VERTIGINE D'AMORE

ITALIA - 1948
Silvana, unica figlia d'un ricco mugnaio, ama Oliviero, giovane marinaio, che ricambia il suo affetto. Ma Oliviero è povero e l'orgoglioso mugnaio non acconsentirà mai a dargli sua figlia in moglie. Oliviero s'imbarca per un lungo viaggio e Silvana si rinchiude nel suo dolore. Luca, il capo dei lavoranti del mulino, nutre per Silvana un'insana passione e un giorno, approfittando d'un passeggero stordimento, cui ella è soggetta, le usa violenza. Dopo alcuni mesi il padre s'accorge delle condizioni, in cui si trova la ragazza, e battendola brutalmente, le impone di dirgli il nome del seduttore. Quasi fuor di sé, Silvana balbetta il nome d'Oliviero. Il mugnaio si dà da fare per rintracciare Oliviero, ma nessuno può dargliene notizia. Allora Luca s'offre di sposare Silvana: il padre acconsente. Il matrimonio ha luogo: ma dopo qualche tempo, Silvana dà alla luce un bimbo morto. La donna, che pensa sempre ad Oliviero, odia il marito. Costui la fa da padrone nel mulino e tradisce la moglie; ma un giorno, mentre, ubriaco, guida l'automobile, perde il controllo e precipita in un burrone, dove trova la morte. Silvana vive per alcuni anni, chiusa nei suoi ricordi e nel suo dolore, finché un giorno Oliviero ritorna al paese. Egli l'ama ancora e ormai nulla, s'oppone alla loro felicità.

CAST

CRITICA

"Sangue, amore, oppulente campagne e figli illegittimi: alla base del film c'è dunque quanto basta per mandare avanti un dramma agreste per circa due ore di spettacolo (...). Riguardo gli interpreti, salvo Vanel e Lulli, è bene tacere ogni apprezzamento". (F. Gabella, "Intermezzo", n. 6 del 31/3/1951).
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