Victoria

GERMANIA - 2015
4/5
Victoria
La notte sta per finire e, in un locale, Victoria, una ragazza di Madrid, conosce quattro ragazzi di Berlino: Sonne, Boxer, Blinker e Fuss. Qualcosa tra Sonne e Victoria scatta immediatamente. Il tempo per il romanticismo, però, viene presto interrotto quando Sonne e i suoi amici sono costretti a ripagare un vecchio debito e Victoria, senza sapere bene a cosa stia andando incontro, si offre di aiutarli come autista. Quella che era iniziata come una folle avventura, diventa rapidamente un incubo: niente va come previsto...
  • Durata: 138'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: CANON C300, SCOPE, DCP (1:2.35)
  • Produzione: JAN DRESSLER, SEBASTIAN SCHIPPER, ANATOL NITSCHKE, CATHERINE BAIKOUSIS, DAVID KEITSCH PER MONKEYBOY, IN CO-PRODUZIONE CON DEUTSCHFILM, RADICAL MEDIA, WDR/ARTE
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED (2017)
  • Data uscita 23 Marzo 2017

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono

Victoria è una madrilena trapiantata a Berlino dove lavora come barista. Una notte, all’uscita da un locale notturno, conosce il carismatico Sonne e il suo gruppo di amici, “berlinesi veri”; dapprima all’insegna del flirt e della goliardata giovanilistica, l’incontro comincia pian piano a svelare un fondo oscuro ed enigmatico. Sonne propone a Victoria di accompagnare lui e i suoi amici ad un appuntamento al quale sembrano non poter rinunciare: le spie di qualcosa di poco pulito non mancano, ma Victoria accetta.

Su queste scarne premesse, che potrebbero adattarsi a centinaia di film tradizionali, il regista tedesco Sebastian Schipper e il direttore della fotografia/operatore Sturla Brandth Grøvlen (fondamentale il suo apporto) raggiungono il colmo dell’ambizione costruendo un unico, formidabile (e interminabile) piano sequenza della durata di oltre due ore. Senza stacchi di alcun tipo, dalle 4:30 del mattino sino allo spuntare del giorno, lo spettatore è letteralmente gettato nella mischia degli avvenimenti, testimone oculare (grazie agli “occhi” della camera) dello snocciolarsi inevitabile degli eventi sino al sanguinoso finale.

A imprese del genere il cinema non è nuovo. La memoria corre subito al colossale Arca russa del maestro Sokurov, ma l’ambientazione urbana, il modo di presentare i personaggi e una certa velleità di studio antropologico non possono non far pensare al Pusher di refniana memoria. Il nostro Victoria possiede, a ogni modo, l’innegabile fascino garantito dalla specificità della sua realizzazione: Schipper compone, anche grazie a una solida sceneggiatura, un poema notturno sull’autodistruzione giovanile, puntando sull’impressionante realismo della messinscena, mentre la mobilità estrema dell’operatore supplisce alla mancanza di montaggio.

Stupisce, infine, come la narrazione riesca persino a farsi, seppure a sprazzi, lirica e intimista approfittando delle inevitabili pause, tipiche del vissuto quotidiano, che le ellissi temporali e le cesure della più elementare grammatica cinematografica tendono abitualmente a escludere dalla visione. Idee da vendere e coraggio da leoni contraddistinguono un film sostanzialmente riuscito, perfettamente in equilibrio tra il dramma e l’action, e che non mancherà di farsi ricordare, negli anni, per la temeraria idea registica che ne sta alla base.

NOTE

- ORSO D'ARGENTO PER IL MIGLIOR CONTRIBUTO ARTISTICO A STURLA BRANDTH GRØVLEN (EX AEQUO CON EVGENIY PRIVIN E SERGEY MIKHALCHUK PER "POD ELECTRICHESKIMI OBLAKAMI" DI ALEXEY GERMAN JR.), PREMIO DEL GILDE DEUTSCHER FILMKUNSTTHEATER E PREMIO DELLA GIURIA DEI LETTORI DEL BERLINER MORGENPOST AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015).

CRITICA

"Un film-maratona. E non solo perché si corre quasi ininterrottamente. 'Victoria' (...) può facilmente esser (mal)inteso come pezzo di virtuosismo 'cinéphile', essendo girato in un unico pianosequenza di 2 ore e 18 minuti 'senza trucchi, neppure quelli più costosi', ma è qualcosa in più: il tentativo di fare un 'action-crime movie' al massimo rendimento per il minimo costo. (...) Fuggendo ed inseguendo, sparando e difendendosi, il tutto in perenne corsa, i protagonisti di 'Victoria' agiscono per istinto, compiacendo così un progetto ambizioso meritatamente riconosciuto alla Berlina le 2015." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 23 marzo 2017)

"(...) un lungo pianosequenza notturno per le strade di Berlino, giocato sul filo di un'apparente improvvisazione. Ed è proprio l'estemporaneità, il tratto forte di una storia decisamente sorprendente che si trasforma sempre in qualcosa d'altro e nella quale si esibisce tutta la precarietà di relazioni che possono istituirsi o meno a seconda delle scelte compiute di volta in volta dai protagonisti della vicenda, tra ambizioni e fallimenti, piccoli gesti e azioni scriteriate." (M.M., 'Il Manifesto', 23 marzo 2017)

"Spiacerà a chi come noi ha sempre pensato tutto il male possibile dell'idea di girare un intero film in un unico pianosequenza (oltre due ore di 'one shot' senza montaggio). Sull''one shot' si scornò persino il grande Hitchcock che incappò in uno dei rari fiaschi della carriera ('Nodo alla gola'). Ma Hitchcock almeno aveva i grandi attori (e personaggi). Schipper no, nemmeno discreti." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 marzo 2017)
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