Victor - La storia segreta del Dottor Frankenstein

Victor Frankenstein

USA - 2015
2/5
Victor - La storia segreta del Dottor Frankenstein
In un tempo in cui nulla sembrava impossibile, quando la scienza, la tecnologia e la religione si muovevano per riscrivere le regole che governavano la vita e la morte, uno scienziato, il Dr. Victor Frankenstein e il suo protégé Igor Strausman, si ritrovano a ricercare insieme la loro visione comune del mondo. Ma quando i piani di Victor vanno in fumo, portando ad orribili conseguenze, soltanto Igor potrà salvare lo scienziato da se stesso e dalla sua mostruosa creazione.
  • Altri titoli:
    Victor - La storia segreta del Dott. Frankenstein
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: ispirato al romanzo "Frankenstein" di Mary Shelley
  • Produzione: DAVIS ENTERTAINMENT, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION, IN ASSOCIAZIONE CON TSG ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY (2016)
  • Data uscita 7 Aprile 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
E' una tendenza della cultura e dell'intrattenimento recenti rileggere classici letterari da prospettive e punti di vista diversi, se non opposti da quelli noti: se Mary Reilly raccontava il dottor Jekyll e Mr. Hyde attraverso la governante, se Orgoglio e pregiudizio e zombi si divertiva a trasformare la Austen in un horror, Paul McGuigan racconta con Victor – La vera storia del Dott. Frankenstein la versione che del romanzo di Mary Shelley ne darebbe Igor, l'assistente del dottore.

Che diventa un clown gobbo del circo dal particolare talento medico e scientifico che il dottor Frankenstein salva dalle grinfie del suo padrone; ma la scoperta del genio del dottore sarà accompagnata dalle rivelazioni sui suoi folli progetti di riportare in vita esseri morti e contrastata dall'amore per l'ex-trapezista a cui ha salvato la vita.
Scritto da Max Landis, tra gli sceneggiatori emergenti di Hollywood, Victor – La vera storia del Dott. Frankenstein cerca di rendere la vicenda nota in chiave contemporanea, cercando di replicare il lavoro di Guy Ritchie (da sempre il faro che guida il cinema di McGuigan) su Sherlock, ma l'operazione fallisce per molti fattori.

A partire dall'incipit fatto di trovate grafiche e visuali in stile CSI e da un tono quasi scanzonato, è evidente che il regista cerchi di accalappiare un pubblico più giovane e  smaliziato, conoscitore delle nuove serie televisive più che dei classici Universal e così facendo gioca di scientismo, ralenti e trucchetti. Ma rispetto ai film di Ritchie manca innanzitutto la leggerezza – non necessariamente l'ironia che si addice poco al Promoteo moderno – ma la capacità poetica e stilistica di trasformare il grottesco e di non renderlo ridicolo o grossolano, oltre a una tensione narrativa e a un ritmo che possa sostenere le quasi due ore di durata.

Ponendosi quasi come un prequel, Victor sembra diluire la propria portata, cercando lo spettacolo grandioso che invece la mancanza di passione registica rende semplicemente tronfio, impossibile da nobilitare anche per gli attori che si trovano a gigioneggiare senza tregua (James McAvoy) o a perdersi in ruoli poco adatti (Daniel Radcliffe, piuttosto improbabile). Un'operazione che punta al post-moderno o semplicemente ad adattarsi ai gusti giovanili, ma che finisce senza centro e probabilmente senza pubblico.

 

CRITICA

"Portata sugli schermi infinite volte, la storia del dottor Victor Frankenstein è una parafrasi del mito di Prometeo incentrata sul fascino mostruoso della sua Creatura senza nome. Questa ennesima versione, però, sacrifica il povero mostro a un'apparizione di una decina di minuti (...). Ambientato in una Londra vittoriana suggestiva, costruito su effetti stravisti, ma abbastanza efficaci, il film è debole soprattutto nel personaggio di cui assume il punto di vista: un Igor 'scritto' male, cui il povero Daniel Radcliffe cerca senza fortuna di dare credibilità. Impresa impossibile, soprattutto nelle pause sentimentali con una bella trapezista." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica, 7 aprile 2016)

"Di film che svariano su personaggi immortalati dalla letteratura, ce ne sono tanti, ma pochi risultano riusciti e 'Victor - La storia segreta del Dottor Frankenstein' non rientra nella lista. Peccato! Poteva essere intrigante immaginare la fiaba nera di Mary Shelley raccontata dal punto di vista dell'assistente Igor (...); e va benissimo un Frankenstein caratterizzato da una carica di spiritata vitalità e di ossessiva protervia nel perseguire l'obiettivo di sfidare Dio e vincere la morte. Ma poi l'inesperta sceneggiatura di Max Landis non sviluppa nessuno dei fili della matassa (...). Piatta quanto il copione, la regia del televisivo Paul McGuigan gioca su toni e ambienti gotici senza provocare il minimo brivido; e gli interpreti James McAvoy e Daniel Radcliffe ne risultano inevitabilmente penalizzati." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 aprile 2016)

"Bastano pochi fotogrammi per capire che «Victor - La storia segreta del Dottor Frankenstein» mette in scena un volto nuovo dello scienziato. Il suo desiderio di affidarsi al destino dell'assistente. La consapevolezza che solo lui (forse) può salvarlo dalla sua stessa immaginazione. (...) Pur ambientandosi nel 1860 agli albori della rivoluzione industriale, il film è pervaso da una sensibilità tutta contemporanea. (...) La paura del futuro e della tecnologia è forse il segreto della modernità del mito di Frankenstein. Guardare in faccia il mostro per esorcizzare le nostre paure. Fin quasi a mettere in dubbio la nostra stessa esistenza. Carnefici o vittime del nostro stesso progresso tecnologico." (Carlo Antini, 'Il Tempo', 7 aprile 2016)

"Ennesima rilettura del mito di Frankenstein con Victor e Igor (è lui il narratore) visti come due giovani geni contro il classismo inglese. Il copione di Max Landis (...) prometteva molto, il film di McGuigan mantiene poco. Victor è contraddittorio (la sconfitta della morte è per superare un trauma o solo per diventare famoso?) mentre le continue smorfie dell'ex Harry Potter Radcliffe non aiutano Igor ad assumere quel ruolo di partner, e non di servo, come da piani originali. Peccato." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 aprile 2016)

"Ci risiamo con Frankenstein. Stavolta poco somigliante al fosco eroe byroniano del romanzo della Shelley, ma giovane, supponente, primo della classe quasi gemello delle ultime versioni di Sherlock Holmes. (...) Piacerà a patto che non lo pigliate troppo sul serio. A scriverlo è stato il figlio di John Landis che come il babbo (...) non trascura mai nemmeno nelle storie più horror salutari unghiate di umorismo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 aprile 2016)

"Non se ne può più delle rifritture di Frankenstein. Anche se questa non è delle peggiori. (...) Magnifici i costumi d'epoca, davvero loffi i due protagonisti, zero gli spaventi, infiniti gli sbadigli." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 7 aprile 2016)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy