppure osato fare. Emerge così l'indole di un uomo dotato di un grande carisma e di un eccezionale fiuto politico.
La storia biografica inizia nel 1970 - dopo che le autorità avevano soffocato sanguinosamente le proteste degli operai e Walesa fu costretto a firmare un accordo di collaborazione con i Servizi di Sicurezza - seguendo il percorso di un eroe verso la maturità politica, strettamente legato a quello della vita familiare. La relazione tra Lech e Danuta, la loro casa piena di bambini e i problemi quotidiani sono importanti tanto quanto la dimensione politica. Al pensiero di una vita normale tutta da impostare e realizzare insieme si oppongono, o si impongono, eventi politici importantissimi che richiedono una presa di posizione. Alle spalle di un uomo forte, c'è una donna ancora più forte di lui, sua moglie. A volte bisogna lottare per la libertà e proteggere la propria patria. La politica e l'amore, la paura e il senso di sicurezza, l'esigenza di sottomettersi e la voglia di ribellarsi: il suo senso del dovere verso la nazione si mescola con quello privato verso la famiglia, l'amore per la moglie e figli con l'amore per il Paese. È giusta la scelta di Lech? Qual è il prezzo che dovrà pagare?
  • Altri titoli:
    Walesa. Man of Hope
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP, 35 MM
  • Produzione: AKSON STUDIO, IN COPRODUZIONE CON ORANGE TELEWIZJA POLSKA S.A., NCK-NATIONAL CENTER FOR CULTURE, CANAL +
  • Distribuzione: NOMAD FILM (2014)
  • Data uscita 6 Giugno 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

Sono tempi della storia ancora attuali, perché ne viviamo l’eredità politica e sociale. In cui la parola chiave è stata e resta: libertà. Parola semplice, ma per realizzarla sono state sacrificate vite, fatte rivoluzioni, compiute violenze. Per ogni polacco e per ogni europeo i fatti di Danzica, Solidarność, e tutto ciò che riguarda la figura di Lech Wałęsa, fanno parte del patrimonio e della memoria.
Andrzej Wajda, decano e maestro del cinema polacco, era consapevole che questo suo film – Wałęsa. Uomo della speranza, fuori concorso – sarebbe stato il soggetto più difficile e delicato della sua lunga carriera. Ma importante, perché si rivolge a tutti, e ci mette a contatto con la realtà drammatica che visse il suo Paese nel ventennio che inizia con il massacro di Danzica nel 1970 e termina con la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Ed è un Wałęsa diverso quello che sullo schermo interpreta nel massimo coinvolgimento Robert Więckiewicz: irruento, pragmatico, decisionista, caparbio, devoto, scontroso, legatissimo alla famiglia – la moglie Danuta ebbe non poca influenza nelle sue decisioni, standogli coraggiosamente al fianco con i sei figli – senza mai rinnegare le sue origini e l’ambiente operaio da cui proveniva. Impermeabile, dunque, a qualsiasi richiamo o offerta che non fosse il bene del popolo e della sua Polonia.
Opera diretta con grande tensione e passione, anche morale, con ottimi attori tra cui Maria Rosaria Omaggio nei panni della giornalista Oriana Fallaci, dalla cui intervista il noto Premio Nobel comincia a raccontarsi e il film a svolgersi.
Nell’alchimia tra immagini documentarie e immagini di finzione, proprio per avvalorare la tesi dell’ottantasettenne regista: che la storia, pur scorrendo nel tempo, non ha mai barriere temporali perché i fatti di ieri possono sempre influire sulle decisioni di oggi e sulla realtà in cui siamo immersi. “Non c’è libertà senza solidarietà” è il motto del Sindacato che spesso campeggia nelle scritte e viene intonato da chi lo fece diventare un vessillo, oltre che un’arma pacifica, come le tante parole e orazioni del leader sindacale.
Wajda s’impegna moralmente, con il film, a farlo durare nella memoria.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 70. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2013); ANDRZEJ WAJDA HA OTTENUTO IL PREMIO PERSOL E MARIA ROSARIA OMAGGIO LA MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO FRANCESCO PASINETTI.

CRITICA

"A 88 anni il decano dei registi polacchi ha ripreso lo spirito militante dei suoi 'L'uomo di marmo' e 'L'uomo di ferro', per dedicare un ritratto all'elettricista di Danzica, inaspettato leader di un movimento che fu l'avanguardia del crollo dell' impero comunista. Usando come filo conduttore l'intervista che gli fece Oriana Fallaci (Maria Rosaria Omaggio) tra l'esplosione di Solidarnosc dell'estate '80 e il colpo di stato del'81, il film attraversa il ventennio tra i primi scioperi del dicembre 1970 e il trionfo finale nel '90. (...) Componendo un'agiografia con qualche ombra. Nel serrato confronto con la giornalista italiana emerge, insieme con istinto e tenacia, un profilo accentratore e piuttosto rozzo. Interessante per ricordare ma non un bel film." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 giugno 2014)

"In genere diffidiamo dei film biografici sui personaggi politici perché troppo spesso debordano nella retorica edificante e propagandistica. È il caso, invece, di riconoscere che 'Walesa. L'uomo della speranza' si svincola dall'usuale metodo della lezioncina a tesi riuscendo ad abbinare efficacemente il focus sul protagonista a un compendio di circa vent'anni di storia polacca ed europea. Sorprende sino a un certo punto che a firmarlo sia un signore nato nel 1926 e titolare di un interminabile elenco di film per il grande e piccolo schermo, opere teatrali, libri, lauree honoris causa e massimi premi del settore: Andrzej Wajda, ancora una volta supportato dall'affiatato sceneggiatore Glowacki, appartiene evidentemente a quel ristretto club di cineasti che migliorano, anziché peggiorare nell'impietoso decorso dell'età. Testimone diretto dei drammatici eventi attraverso cui la Polonia arrivò a liberarsi dal giogo del regime asservito all'Urss, Wajda ha già diretto gli affini 'L'uomo di marmo' e 'L'uomo di ferro' ed è stato e resta amico dell'ex operaio elettricista dei cantieri navali di Danzica insignito del Nobel per la pace ed eletto primo presidente della patria liberata; circostanze che non si tramutano, peraltro, in un handicap perché la scansione stilistica è aggiornata e incalzante - a cominciare dalla colonna sonora, in cui c'è spazio persino per il rock - e le complessità di carattere dell'eroe eponimo non sono occultate in senso agiografico. S'inizia con lo show del sanguigno leader di Solidarnosc, interpretato con un mimetismo che non deborda in imitazione macchiettistica da Wieckiewicz, intervistato nel 1981 (come avvenne nella realtà) da una febbrile Oriana Fallaci altrettanto perfettamente rievocata nel fisico, la voce e il gesto dalla poliedrica e sottovalutata Omaggio. (...) L'abilità della messinscena fa sì, soprattutto, che procedano di pari passo l'evoluzione fisica e mentale di Walesa segnata ma non domata dalle persecuzioni e la conseguente, pragmatica progressione del suo rapporto con i familiari, i militanti, le autorità e i poliziotti: se a volte sembra che l'ordito narrativo citi avaramente parti in causa decisive come papa Wojtyla, Gorbaciov, il generale Jaruzelski o i protagonisti della caduta del Muro, il quadro finale è reso particolarmente eloquente dal senso di pathos profuso proprio da questo tutt'altro che scontato equilibrio drammaturgico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 giugno 2014)

"Nessuno come Andrzej Wajda, classe 1926, regista dell''Uomo di marmo' e di 'Katyn', avrebbe potuto raccontare meglio la parabola esistenziale di Lech Walesa, operaio e leader carismatico di «Solidarnosc», premiato con il Nobel nel 1983 e divenuto presidente con le prime elezioni libere del suo Paese (...). Per ricostruire il percorso compiuto da Walesa (Robert Wieckiewicz), Wajda sceglie il filo rosso della celebre e profetica intervista che Oriana Fallaci (Maria Rosaria Omaggio) gli fece nel 1981. II risultato è una cinebiografia diversa dalle altre perché, dentro le ricostruzioni perfette e le interpretazioni mimetiche degli attori, c'è l'anima di un regista che, nell'arco di una lunga e gloriosa carriera, ha saputo coniugare ai livelli più alti l'ispirazione autoriale con la passione civile." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 5 giugno 2014)

