Vedi Napoli e poi muori

ITALIA - 2006
Vedi Napoli e poi muori
Il gran parlare di "Rinascimento" napoletano dopo che la città ha ospitato il G8. La sua candidatura ad ospitare addirittura la più famosa regata del mondo, l'America's Cup, con un giro d'affari che supera il miliardo di euro. Sono cose che stupiscono piacevolmente un giornalista-regista napoletano, che negli anni '80 si è rifugiato a Roma per sfuggire al terremoto e alla prima guerra di camorra. Decide allora che forse è arrivato il momento di ritornare a vivere nella sua città, ma mentre comincia ad apprezzare il centro storico appena ristrutturato, in periferia scoppia la seconda guerra di camorra. Esistono infatti due Napoli: quella degli attici con vista sul mare e l'altra delle periferie che sembrano gironi infernali. Quando la guerra di camorra si placa, i clan tornano padroni della città.
  • Durata: 80'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUFICTION
  • Produzione: META RESEARCH SRL, NINA FILM SRL
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE
  • Data uscita 26 Gennaio 2007

CRITICA

"Grottesco napoletano, Enrico Caria ha chiamato 'docufilm' questo suo lavoro, per dire che vi si mescolano realtà e finzione. (...) Tutto è raccontato benissimo, in uno stile di grottesco popolare che fa ridere, fa disperare, fa riflettere."(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 gennaio 2007)

"Secondo la sua sensibilità di autore satirico e umoristico, il napoletano Enrico Caria (insieme al regista Felice Farina) ha raccontato a suo modo - ma un modo puntuto, che non 'la butta a ridere' - quella che non solo i periodici allarmi giornalistici percepiscono come la capitale dell'insicurezza e della criminalità, dell'impossibilità di vivere serenamente e onestamente. (...) Inquietanti riferimenti alle 'distrazioni delle forze dell'ordine, e molti testimoni da Roberto Saviano (che vive sotto scorta dopo 'Gomorra') a Pino Arlacchi." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 26 gennaio 2007)

"Quindici anni fa Enrico Caria, regista e giornalista satirico, reinventò Napoli a Istanbul in un folle ed esilarante film no budget con Peppe Barra boss camorrista, 17. Oggi che la camorra è ormai una multinazionale, come ha insegnato 'Gomorra' di Roberto Saviano, e ridere è sempre più arduo, Caria torna nella sua Napoli armato di videocamera e di molta pazienza per sbrogliare una matassa in cui si aggrovigliano la città, i suoi dintorni più famigerati, da Secondigliano a Scampia, i 600.000 napoletani che vivono sotto il cratere del Vesuvio, l'indifferenza dei media nazionali all'ecatombe quotidiana delle guerre di clan. E un'economia malavitosa che fra sogni di gloria, orrori surreali (il racket dei cimiteri) e solide ramificazioni istituzionali, pare condannarci alla sinistra profezia enunciata dal ministro ai Lavori pubblici del governo Berlusconi ("Con mafia e camorra dobbiamo convivere"). Concepito come un diario di viaggio zeppo di idee, musica, linguaggi (reportage, disegni, cartoon), e di idee, facce, storie, umori (c'è pure il diario di un ex-killer stanco, 47 anni di cui 17 in galera), il film di Caria martella cuore e cervello con passione e inventiva inversamente proporzionali all'esiguità dei mezzi. Anche per resistere ci vuole fantasia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 gennaio 2007)

"Dopo la trilogia criminale & fantanoir di 'Diciassette', 'Carogne' e 'Blek Gièk', Enrico Caria si misura con il documentario per raccontare da un'angolazione soggettiva il degrado e l'esplosione della violenza nella Napoli post-Rinascimento. Con 'Vedi Napoli e poi muori', prodotto da Felice Farina, il regista napoletano parte dal proverbio-tormentone oleografico per stravolgerne il senso e richiamare alla drammatica invivibilità di una città stretta nella morsa della criminalità organizzata, della guerra tra clan, dei morti ammazzati disseminati quotidianamente. Accompagnato dal giornalista Giulio Gargia, inizia il suo viaggio quando la città era candidata ad ospitare la prestigiosa America's Cup. Ma mentre si sta godendo il rilancio delle bellezze artistiche e architettoniche, in periferia scoppia la seconda guerra di camorra. Così l'inchiesta passa dalla Napoli seducente e solare del Vesuvio, Castel dell'Ovo e piazza Plebiscito a quella buia e deprimente di Secondigliano, Melito, Scampia. Con lo scrittore Roberto Saviano a fare da guida socioantropologica, raccontano l'escalation camorristica politici, intellettuali, imprenditori, il parroco di Scampia. Muovendosi tra il docufilm e il reportage, Caria non rinuncia al suo stile, alle contaminazioni di generi: il fumetto satirico, l'approccio ironico, il goliardismo trasgressivo, il montaggio stravagante, le inquadrature sghembe, le improvvise accelerazioni da gag." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 27 gennaio 2007)
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