Viva l'Italia

ITALIA - 2012
3/5
Viva l'Italia
L'uomo politico Michele Spagnolo, in seguito a un grave malore perde i freni inibitori e inizia a dire tutto ciò che gli passa per la testa, diventando una mina vagante per se stesso, per il suo partito e per la sua famiglia. A salvarlo accorreranno i suoi tre figli, che poco si sopportano tra di loro: Riccardo, medico integerrimo e socialmente impegnato; Susanna, attrice di fiction senza alcun talento; Valerio, un incapace che deve tutto al padre...
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: FULVIO E FEDERICA LUCISANO PER ITALIAN INTERNATIONAL FILM IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2013)
  • Data uscita 25 Ottobre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Iselle
A Massimiliano Bruno piace vincere facile. Il suo Viva l'Italia è nazional popolare come la  Carrà, la lasagna e la Monna Lisa. Cavalca l'onda del malcontento generale dell'era Monti e l'indignazione per la malapolitica, qui incarnata dall'onorevole Michele Spagnolo (Michele Placido), uno squalo di Montecitorio, un potente corrotto da mille vizi, che mentre si trova in compagnia di una escort aspirante Velina, viene colto da un'apoplessia che gli intacca la parte del cervello che controlla i freni inibitori e gli impedisce di mentire, facendolo diventare una mina vagante per il partito e la famiglia. Il compito di arginare la parabola discendente di Spagnolo spetta ai tre figli, Valerio (Alessandro Gassman), un bamboccione che ha fatto carriera grazie a “papà”, Susanna (Ambra Angiolini) cagna senza talento e con la zeppola aspirante attrice e Riccardo (Raoul Bova) medico integerrimo.
Bruno condensa le chiacchere da bar, i commenti pseudopolitici da social network, i “Basta” che si alzano all'unisono appena viene smascherato lo scandalo e quelli contro i privilegi della classe dirigente e c'è puzza di qualunquismo. Fa un passo in più rispetto al precedente Nessuno mi può giudicare, non è la solita becera commedia da panettone, anche se la grande ambizione penalizza il tono, eccessivo e sopra le righe. Dalla sua però ha un cast azzeccato di attori che offrono una grande prova (da Placido a Gassman passando per Edoardo Leo e Sarah Felberbaum) e la fotografia di Alessandro Pesci (Habemus Papam). Rocco Papaleo ritrova il ruolo di Tony, il nome è lo stesso, l'agente dell'attricetta raccomandata, che fece per D'Alatri qualche anno fa in Commediasexi (che aveva anticipato Rubygate e casi di attici vista Colosseo). 
Nulla è lasciato all'intuizione, Bruno ci imbocca con una verità amara che conosciamo già - a che pro? - commenta sarcastico la Costituzione come già avevano fatto Benigni e Crozza, Fazio e Saviano, il monologo finale dell'onorevole Spagnolo sembra scritto da Travaglio e anche la colonna sonora è didascalica, non manca Frankie Hi-NRG con Quelli che benpensano, pezzo di quindici anni fa che ultimamente in molti amano citare “perché fotografa il Paese”. Forse tra vent'anni servirà a ricordarci come eravamo. Ma oggi “la proposta politica” di Bruno suona alla Celentano: “e se noi tutti insieme, in un clan, ci uniremo, cambierà questo mondo…” (Mondo in Mi 7°, 1969). E allora Viva l'Utopia! Viva l'Italia!

NOTE

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2013 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (AMBRA ANGIOLINI) E DAVID GIOVANI.

CRITICA

"Tutto quello che ci sentiamo dire ogni giorno sull'Italia spaventosa di oggi in un film che mette in campo un esercito di personaggi ma dimentica di costruire affetti, conflitti, sentimenti che valga la pena seguire per quasi due ore. Unica eccezione (sintomatica?) è il politico corrotto, costretto da una strana malattia a dire sempre la verità, Michele Placido. Che a forza di dire ad alta voce ciò che sa da sempre, cambia, cresce, matura. Denunciando non solo le proprie malefatte ma la fitta rete di complicità, acquiescenze, opportunismi, senza cui né lui né il paese (compresi i figli Bova, Angiolini, Gassman) sarebbero ciò che sono. Politica, sanità, tv, aziende pubbliche e private: tutto funziona allo stesso modo, o quasi. Ma distribuendo fendenti a 360 gradi il film resta ovvio, inerte, senza mordente. Nemmeno le due scene più sorprendenti (la visita alle macerie de L'Aquila, gli scontri di piazza con Mino Reitano in sottofondo) riscattano il tono programmatico e declamato. Attore, regista e sceneggiatore, Bruno convince e diverte quando sta fra i suoi personaggi, come in 'Nessuno mi può giudicare'. Qui sta sempre un gradino più in alto. E li perde." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 ottobre 2012)