"Andrej Wajida ricorda gli anni di Solidarnosc e di un periodo della Storia prima della caduta del muro, attraverso il carismatico leader. Lo incontrammo ben prima della caduta del muro, quando 'L'Uomo di marmo' era già stato un caso e presentava 'L'Uomo di ferro', il film degli scioperi di Danzica. In quell'occasione aveva incontrato anche il Papa polacco, Solidarnosc era nel pieno della sua attività e avevamo potuto già vedere la maggior parte dei film realizzati dalla nuova generazione di cineasti che affiancava i sindacati liberi e per almeno una decina di anni avrebbe trasformato le sale cinematografiche in assemblee aperte a tutto il pubblico che le affollava. La nuova generazione aveva elaborato un linguaggio allusivo quanto bastava a farsi capire da tutti e non incorrere nella censura e condividere le nuove idee che avrebbero trasformato il paese. (...) Con 'Walesa', l'ottantottenne regista dirige questo film realizzato per parlare a tutti, soprattutto alla nuova generazione e anche ai distratti spettatori televisivi. Un'opera che ci ha riportato ai tempi di Solidarnosc, allo stile frenetico di quegli anni così diverso da questo racconto dallo stile disteso che deve far ricordare al pubblico distratto di oggi un periodo così lontano. (...) Per far ricordare quegli anni cruciali il regista sintetizza il grande movimento di massa attorno a Lech Walesa, il personaggio più rappresentativo cofondatore del sindacato indipendente, interpretato da Robert Wieckiewicz. Il culto della personalità che era tanto osteggiato, qui non può che emergere nella figura dell'elettricista che guidò gli scioperi, dell'uomo semplice che arrivò a cambiare la storia del paese intervistato dalla celebre giornalista occidentale (quando si è accorto di essere un leader?) anche quando ben poco conosce del sistema (...). Lo stesso film è una grande macchina collettiva, fatta di citazioni e spezzoni dai film realizzati all'epoca. Quel grande documentario collettivo che è stato 'Operai 80', sempre stretto sul tavolo delle trattative fino alla firma dei 21 punti tra cui il diritto di sciopero, la costituzione di un sindacato indipendente, la libertà di stampa e di parola, l'aumento di salari e pensioni, è uno dei sottotesti del film. Dagli operai uccisi negli scontri di Danzica del 1970, agli scioperi iniziati per il licenziamento dell'operaia Anna Walentynowicz e poi estesi in tutto il paese, alla legge marziale dell'81 al tentativo di distruggerlo tramite la propaganda, al premio Nobel, alla vittoria di Solidarnosc alle libere elezioni. Il resto è un'altra storia." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 5 giugno 2014)

"«Che tipo di uomo è Lech Walesa?» «Un uomo paradossale» fu la risposta ottenuta da Oriana Fallaci in procinto di fargli la celebre intervista del 1981. Della ricostruzione di tale incontro si serve Andrzej Wajda per incorniciare il suo atteso biopic sul leader di Solidarnosc, fuori concorso all'ultima Mostra veneziana. Dichiaratamente il suo «soggetto più difficile in 55 anni di carriera», il Walesa secondo il maestro del cinema polacco è mimetico all'originale - che l'ha avvallato - nella sua rappresentazione di personaggio carismatico e cocciuto sia pubblicamente che privatamente. (...) La Omaggio funziona da Fallaci tanto quanto Wieckiewicz è perfetto da Walesa. Film necessario più per la Storia della Polonia che per quella del cinema, profondamente politico e naturalmente partigiano." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 5 giugno 2014)
"Chi andrà mai a vedere un film sulla nascita di Solidarnosc? Come è stato ampiamente dimostrato poche settimane fa, i ragazzi di oggi ignorano chi fosse Berlinguer, figuriamoci se può coinvolgerli un tale chiamato Walesa. Il glorioso Andrzej Waida racconta la parabola dell'elettricista di Danzica, che per vent'anni si oppose al regime, vincendo una battaglia impossibile. Un mélo dignitoso con Maria Rosaria Omaggio nel ruolo di Oriana Fallaci." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 giugno 2014)

"Spiacerà a chi non digerisce le agiografie sullo schermo. Con tutta la simpatia per il personaggio, per i suoi meriti umani e storici, ci aspettavamo un biopic più robusto e intrigante, specie da Wajda che 30 anni fa fiancheggiò bravamente Walesa con 'L'uomo di marmo'. Ma Andrej ormai è vecchietto e non è andato più in là del santino." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 giugno 2014)
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