Vijay - Il mio amico indiano

LUSSEMBURGO, GERMANIA, BELGIO - 2013
Vijay - Il mio amico indiano
Nel giorno del suo 40mo compleanno, Will Wilder - un bravo attore newyorchese costretto nel frustrante ruolo del verde Coniglietto della Sfortuna in uno show televisivo per bambini - riceve un'altra grande delusione: sembra proprio che la famiglia e gli amici si siano dimenticati di lui. E ad aggiungere danno alla beffa, tutti sono convinti che lui sia morto perché la sua macchina, in realtà rubata di recente, è stata ritrovata coinvolta in un terribile incidente. Will, però, decide di trarre vantaggio dalla situazione per scoprire cosa pensano veramente i suoi cari di lui: si reca al proprio funerale e, con la complicità dell'amico Rad, un ristoratore indiano, si trasforma in Vijay Singh, un distinto e galante Sikh. Nascosto nei panni di Vijay, Will non solo scoprirà verità imbarazzanti su di sé, ma si troverà di fronte a un bel dilemma...
  • Altri titoli:
    Vijay and I
    Vijay und ich
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: HD 2K, SCOPE, DCP (1:2.39)
  • Produzione: ENTRE CHIEN ET LOUP, SAMSA FILM, PANDORA FILMPRODUKTION
  • Distribuzione: OFFICINE UBU (2014)
  • Data uscita 13 Febbraio 2014

TRAILER

NOTE

- PATRICIA ARQUETTE FIGURA ANCHE COME PRODUTTRICE ESECUTIVA.

- PRESENTATO AL 66. FESTIVAL DI LOCARNO (2013) NELLA SEZIONE 'PIAZZA GRANDE'.

CRITICA

"Graziosa commedia degli equivoci pirandelliana firmata da Sam Garbarski con un attore tedesco a Londra che sogna Shakespeare ma diventa il pop coniglio verde della tv dei ragazzi. Creduto morto, come Mattia Pascal, si traveste per controllare qualità e quantità del dolore. Tocco british nel lato luttuoso, e Moritz Bleibtreu è doppiamente bravo e fa pensare col turbante al Peter Sellers di 'Hollywood Party'." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 febbraio 2014)

"Nemmeno Dorabella e Fiordiligi, nell'opera mozartiana 'Così fan tutte', riconoscevano i loro amanti travestiti da ufficiali albanesi: glissiamo dunque sull'improbabilità dell'assunto e stiamo al gioco del soggetto alla 'Fu Mattia Pascal'. La macabra, ma intrigante, fantasia di assistere al proprio funerale per vedere le reazioni dei partecipanti ha pur sempre un certo appeal; ed è carina l'idea dell'attore frustrato che fornisce la sua migliore interpretazione sulla scena della realtà. Però le gag sono ripetitive e la descrizione dei personaggi femminili, avidi e nevrotici, risulta piuttosto imbarazzante. " (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 febbraio 2014)

"Passare per morti permette una nuova vita. Lo pensava 'Il fu Mattia Pascal' di Pirandello. Will (Moritz Bleibtreu), attore tedesco trapiantato a New York finito in uno show tv per bambini dentro un costume da coniglio, è d'accordo con l'eroe pirandelliano. Così sfrutta l'equivoco che lo vuole morto in un incidente stradale per cancellare una vita di frustrazioni professionali e sentimentali, e indossare l'identità del fantomatico Vijay (...). Il regista Garbarsky fece furore con il delizioso 'Irina Palm' nel 2007. Qui la commedia è improbabile (Vijay è identico a Will con un turbante in testa; possibile che i familiari non lo riconoscano?), stiracchiata e dal ritmo fiacco. Eppure c'è l'immenso Bleibtreu de 'Le particelle elementari', attore in grado di renderti simpatico anche il personaggio più moscio (...) o l'alter ego più stucchevole (il pomposo Vijay). Finale curiosamente inquietante, come la splendida apparizione di una frastornata, ma ancora magnetica, Hanna Schygulla." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 febbraio 2014)

"Una tragicommedia che è sin troppo facile definire pirandelliana: 'Vijay, il mio amico indiano' ribadisce le potenzialità del regista Gabarsky dello spassoso 'Irina Palm', in questo caso ancora più accurato nei toni favolistici, i contrappunti intimistici e le variazioni di stile già percepibili al momento dei titoli di testa. Non è consentito svelare molto della trama (...). L'assurdità di molti passaggi e gli intoppi farseschi che frenano tutta la parte centrale impediscono al film di decollare, sia pure lasciando nello spettatore - grazie al finale nuovamente raffinato - la piacevole sensazione di una fresca vena di follia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 febbraio 2014)

"Sam Garbaski è l'autore di 'Irina Palm', un film che qualche tempo fa ha emozionato una buona fetta di pubblico e convinto più di qualche critico, grazie anche a un certo tocco ed equilibrio dimostrato nel trattare un tema che poteva diventare facilmente squallido. 'Vijay - Il mio amico indiano' segna il suo ritorno, anche se meno felice e originale dell'esordio. Il tema e il centro di interesse di questo autore formatosi, per sua ammissione, sotto il magistero di Lubitsch e Billy Wilder (roba da far tremare i polsi), è quello delle maschere che le persone vestono per far sembrare la loro vita quello che non è, agli occhi loro e degli altri. Lo spunto per Vijay in questo senso è dei più classici. (...) Si vede che Garbarski ha studiato il cinema classico, anche se - pur sperimentando una sana invisibilità - non riesce certo a intravederne le vette. Il film, infatti, si ferma sulle sue premesse, forse andando un po' più in là, ma senza arricchirci nella conclusione che in sceneggiatura, e nel film, è scontata. Presentato in anteprima all'ultimo festival di Locarno, 'Vijay and I' (titolo originale bel più intrigante), ha dei bellissimi titoli di testa, con animazione e musica che ricordano ancora una volta i vecchi fasti del cinema di Wilder e company." (Dario Zonta, 'L'Unità', 13 febbraio 2014)

"Provaci ancora Sam. Sette anni dopo il delizioso 'Irina Palm' con la sorprendente Marianne Faithfull, il regista tedesco scivola senza lasciare tracce in una commedia 'en travesti' in salsa curry. (...) Permettendo solo qualche sorriso distratto, 'Vijay, il mio amico indiano' è un film fiacco e forse stanco." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 13 febbraio 2014)

"Piacerà chi segue Garbaski ('Irina Palm') e sarà felicemente sorpreso scoprirgli una bella vena di regista di commedie. Uno che certamente ha letto 'Il fu Mattia Pascal' di Pirandello e ha provato a immaginarsi una seconda vita molto migliore della prima" (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 febbraio 2014)

"Non è male questa commediola senza pretese, anche se la storia è ben poco credibile. (...) Il film è garbato e spiritoso, parente strettissimo di 'Mrs. Doubtfire'. Ma neanche un deficiente cadrebbe nel tranello." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 febbraio 2014)
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