"(...) il film di Bruno accumula troppi dati, non riesce ad essere una vera commedia all'italiana, gli manca la cattiveria e alla fine happy-end di gruppo. La domanda pirandelliana è: basta dire la verità? Gli attori bravi, simpatici, fanno di tutto e di più (sopra le righe): il migliore è Edoardo Leo." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 25 ottobre 2012)

"Che la fine del governo Berlusconi possa rilanciare la commedia di costume e un po' di satira politica? Magari sì, a sentire temi e battute del secondo film di Max Bruno, 'Viva l'Italia'. (...) Ovvio che il titolo non si ispiri al 'Viva l'Italia' rosselliniano del 1960 coi garibaldini (e quello, malgrado la regia di Rossellini, era un pesante marchettone democristiano), ma all'Italia dei Fiorito e delle Minetti. A questo guazzabuglio di pressapochismo nel quale cerchiamo di sopravvivere e che Max Bruno mette in scena forse non con grande rigore rosselliniano, ma certo con la giusta dose di irriverenza e vitalità. Inutile mascherarlo. Il film, nel bene e nel male, è così. Fracassone, volgaruccio, non tenuto, esibizionista, romanissimo, ma anche divertente, pieno di idee e di gag da riempire altri dieci film. E, soprattutto, è il primo film italiano della stagione che può competere per incassi e favori del pubblico con le grandi commedie americane. E dopo due mesi di piccoli e grandi disastri ci auguriamo che dia una boccata di vitalità alla nostra agonizzante produzione italiana. Certo, il cinema di Max Bruno non va per il sottile. (...) ci ha messo dentro proprio tutto (...). Talmente bulimico di gag che non lo puoi neanche accusare di qualunquismo o di ambiguità politica. Ovvio che non tutto funzioni e non crediamo alla favola del politico (...)che, dopo avercela messa in quel posto per trent'anni e tradito la moglie non 300 ma 500 volte (...), e aver sistemato i tre figli più o meno incapaci, Ambra, Gassman e Bova, dopo un brutto infarto, si ritrova, zavattiniamente, a poter dire solo la verità. Grazie alla sua verità, poi, i figli si renderanno conto dei propri difetti e dei propri sbagli e cercheranno di migliorarsi. Non migliorerà l'Italia, ovvio, ma ognuno di noi, nel proprio piccolo, avrà fatto un passo avanti. Troppo semplice come morale. Ma non stiamo guardando un film di Bellocchio o di Bertolucci... E, come in 'Nessuno mi può giudicare', la macchina comica di Max Bruno è così piena di gag e di idee, di volti inediti e recuperati (Imma Piro come moglie di Placido), di battute fini e triviali (...), che alla fine poco ti importa della tavoletta politica e preferisci perderti nei particolari. Uscita monstre con 505 copie." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 25 ottobre 2012)

"Non convince la commedia di Massimiliano Bruno 'Viva l'Italia' che a partire da un politico incapace di mentire dopo un ictus, denuncia i mali di un paese fondato sul nepotismo. Tutto vero, peccato che lo strumento che il regista usa per le sue invettive sia la solita volgare e sgangherata comicità invece di quella sana cattiveria che ha reso grande la commedia all'italiana." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 25 ottobre 2012)

"Dopo |'esordio 'Nessuno mi può giudicare' Massimiliano Bruno centra - migliorandosi - il secondo film, illuminando il Male paese di comicità pop ben scritta e solo funzionalmente volgare." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 25 ottobre 2012)

"Piacerà a coloro, come noi, che non amano le premesse dei film di Massimiliano Bruno (l'esordio 'Nessuno mi può giudicare') ma molto il modo con cui lui le sviluppa. Quella del politico che è onesto solo quando gli va in pappa metà cervello non è poi una grande idea (ma chi l'ha avuta? Uno degli autori di Grillo?) ma le trovate che Bruno dissemina nel percorso sono di buona lega. E Placido riesce simpatico per la prima volta in vita sua." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 ottobre 2012)

"Più buffa che divertente commedia di costume di Massimiliano Bruno, meno riuscito seguito del modesto, ma fortunato, 'Nessuno mi può giudicare'. (...) Troppi i luoghi comuni sulle magagne dell'Italia d'oggidì: corruzione, raccomandazioni, truffe, malasanità, crisi economica. Qualche battuta è spiritosa, qualcun'altra forzata. Come le risate." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 ottobre 2012)
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