Verso l'Eden

FRANCIA, GRECIA, ITALIA - 2009
2/5
Verso l'Eden
Le errabonde avventure di Elias, un immigrato clandestino che, insieme ad altri come lui, attraverserà l'Europa partendo dal Mar Egeo per arrivare a Parigi nella speranza di un futuro migliore.
  • Altri titoli:
    Eden à l'ouest
    Paradeisos sti disi
    Eden is West
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE
  • Produzione: K.G., ODEON, PATHÉ RENN PRODUCTIONS, FRANCE 3 CINÉMA, NOVO RPI, GREEK TELEVISION ET-1, GREEK FILM CENTER, EAST MEDIA SERVICES
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 6 Marzo 2009

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti

C'è una bella luce ad incontrare il barcone di migranti che attraversano il Mar Egeo alla ricerca del paradiso. Ma l'Eden non esiste, tanto meno nell'Europa occidentale dei loro sogni. Costa-Gavras, da greco che era, queste cose le conosce, capisce e mette in campo attraverso un giovane alter ego venuto dal nulla e diretto a Parigi, la sua patria attuale. Il migrante Elias è un novello Candido con lo sguardo marino di Riccardo Scamarcio e per questo oggetto di desiderio sessuale per chiunque. Ma non basta la poesia dei silenzi del protagonista - pochissime le battute pronunciate in un francese elementare - per mettere sullo schermo una convincente odissea del clandestino di oggi. Il problema è ben altro e stupisce che un regista di capolavori come Z - L'orgia del potere, Missing o Music Box - Prova d'accusa non abbia voluto affrontarlo con la profondità che gli appartiene. Verso l'Eden appare infatti come il calvario agrodolce di Elias, che passa dalla protezione di una tedesca in cerca di avventure erotiche ad incontri più o meno (s)fortunati quanto improbabili in giro per l'Europa. La Ville Lumière diventa il suo destino su invito di un prestigiatore che opera al Lido. Ma la magia, si sa, non è amica degli ultimi, se non nelle fiabe.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 59. FESTIVAL DI BERLINO (2009).

CRITICA

"Paladino da sempre di un cinema umanista e votato alle cause giuste, Costa-Gavras ha avuto una buona idea: raccontare le tribolazioni dell'immigrazione clandestina dal punto di vista di un immigrato. A priori, sembrava anche una buona idea di dare alla storia un andamento picaresco: però il regista ha premuto troppo sul tasto della fiaba, e questa era un'idea meno buona. (...) Il film non è brutto; ma lo vedi e te lo sei già dimenticato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 marzo 2009)

"'Verso l'Eden' è una fiaba girata nello stile delle comiche del muto. E come tutte le fiabe dice cose profonde e poetiche sulla realtà. Troviamo bellissimo che un regista come Costa-Gavras abbia girato un simile film, che è un apologo sottile sulla nostra condizione di europei. Scamarcio è bravissimo: vedere per credere." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 6 marzo 2009)

"E' quando Elias fugge verso Parigi che il film prende davvero il volo, anche se gli episodi sono troppo diseguali per sorreggere un'idea affascinante quanto balzana e anacronistica. Il meglio sta in certi episodi umoristici, drammatici, o addirittura ottimistici (a Parigi c'è chi lo aiuta). In filigrana si sente la lezione di Chaplin. Ma è difficile ritrovare oggi quell'innocenza sia dietro la macchina da presa che in platea." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 marzo 2009)

"'Verso l'Eden' vorrebbe essere un ritratto/apologo del dramma dell'odierno migrante e finisce per diventare una grottesca comica dai pallidi echi chaplinian-keatoniani. Costa Gavras pigia il gas sulla presenza scenica per ogni inquadratura di Scamarcio caricandolo di spaesamento spaziale e di un balbettante gramelot che gli permette di dire parole singole come Parì o Lidò. L'osservazione del fenomeno sociale fa però parte di quella categoria intellettuale che non lo vive di persona ma lo guarda dall'alto e per traverso del suo lume scrittorio, lasciando trasparire uno iato materico sul tema e l'inadeguatezza della scelta di un registro metaforico universalizzante. 'Verso l'Eden' va così visto come un pastiche di intenzioni politiche, spompi registri del comico cinematografico (ci sono pure le torte in faccia) e goffe digitalizzazioni di sfondi (il Tgv che sfiora ai mille all'ora Elias sa d'infanzia dell'animazione). Scamarcio saltella, si arrabatta e soprattutto corre via dalla fame atavica, dalla merda da spurgare nei cessi, dal peso dell'oggettiva povertà. Dire che lui salvi il film sa di forzato, ma almeno accorcia la ritrosia dello sguardo registico rimpolpando la consistenza della materia ritratta, facendoci tastare con mano il fondo del barile dell'opulento, egocentrico e barbaro Occidente." (Davide Turrini, 'Liberazione', 6 marzo 2009)

"Buttato nell'Egeo, un migrante/simbolo che usa una lingua inventata, si rifugia in un villaggio vacanze chic. Travestimenti e disavventure (idrauliche) da vecchie comiche, ma il moderno Ulisse (Itaca è in Francia) è dotato di una notevole prestanza fisica che lo cava da ogni guaio, smentendo la direttrice dell'albergo ('Essere charmant non aiuta') e trasformando in autogol la sociomorale pensata dal regista 'politico' Constantin CostaGavras ('Z', 'Missing', 'Amen'). Si è giustificato dicendo che se avesse scelto un protagonista brutto, l'avrebbero accusato di razzismo. Il che è un altro autogol liberal. Scamarcio approda alla spiaggia nudista, mostra le chiappe, subisce l'allupato assalto di uomini e donne, s'indigna, si concede, è ingannato, viaggia, fugge, impara che l'abito fa il monaco e la divisa peggio. Dice poche battute, ha Charlot (e Tarzan) come modello, se la cava bene. Attraversa stati di polizia, egoismi tecnologici, liti e acquazzoni borghesi. Riceve doni, truffe e consigli. Sconvolge una mensa e una colazione sull'erba. A Parigi, un illusionista gli rivela che: 'Oggi solo un mago può cambiare il mondo'. I registi impegnati no di certo, ormai ci siamo rassegnati." (Alessio Guzzano, 'City', 06 marzo 2009)

"Costa-Gavras e il suo fidato sceneggiatore Jean-Claude Grumberg hanno seguito passo passo le vicissitudini del protagonista, là inseguito dalla polizia, altrove costretto a fatica a sottrarsi a tentativi di violenze d'ogni tipo, ora aiutato ora respinto, rubando per mangiare, procedendo a piedi o in autostop, fino a un traguardo dove la soluzione, dopo tante dure cronache realistiche, gli si proporrà, pur rimanendo sospesa, con un espediente di favola tra il visionario e il magico. Non tutto è pienamente risolto, sia dal punto di vista narrativo sia da quello stilistico anche per quell'impennata nel finale, ma l'odissea di Elias ha momenti intensi soprattutto perché il personaggio, oltre a parlare pochissimo, rivela ad ogni svolta un carattere fra l'ingenuità e il candore, lontano da ogni negatività, anche quando ruba affamato, qui guidato dall'ansia là dalla paura, sempre teso, con umiltà, verso la meta cui fortemente aspira, il suo Eden in terra. Lo interpreta con giuste misure il nostro Riccardo Scamarcio esprimendosi quasi soltanto con il silenzio." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 marzo 2009)

"Costa-Gavras fa di Scamarcio un simbolo degli emigranti, del modo inumano in cui vengono trattati, dello spavento che le migrazioni ispirano anche in Paesi come la Francia, usi agli stranieri. Ma i1 film ha un equilibrio speciale: insieme con gli scontri brutali, Elias incontra gente benevola che lo aiuta, gli regala una giacca, gli dà da mangiare, gli fornisce informazioni. Il caso che il regista sceglie di raccontare è consueto più che tragico: ma la sofferenza della solitudine e dell'estraneità rimangono forti, nonostante l'energia speranzosa del viaggiatore. Nel suo nuovo mondo, Scamarcio si muove come un alieno ma con naturalezza giovanile. Il film ha forse un clima troppo tranquillo: tuttavia l'emigrazione, gli emigranti, nelle nostre società sono ormai un fenomeno comune." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 6 marzo 2009)
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