Victor...

Victor... pendant qu'il est trop tard

FRANCIA - 1998
Victor...
A fine giornata, stanchissimo, Victor, dieci anni, si addormenta dentro ad una giostra. Tutt'intorno c'è il luna-park con tanti rumori e tante luci. Victor è scappato di casa. Mick, venticinque anni, figlio di una giostraia affettuosa e protettiva, vede il piccolo Victor e lo prende con sé. Mick, un po' fragile e impacciato, è innamorato di Triche, trenta anni, che di giorno sta in casa e di notte si prostituisce. Mick va da Triche e poi lascia il bambino lì. Triche cerca di liberarsene, lo riporta fuori, va al lavoro ma, quando torna, lui è ancora davanti alla sua porta. Triche allora decide di tenerlo con sé. Victor si taglia i capelli per essere diverso da prima e dimenticare il passato (i genitori avevano rapporti davanti a lui). A poco a poco Victor comincia a giocare con Robert, figlio della portiera, e ritrova le gioie dell'infanzia. Ma la tranquillità non dura molto. Ben presto Triche si dimostra non in grado di continuare la propria vita e quella di 'madre' del piccolo. Robert viene invitato a non giocare più con il coetaneo. Victor sente di essere nuovamente solo. Nella notte della città, il bambino si sente proiettato in un brutto sogno: è come il nano Simplet con una camicia da notte troppo lunga e il berretto da cui spuntano le orecchie.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: METAFORA
  • Tratto da: romanzo "Les Ailes De Julien" di Denis Belloc
  • Produzione: HUMBERT BALSAN
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (1999)

CRITICA

"Sandrine Veysset, dopo lo splendido esordio di 'Ci sarà la neve a Natale?', adatta liberamente il romanzo 'Les ailes de Julien' stando attenta a non perdere di vista alcune tematiche a lei care: la famiglia e la sua ineluttabile frammentazione, la donna sola al cospetto di questa società, l'infanzia e il suo percorso spesso in salita. Cambia radicalmente i toni, sia narrativi che cromatici, gira di notte ed in interni e le uniche luci che accende sono quelle della speranza. Mantiene comunque la semplicità e spontaneità, mista a tristezza, dello sguardo e la magia e poesia nel quotidiano". (Gigi Spanu, 'Segnocinema', settembre / ottobre 2000)
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