VRINDAVAN FILM STUDIOS

INDIA, ITALIA - 1995
VRINDAVAN FILM STUDIOS
In India all'interno dei Vrindavan Film Studios, nel Bengala, a nord di Calcutta, uno scrittore italiano, Francesco, che ha scritto la sceneggiatura di un film, traendola dal "Kathasaritsagar" (un libro di racconti mitologici indiani antichissimi) insieme a Goutam, un regista indiano, decide di realizzare una pellicola su una di tali favole, enigmatica e paradossale, che racconta di due amici inseparabili, Ravindra e Shankar, un'unica mente e un solo cuore, i quali si trovano un giorno davanti a un fatto nuovo: uno di loro si è innamorato della bella Radha. Per il matrimonio l'amico lo assiste sollecito nel corso delle varie pratiche e cerimonie, e infine lo accompagna a un pellegrinaggio verso un lontano santuario della dea Kalì. L'amico appena sposato prega l'altro e la moglie di attenderlo qualche minuto, perché vuole entrare nel tempio un attimo a pregare da solo. Una volta davanti alla dea, preso di soprassalto da fanatismo religioso, decide di offrirsi in sacrificio alla dea Kalì: afferrata una spada sacrificale, si taglia la testa. Non vedendo tornare il marito, la moglie prega l'amico di andarlo a cercare. Ma questi, vedendo l'amico morto, si taglia a sua volta la testa. Durante la notte la sposa accende un lume e si avvia al tempio, preoccupata. Alla vista dei due decapitati, sconvolta, sta per tagliarsi la testa anche lei: la voce della dea Kalì la ferma e gli ordina di riattaccare la testa ai due. Per la grande emozione Radha scambia le due teste, attaccando al marito quella dell'amico e viceversa. L'angoscioso dilemma di quale dei due sarà ora il marito di Radha attanaglia Francesco fino al punto di offrire loro la possibilità di andare oltre i limiti stessi della loro tragica storia.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: ALLEGORICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: INDRAPUR CINEMATOGRAFICA, ITALIA - SWAPAN SARKAR, ORCHID FILM, INDIA
  • Distribuzione: I.M.C. (1996) - CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Importante la testa o il corpo per definire l'identità e lo spirito di un uomo? In realtà, di binario ce n'è anche un terzo. Le riprese hanno luogo presso gli antichi studi bengalesi di Vrindavan, una specie di gloria della storia cinematografica indiana, per l'occasione rimessi in funzione: i loro spazi, fatiscenti e suggestivi, per i quali si aggirano gli attori in pausa tra una scena e l'altra, discutendo sul come far finire il film, servono anche da richiamo per un commosso omaggio al centenario del cinema. (La Repubblica, Paolo D'Agostini, 17/5/96).
"(...) Ma per il resto Lambertini se la cava egregiamente, riuscendo a intersecare e far interagire i vari livelli con seducenti carrellate, morbidi piani-sequenza, efficaci raccordi e quasi metabolizzando nello stile i riferimenti-omaggio ai maestri del cinema indiano (su tutti Satyajit Ray) e a quelli europei che in India hanno girato (dal Renoir de Il fiume al Rossellini di Viaggio in India). E il film è anche un omaggio alla popolarità del cinema in un paese come l'India dove lo schermo per la gente emana ancora una incontaminata magia. (La Rivista del Cinematografo, Alberto Castellano, novembre 1995)
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