Verso il sud

Vers le sud

FRANCIA, CANADA - 2005
Verso il sud
A Port-au-Prince, in riva alla spiaggia, circondato da capanne e da alberi da cocco, c'è un albergo molto bello. Qui si intrecciano le esistenze di tre donne diverse, Ellen, Brenda e Sue, tutte alla ricerca di amore e tenerezza, in fuga dal grigiore delle loro vite e dei loro matrimoni. Ormai sull'orlo della cinquantina, tutte e tre si ritrovano in attesa di Legba, uno splendido diciottenne che le ha ammaliate con la sua bellezza e la sua stravaganza e che ognuna di loro va regolarmente a cercare nella speranza di dare una scossa alla propria vita.
  • Altri titoli:
    Heading South
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: Un racconto di "La chair du maître" di Dany Laferrière
  • Produzione: HAUT ET COURT, FRANCE 3 CINEMA, LES FILMS SEVILLE
  • Distribuzione: MIKADO (2006)
  • Data uscita 16 Giugno 2006

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Cantet è autore ostico. Il suo cinema evita qualsiasi forma di spettacolarizzazione per concentrarsi sull'individuo, e l'animo umano resta al centro della ricerca pur se in rapporto ai mali della società. Il tema ricorre anche in Verso il Sud, opera rischiosa che affronta il problema del turismo sessuale e della solitudine ad esso legata. La vicenda ruota intorno a tre donne, diverse per età, cultura e classe sociale, che si ritrovano nello stesso albergo ad Haiti. Sono gli anni Settanta e la violenza del regime di Duvalier comincia a dilagare macchiando di sangue le strade e riducendo in povertà la maggior parte della popolazione. Ma là, nell'hotel lontano dal cuore della capitale, non arriva nemmeno l'eco dei soprusi e delle violenze e le signore in cerca di piacere spendono le giornate tra chiacchiere e improvvise gelosie. Dietro la facciata di esibita serenità, il profondo disagio che le attanaglia. Ognuna delle tre, sguardo in macchina, racconta di esistenze prive di affetti e inaridite dalle frustrazioni. Ellen, insegnante universitaria, sa di avere poche chance di trovare un compagno e confessa di odiare le proprie studentesse: troppo giovani, belle e innamorate. Sue, operaia, parla con realismo della propria condizione e della felicità che si regala una volta l'anno. Brenda, divorziata, non può invece prescindere dall'amore e infatti rivela di essere tornata perché da tre anni non pensa che a Legba, giovane nativo per il quale ha rotto con il marito, insieme a lei nel primo galeotto viaggio sull'isola. Alla base del rapporto con i ragazzi haitiani c'è però il denaro, mezzo che permette il possesso dei corpi ma che inquina sentimenti e buone intenzioni. E quando irrompe la tragedia a pagare saranno inevitabilmente Legba e la sua innamorata segreta, forzatamente amante di un luogotenente di Duvalier. I loro cadaveri nudi sulla spiaggia, esposti agli sguardi degli stranieri, fanno affiorare rimpianti, sensi di colpa, improvvise prese di coscienza, ma nulla potrà cambiare la realtà e sconfessare la verità del poliziotto che finge di indagare sul delitto: "I turisti non muoiono mai". Chi nasce nella parte ricca e privilegiata del mondo finisce col piegarsi alle regole scarsamente etiche e profondamente economiche che lo dominano, ma in cambio ha salva la vita. Cinema morale, dunque, quello di Cantet. Che invita a non chiudere gli occhi e a non dimenticare, pena la trasformazione in complici, seppur passivi.

NOTE

- PREMIO MARCELLO MASTROIANNI PER IL MIGLIOR ATTORE EMERGENTE A MENOTHY CESAR ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2005).

CRITICA

"Dopo due film sul lavoro ('Risorse umane' e 'A tempo pieno'), Laurent Cantet cambia orizzonte ma non metodo. Tratto da tre racconti dell'haitiano Dany Laferrière, 'Vers le Sud' non è un banale film-denuncia sul turismo sessuale, formula netta e in fondo rassicurante, ma un oggetto più contraddittorio. E' una sonda gettata nelle acque poco limpide di uno dei tanti "scambi" amorosi, commerciali, culturali praticati fra paesi ricchi e poveri. E' lo spaccato di un luogo e di un tempo preciso (Haiti fine anni '70), anche se Cantet accenna appena alle ultime convulsioni del feroce regime di 'Baby Doc' Duvalier. E' un film che non giudica ma osserva; non sovrappone il suo sguardo alla storia ma fornisce il punto di vista di ogni personaggio. Che lo esprime in prima persona in un monologo crudo e diretto. (...) Ma il cuore del film non è Haiti, è l'Occidente stanco e frustrato come i corpi e i volti di queste turiste sessuali che non si sentono tali e comunque non sono mostri ma donne evolute, emancipate, moderne. Perché in fondo non portano solo corruzione, come crede l'albergatore puro e duro, ma anche affetto e attenzione in un mondo dominato dal terrore. Cosa che se non le giustifica rende comunque ricco e problematico questo film abitato dal desiderio femminile, luogo poco frequentato dal cinema, ma scritto da due uomini e forse proprio per questo imperfetto e un po' brusco in certi snodi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 settembre 2005)

