Viaggio in Paradiso

How I Spent My Summer Vacation

USA - 2012
2/5
Viaggio in Paradiso
La fuga di Driver attraverso il confine messicano su una macchina carica di soldi rubati si rivelerà molto difficile, impossibile per l'esattezza, a causa delle autorità che lo fermano e lo gettano in prigione. Qui troverà gente di tutte le risme e dovrà tenersi alla larga dalla corruzione dilagante e dalla violenza declinata in tutte le sue peggiori forme. L'unico barlume di speranza è rappresentato dall'innocenza di un bambino di di 10 anni, tenuto prigioniero solo perché possiede lo stesso gruppo sanguigno di un pericolosissimo criminale, Javi, che deve sottoporsi a numerose trasfusioni in attesa di un trapianto di fegato. L'ingiustizia subita dal piccolo darà a Driver la forza di fuggire, evadendo dal carcere e portandolo con sé...
  • Altri titoli:
    Get the Gringo
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, THRILLER
  • Specifiche tecniche: RED ONE CAMERA, REDCODE RAW HAWK SCOPE, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: BRUCE DAVEY, MEL GIBSON, STACY PERSKIE PER AIRBORNE PRODUCTIONS, ICON PRODUCTIONS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2012)
  • Vietato 14
  • Data uscita 1 Giugno 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Il pressbook di Viaggio in Paradiso ci mette fuori strada. Breve riferimento al plot - "E' stata una brutta giornata per Driver e la situazione non sembra migliorare. Ha appena fatto un grande colpo da milioni di dollari (...). La polizia di frontiera lo sta inseguendo a tutta velocità (...). Fermato dalle autorità messicane viene portato in una prigione infernale (...). Riuscirà a sopravvivere grazie all'aiuto di qualcuno che sa il fatto suo, un ragazzo di 10 anni (...) - e poi tre interi paginoni in A4 dedicati alla "peggiore prigione di tutto il Messico": El Pueblito. Gli autori si dilungano sulla genesi, lo sviluppo, la metamorfosi e il destino di questo famigerato istituto penitenziario fatto costruire (apprendiamo) nel '56 a Tijuana "per ospitare 2.000 prigionieri nel quadro di un nuovo esperimento correttivo" andato molto male. Seguono note di colore ("Intere famiglie vivevano dentro le mura della prigione, alcuni rimanendoci a tempo pieno mentre altri andavano e venivano a piacimento"), digressioni paesaggistiche ("una baraccopoli affollata con oltre 700 case fatiscenti e negozi costruiti intorno al cortile principale del carcere"), appunti di storia economico-sociale ("Era un mondo dove solo quei prigionieri con denaro e conoscenze potevano godere di una vita più privilegiata"), passaggi cronachistici ("Nelle prime ore del mattino del 20 agosto 2002, oltre 2000 agenti dell'esercito messicano..."), reazioni emotive degli addetti ai lavori ("Quando siamo arrivati due giorni dopo che avevano svuotato quello che era rimasto del carcere, non era un bel posto") e quant'altro.
Uno pensa a un prison-movie vecchia maniera, tipo Nick mano fredda o Fuga da Alcatraz, oppure a una vigorosa operazione di denuncia pseudo-documentaristica sull'immondezzaio umano in cui ci si può cacciare in certi posti del Centro-America. Invece nulla di tutto questo. El Pueblito resta una mera indicazione topografica, così come il Messico - seppiato, sporco e cattivo: ma con brio - non si libera mai dall'effetto-cartolina.
Viaggio in Paradiso si rivela un action squilibrato ed esteticamente ibrido. Si avverte tanta insicurezza in Adrian Grunberg (fino a ieri aiuto-regista di veri registi), infilata sotto il tappeto dello stile (carrelli, zenitali, camera a mano: c'è di tutto e di più) e camuffata d'ambizione: l'intenzione di trascendere i dati della realtà (quelli ventilati dal pressbook) e il caravanserraglio di genere produce un goffo mischione, dove albergano ascendenze pulp, dark comedy e...Mel Gibson.
Già, lui. Voce (narrante), corpo e anima del progetto: il personaggio rispecchia fedelmente la duplice anima del suo cinema, quella violenta-ma-giusta. Mentre le sue lune condizionano l'umore del Viaggio, facendolo accellerare e decelerare, implodere ed esplodere a piacimento. E siccome gli viene concessa tutta la libertà del mondo, lui si concede persino una gustosa parodia di Clint Eastwood. Quello stesso Clint di cui segue l'esempio (Un mondo perfetto e la sua CREP*) ma non la morale, che rimane invece inconfondibilmente la sua: schietta in apparenza e ambigua in sostanza. * Criminalità Repellente Eccezionalmente Proba.

CRITICA

"Tenta di tornare a galla Mel Gibson con la complicità del regista Adrian Grunberg che gli trova un soggetto noir ma anche brillante, interessante a sua insaputa nel mostrare il formicaio del Pueblito, prigione e cittadella messicana regolata dai detenuti. (...)Inseguimento iniziale sfegatato, finale in amaca su spiaggia, in mezzo ex aequo violenza, realismo da favela e boutade cinefile come quando Mel si spaccia al telefono per Clint Eastwood." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 1 giugno 2012)

"Il primo titolo originale (poi l'anno cambiato in 'Get the Gringo') era carino: 'Come ho passato le vacanze estive', titolo da tema delle elementari per un film d'azione pieno di 'duri', sparatorie e schizzi di sangue. (...) Sotto la direzione di uno dei suoi assistenti in 'Apocalypto', Mel Gibson torna con una storia che mischia humour e pulp, ricordando molto da vicino lo stile di Robert 'Machete' Rodriguez." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 1 giugno 2012)

"In cerca di riscatto dopo tanti eccessi, Mel Gibson torna nel divertente 'Viaggio in Paradiso' di Adrian Grunberg dove finisce in galera per rapina, ma diventa l'angelo custode di un ragazzino tenuto prigioniero solo perché potenziale donatore di organi per un boss tra le sbarre." (Alessandra De Luca. 'Avvenire', 1 giugno 2012)

"Frenetico e crudo poliziesco che sciorina un'infinita serie di mascalzoni. Violenza al cubo con qualche scena un po' troppo realistica. Il veterano Mel Gibson spara, picchia, fuma beve senza fare una piega. Per il disturbo solo qualche scalfittura." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 giugno 2012)

"Piacerà a chi va matto per il cinema di violenza di Mel Gibson (cos'era 'La passione' se non un festival del grand guignol?). Grunberg specialista in crudeltà messicane (aiutò non poco Mel nelle riprese di 'Apocalypto') ci regala novanta minuti di efferatezze (giustamente vietate ai minori)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 giugno 2012)
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