VITE PERDUTE

ITALIA - 1991
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: EXCALIBUR CINEMATOGRAFICA S.R.L.
  • Distribuzione: I.I.F. - SKORPION ENTERTAINMENT

NOTE

LA DURATA DELL'EDIZIONE VIDEO E' DI 118'

CRITICA

"Il film ha un impianto corale, con molteplici personaggi che toccano il tema della paura, dell'angoscia, della persecuzione che scatena, a sua volta, una reattività aggressiva e crudele: la ragazza medio-borghese ostacolata dal padre nella sua simpatia per un ragazzo di vita; la mamma trepida che interroga il figlio sul suo incerto futuro; l'onorevole grassoccio e libertino; i ladri che portano via gli argenti di una villa, ma la Polizia li sorprende; la fanciulla che si getta giù dal ponte. Parecchie sequenze tengono presente il modello del thriller urbano alla Jean-Pierre Melville; scontri a fuoco e caroselli d'auto sono ben ricostruiti. Qualche scena è azzeccata, come quella del padre che riconosce dagli occhi il figlio rapinatore, col volto coperto da passamontagna. Altrove, c'è una caduta di gusto, come nell'ultima cena consumata col prosciutto rubato. Ma 'Vite perdute' parla al popolo, a giudicare dai frequenti applausi che, giovedì pomeriggio, salutavano i vari capitoli del film." (Gregorio Napoli, 'Il Giornale di Sicilia', 22 Febbraio 1992)

"'Vite perdute', opera da tre soldi sotto forma di sceneggiata mistica, diretta - si dice - da Giuseppe Greco, figlio di Michele detto 'il Papa', con lo pseudonimo di Giorgio Castellani, è dunque un film sull'omertà nel quale convergono tutti i luoghi comuni possibili e anche quelli inimmaginabili sull'emarginazione giovanile. L'effetto comico di alcune situazioni è talvolta esilarante, i dialoghi sono del tipo 'io speriamo che me la cavo'." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 3 Luglio 1992)

"Se si corregge Ragazzi fuori con lo spirito della lacrima napoletana alla Mario Merola e poi si tenta di dargli un tocco di indignazione civile in perfetto stile Damiano Damiani ecco che il risultato non può essere altro che questo piagnucoloso tv movie scritto e diretto da Giorgio Castellani e destinato a un pubblico che non abbia fatto a tempo ad annoiarsi con l'ennesimo sequel della 'Piovra' nazional popolare. Per Castellani, forse convinto che certe mafia-story da tardi anni '70 possano ancora avere un valore di denuncia e impressionare un pubblico ormai devastato dalle immagini di giudici e quartieri che saltano per aria, il fenomeno mafioso all'altezza dell'umile gregariato da picciotti si riduce a un affare di miseria e disoccupazione, dove qualcuno uccide per amore, qualcun altro finisce farcito di piombo perché la società è malata ed i più si arruolano nei ranghi di Cosa Nostra perché a uccidere per contratto si fatica meno che alle Poste o in Ferrovia. Alle cause vere del fenomeno non si accenna invece mai, lasciando che il soggetto galleggi in superficie sporcandosi ogni tanto con il sangue misto a lacrime che gronda un po' dappertutto e senza mai lasciarsi sfiorare dal sospetto di sfondare porte aperte da secoli." ('Il Lavoro', 22 Agosto 1992)
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