"'Vers le Sud' sembrerebbe all'inizio un thriller sui temi del turismo sessuale, ma poi il film tratto da un romanzo di Dany Laferrière si sviluppa sull'inatteso slancio per la vita che pervade a poco a poco le donne, portandole infine a scoprire la vera natura di quel paradiso, abitato dai diavoli della violenza, del sopruso e della povertà sguinzagliati dal famigerato Baby Doc Duvalier. Ciò nonostante il film di Laurent Cantet ('A tempo pieno') finisce col farsi apprezzare soprattutto per la prova eccellente delle attrici, a loro pieno agio nel clima tropicale in apparenza morboso e in profondità minaccioso; mentre il plateale sottotesto, che comporta il ditino alzato contro lo sfruttamento dei corpi e il divario tra ricchi e poveri e tra nord e sud del mondo, non decolla minimamente e rende il suggello drammaturgico strascicato e anonimo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 settembre 2005).

"Ha risollevato le sorti della giornata un bel film francese di Laurent Cantet, 'Verso il sud', tratto da alcuni racconti di Dany Laferrière. (...) Alternando inglese e francese, la Rampling è l'ago di questa bilancia sentimentale, gestita imparzialmente dal padrone dell'hotel (Lys Ambrosie, un attore bravissimo). Cantet sottolinea amaramente che il mondo si divide fra vittime e inerti spettatori, due categorie differenziate dal fatto che 'i turisti non muoiono mai'. 'Verso il sud' concede il giusto spazio al privato (esposto anche in una suggestiva sfilata di monologhi) e al politico. Per vederlo sui nostri schermi dovremo aspettare qualche mese, ma è un film da non perdere." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 8 settembre 2005)

"Comunica malessere e sgomenta Laurent Cantet ('Risorse umane' e 'A tempo pieno') tra le bellezze ingannatrici di Haiti sul finire degli anni Settanta, mentre imperversano ancora la dittatura di Duvalier e il terrore dei suoi 'macoutes'. (...) Fondatosi su tre racconti di Danny Laferrière il regista ha fatto forse un film non bello, ma d'impatto. Viene facile stigmatizzare nelle donne la sconcezza di una 'mano tesa' proveniente dalla stessa cultura imperialista responsabile di quello che in un momento di lucidità di una di loro chiama letamaio. Ma il film non discolpa chi a quel mercato della felicità s'offre chiudendo un occhio sulle cause della disperazione." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 8 settembre 2005)

"Le mature signore paiono più metafore degli imperialismi che si contendono Haiti che figure credibili; con la stessa schematica logica, l'haitiano incarna il destino che - chiunque vinca - vedrà perdente Haiti. Ma perdente è soprattutto il film, costretto dall'estetica - chi va a vedere un film con donne in disarmo? - ad affidare il ruolo delle 'turiste' ad attrici così seducenti che troverebbero a casa loro schiere di volontari gratuiti!". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 settembre 2005)

"Tratto dai racconti di un giornalista radiofonico locale, 'Verso il sud' è ambientato nella Haiti di fine anni Settanta soggiogata dal famigerato Baby Doc Duvalier e dai suoi sinistri scherani ton-ton macute. Il pregio del film sta nello spunto narrativo, insolito e provocatorio, che riguarda il turismo sessuale praticato da mature signore nordamericane a corto di partner, ma non di dollari: Ellen, Brenda e Sue arrivano, infatti, a Port-au-Prince pregustando le delizie dell'amore mercenario che non sarà difficile procacciarsi in uno dei lussuosi villaggi dell'isola. (...) Il regista, in pratica, non riesce più a giocare di stile sulle emozioni forti tenute in bilico tra desiderio fisico e sopruso societario e si rifugia nella solita, tanto nobile quanto sbrigativa, tirata sulle contraddizioni del mondo, il divario tra Nord e Sud, il conflitto tra ricchi e poveri e l'eterna lotta tra sfruttati e sfruttatori ecc. In questo modo, al posto delle possibili sequenze roventi, 'Verso il sud' finisce con l'inanellare una monotona serie di dialoghi/dibattiti: male per lo spettatore, bene per il gagliardo nero Ménothy Cesar che si è visto assegnare il premio di miglior attore all'ultima Mostra di Venezia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 giugno 2006)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy